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Presentati, in Provincia, i riti della Settimana Santa, curati dalla Confraternita del Carmine, che, quest’anno, compie 315 anni.

Mottola (Ta). Fanno parte di una tradizione secolare i riti della settimana santa, curati dalla Confraternita del Carmine, con oltre mille iscritti.

Una mostra dei misteri in miniatura, che “nazzicano” come le paranze, (a Taranto, i perdoni), durante la processione del sabato santo. Un concerto sulle marce della Passione e, quest’anno, anche un sodalizio con le confraternite del Carmine di Taranto, Martina Franca e Pulsano. Si arriva, così, al sabato santo: all’alba, dalla parrocchia di via Mazzini, escono dodici complessi statuari, portati a spalla dalle paranze a piedi nudi, che, con il loro incedere lento, evocano il martirio di Cristo.

Questi, sono solo alcuni degli appuntamenti della Settimana Santa mottolese. Sono stati illustrati dal Direttivo della Confraternita del Carmine di Mottola, venerdì mattina, in Provincia. Ad intervenire, il priore e vice priore, rispettivamente Vito Greco e Mimmo Matarrese, il primo consigliere Mimmo Sasso, che hanno portato un messaggio del padre spirituale don Sario Chiarelli e l’assessore alla Cultura Annamaria Notaristefano.

In sala, anche alcuni confratelli in abito da rito: sono incappucciati ed hanno la corona di melograno sul capo; il cingolo bianco; i guanti e la tunica bianchi; lo scapolare marrone, con la scritta “Decor”, avanti e “Carmeli”, dietro, sormontato dalla mozzetta di color paglino, su cui, all’altezza del cuore, è appuntato un fiocco di color nero, in segno di lutto. Nella mano stringono “U Prdon” (a Taranto, il bordone).

Quella del sabato è una processione nata alla fine del ‘700 – inizio ‘800, come rappresentazione vivente dei confratelli, che mimavano le stazioni della Via Crucis, per poi, essere istituzionalizzata quando, nel 1860, l’allora priore Francesco Cardinale commissionò i gruppi statuari al cartapestaio leccese Antonio Maccagnani: furono spesi 372 ducati e 20 carlini, circa 24milioni 580mila delle vecchie lire. Inizialmente, la processione si teneva la mattina del venerdì santo; dal 1956, slittò alla mattina del sabato santo. La Domenica in Albis, poi, a chiusura dei riti, la Madonna del Carmine (statua settecentesca), patrona dei massari, viene portata al santuario rupestre della “Madonne Abbasce”.

Tradizione radicata, quindi, ma anche solidarietà 365 giorni l’anno, come sottolineato da Mimmo Matarrese: “Le confraternite nascono per essere vicine agli ultimi. I riti della settimana santa sono importanti, ma non perdiamo mai di vista il senso del nostro stare insieme. I riti si coniugano con gesti di solidarietà silenziosa verso i bisognosi”. Così, la mostra in miniatura, grazie anche ad un’opera di sensibilizzazione delle scolaresche, diventa occasione per raccogliere viveri da distribuire agli indigenti.

Dalla solidarietà, alla cultura: “I riti – è stato il commento dell’assessore Notaristefano – fanno parte del nostro patrimonio culturale -. Avvicinano alla fede, sono momenti di crescita spirituale e permettono anche di condividere occasioni culturali, come il Concerto della Passione, che promuove la tradizione delle marce strumentali”.

Nella foto, la conferenza stampa
(Maria Florenzio)

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