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Presentato a Barcellona Pozzo di Gotto il poemetto per un atto unico teatrale “La filosofia del saggio” dell’artista Giuseppe Messina

Barcellona Pozzo di Gotto / Messina. Nella cornice del Salone delle conferenze del complesso Oasi, alla presenza di un numeroso e interessato pubblico, ha avuto luogo sabato scorso, 22 marzo,la presentazione del poemetto per un atto unico teatrale “La filosofia del saggio”, ultima fatica letteraria dell’artista Giuseppe Messina. Apprezzato relatore è stato il noto filosofo Carmelo Eduardo Maimone. Interessanti la testimonianza portata dalla biografa prof.ssa Maria Torre (da decenni segue l’attività artistica del maestro Messina) e gli interventi della prof.ssa Teresa Rizzo, presidente dell’Accademia “Amici della Sapienza” di Messina; del dott. Andrea Italiano, presidente Pro Loco di Barcellona Pozzo di Gotto; di Giuliana Perrone, presidente dell’Associazione culturale “FilicusArte” di Milazzo; del giornalista dott. Carmelo Catania per conto della Giambra Editori (cui si deve la curata ed elegante stampa del poemetto) e infine del sindaco e dell’Assessore al Bilancio del Comune di Barcellona Pozzo di Gotto, rispettivamente dott. Maria Teresa Collica e Cosimo Recupero.

La manifestazione è stata condotta egregiamente dalla prof. Maria Torre che (dopo aver svelato che “La filosofia del saggio” è il terzo di quindici poemetti, un insieme definito dall’autore “Testamento”, di cui sono stati già pubblicati “Ulisse destino di se stesso” e “Il Tempo – Viaggio in ascesa verso il seno della terra”) ha tracciato un breve profilo biografico dell’artista Messina ricordando le tappe della sua lunga carriera di scultore, pittore, scrittore, giornalista, drammaturgo, ma anche fondatore del “Movimento per la Divulgazione Culturale” e del suo organo di stampa “La Molla”, nonché ideatore del Premio “Città di Barcellona Pozzo di Gotto”. Un artista, Giuseppe Messina, a tutto tondo, le cui opere sono state esposte in Italia e all’estero con ampi e meritati consensi. La stessa ha concluso le sue note ricordando i più importanti riconoscimenti con cui è stato insignito il Messina, tra cui la medaglia d’oro del Senato della Repubblica per la trilogia di poemi “Odissea ultimo atto” che continua l’“Odissea” di Omero, “La leggenda di Omero” e “Stirpi di Atlantide”, la targa d’argento del Presidente della Repubblica in occasione dei 40 anni di attività artistica al servizio della cultura ed il trofeo della Presidenza della Regione Sicilia per i 45 anni della sua carriera artistica.

La relazione del filosofo Carmelo Eduardo Maimone e l’intervento di Teresa Rizzo, hanno evidenziato, in particolare, il contenuto filosofico del libro, dedicato ai giovani, che si apre con tre quartine endecasillabe, la prima come dedica, “A mio figlio e a tutti coloro, / giovani speranzosi nel futuro, /  serva da autentico tesoro / in mare aperto o in porto sicuro.” e le altre due per l’enunciato,  “Giusto mi disse il saggio e mi trasmise / la luce, la pazienza, il meditare / con chiari esempi e parole precise, / pietre miliari sempre da indicare.” “C’è ancora quel saggio che insegna / perché l’essere umano è vago, / perché l’anima di umiltà pregna / attraversa la cruna dell’ago”. Il Maimone e la Rizzo hanno concordato con l’autore che “La sapienza, la saggezza è la vera forza purificatrice capace di mondare le azioni che inducono al male, e colui che la incarna contiene in sé la ricchezza del mondo”. Altri elementi ineludibili di cui si compone il poema sono, tra i tanti, il richiamo alle sofferenze umane causate dai potenti e dal dramma dell’immigrazione forzata da guerre e carestie ribadito là dove lo stesso Giuseppe Messina afferma: “Si ripete il Copione e constato / tra le onde d’indiscusso ponte, / tra gl’ingorghi e un naviglio affondato, / che ripassa lo stesso Caronte”. Alla fine è stata data la parola all’autore, il quale ha voluto puntualizzare non solo il fatto che il suo poemetto sia indirizzato ai giovani, ma che esso contiene altri punti di forza su cui bisogna riflettere, ovvero l’indifferenza, ovvero la superbia e l’arroganza dei più forti che, consciamente o inconsciamente credono di dover rimanere eternamente in vita, e a questo proposito ha voluto citare una quartina della stessa opera: “Giusto mi disse, convincente, il saggio / nell’insegnarmi come esser pago / quando mi fossi messo in viaggio / per attraversare la cruna dell’ago”.

In veste di presidente del “Movimento per la Divulgazione Culturale” ha, quindi, informato la platea che l’Associazione sarà intestata al nome dell’ottantacinquenne prof. Pippo Labisi, nato a Catania, cresciuto a Novara di Sicilia e residente, ormai da decenni, a Barcellona Pozzo di Gotto dove ha fondato il “Centro Studi Magistrali e Sociali” e il “Circolo Artistico Culturale Giovanni Meli”. “Labisi (ha fra l’altro detto Messina) è uomo di straordinaria cultura, storico, dialettologo, poeta, commediografo, autore di numerosi libri e trattati di linguistica, che ha conferito nei più rinomati circoli culturali e nelle più importanti università del globo”.

L’anziano intellettuale presente in sala e ignaro di tutto, invitato a prendere la parola, nella massima e comprensibile commozione ha potuto appena esprimere, la sua gratitudine per tanta benevolenza da parte dei soci del “Movimento per la Divulgazione Culturale” e dei presenti che non si sono astenuti dall’applaudire calorosamente l’amato professore di tutti, come appunto è inteso.

La manifestazione (dettagliata l’informazione dalla alla stampa da Tiziana Cambria)  terminata con l’esibizione del noto duo artistico, Lucia Arena al pianoforte e Alessandro Monteleone alla chitarra, che ha eseguito il “Concierto di Arajuez” di Joaquin Rodrigo incantando la platea che, alla fine, è scattata in piedi esplodendo in un applauso che sembrava non finire.

Nelle fote: saluto di fine serata (da sx: Alessandro Monteleone, Lucia Arena, Carmelo Eduardo Maimone, Giuliana Perrone, Giuseppe Messina, Teresa Rizzo e Maria Torre); intervento di ringraziamento del prof. Pippo Labisi; gli artisti Lucia Arena e Alessandro Monteleone .
(Nino Bellinvia)



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