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Presentate le opere letterarie “Apologia di un profeta” e “La filosofia del saggio” dello scultore Giuseppe Messina intervistato alla Feltrinelli di Messina

Messina. Serata magnifica quella di giovedì 3 dicembre 2015 alla libreria Feltrinelli Point di Messina dove l’associazione culturale “Kafka” della stessa città ed il “Movimento per la Divulgazione Culturale” di Barcellona Pozzo di Gotto hanno organizzato un evento particolare in cui sono stati presentati due libri dello scultore Giuseppe Messina che per essere tale ha già pubblicato 36 libri tutti di carattere didattico e sociologico.

Al Maestro Giuseppe Messina abbiamo rivolto qualche domanda alla fine della manifestazione per avere qualche chiarimento in più a proposito dei due titoli “Apologia di un profeta” e “La filosofia del saggio”, ma anche per capire quale relazione vi sia tra i due contenuti.

Domanda: Maestro Messina, cosa può dirci oltre ciò che abbiamo sentito dalle relatrici Vittoria Arena, che è anche l’organizzatrice dell’evento, e la sua biografa Maria Torre? Che relazione c’è tra i due testi di cui ella è autore?

Risposta: Prima di rispondere alla sua domanda mi permetta di rivolgere i doverosi ringraziamenti, oltre alle relatrici che ha già citato, al Maestro Juliano Parisi che con la sua chitarra ha reso onore alla grande musica aprendo e chiudendo l’evento della serata; voglio ringraziare altresì l’attore Francesco Micari e l’attore-regista Nico Zancle, l’uno per aver letto alcuni miei versi e l’altro per l’intervento su Pasolini regista, un affettuoso grazie va anche alla veterana delle giornaliste Italia Cicciò Moroni che ad un certo punto ha stimolato gli interventi e, naturalmente, un ringraziamento alla “Feltrinelli Point” per aver ospitato l’evento. Tornando alla sua domanda, apparentemente non sembra vi siano delle relazioni tra “Apologia di un profeta” e “La filosofia del saggio”, però, se andiamo a scrutare dentro i due contenuti, appare subito evidente che questi libri hanno un carattere prettamente didattico e sono indirizzati particolarmente ad un pubblico di età scolare. Non per niente ad un certo punto di “Apologia di un profeta” si dice: “Le ‘ceneri di Gramsci’… // quelle di Pasolini… // Verbo da seminare // anche oltre i confini, // il mio tentativo // è di farle attecchire // nel giovane contesto // con voglia di sentire. // La corsa dei ragazzi // va sempre sostenuta //  specie in ambiente // che sovente non muta: (…)È la mala pianta che spesso infesta // e nella società c’è chi s’attiva // ad aizzare il debole di testa, // dopo che dalla coscienza lo priva”. Così poi, se andiamo a constatare l’inizio di “La filosofia del saggio”, troviamo la quartina che suona così: “Figlio, se ascolti ciò che dice il saggio, // nel prospettare la via futura // sulla quale percorrerai il viaggio, // scanserai le imboscate e la paura”. Credo che  sia chiaro a chi sono indirizzate le opere presentate questa sera.

Domanda: Da quello che abbiamo sentito, dai vari interventi, Pier Paolo Pasolini non amava molto la Televisione, e neppure lei l’ama tanto, a quanto sembra.

Risposta: Pasolini non amava la Televisione non in quanto mezzo di comunicazione, di diffusione di idee, ma in quanto mezzo di divulgazione di idee distorte, perciò non è nocivo il mezzo, ma l’uso che di esso ne possono fare e ne fanno i detentori del potere politico, economico-finanziario e commerciale che hanno l’interesse, potendo entrare in tutte le case, di indirizzare le scelte che ciascuno fa. La cosa più grave è che questo mezzo che potrebbe portarci un nuovo “Rinascimento Culturale”, un nuovo “Umanesimo”, ci porta una verità distorta ed ha la capacità di convincere che è ciascuno di noi a scegliere quando altri, interessati, ci hanno imposto la scelta.

Domanda: Qual è il motivo della sua scelta di dedicare un libro a Pier Paolo Pasolini?

Risposta: I motivi sono tanti. Come ho avuto modo di dichiarare in altre occasiono. Pasolini non era soltanto un uomo dotato di grande cultura, era uno che dalla cultura attingeva lo straordinario coraggio che manifestava chiaramente. Soltanto chi ha le doti che egli aveva potrebbe scandire le gravi verità e scagliare le accuse che egli scagliò contro il potere. Soltanto oggi abbiamo scoperto “Mafia Capitale” e si dimentica o si ignora, spesso volutamente, che il 28 settembre del 1975 (un mese e tre giorni prima che lo assassinassero) lo scrittore-regista-poeta-opinionista scriveva, tra tanto altro, sul “Corriere della sera”: “Gli italiani vogliono consapevolmente sapere fino a che punto la mafia abbia partecipato alle decisioni del governo di Roma o collaborato con esso”.

Domanda: Torniamo all’altro libro, “La filosofia del saggio”: cosa l’ha spinta a comporre tale opera?

Risposta: “La filosofia del saggio” è il frutto delle mie riflessioni dettate dall’universo umano in cui spesso si disperde la forza di una grande ricchezza qual è l’esperienza ovvero la conoscenza alla quale, consciamente o inconsciamente, l’uomo non attinge per evitare di ripetere i suo errori, che poi sono gli stessi degli errori delle generazioni passate. Spesso la conoscenza non manca: quella che manca è l’umiltà e non ci si vuol rendere conto che è l’unione della conoscenza con umiltà che mette al bando l’indifferenza e porta l’uomo sulla via della saggezza. Come ho detto prima, l’opera è dedicata ai giovani e l’ho voluto pubblicare per invitare alla riflessione poiché, secondo me, dopo la conoscenza e l’umiltà, è proprio la riflessione che fa l’uomo saggio.

Come abbiamo avuto modo di notare Giuseppe Messina, prima di tutto, scultore, come ama definirsi, e poi pittore, scrittore, poeta, ma anche regista (è suo il film “Socrate non può morire – Un atto estremo contro il potere mafioso” tratto dal suo romanzo “Pagine superstiti e drammi di casta” realizzato nel 2011 in occasione dei suoi 45 anni di attività artistica) scrive ed esplica il suo pensiero filosofico che naviga tra le onde tempestose del pessimismo e il mare quieto della speranza, come siamo autorizzati a supporre leggendo i versi tratti da “La filosofia del saggio” con cui ci piace chiudere questa intervista:

Ma la voce del saggio, // quantunque s’alzi forte, // non scuote le coscienze // che sono foglie morte. // Io ascolto e spero // che si risvegli il mondo // e si ponga riparo // prima d’andare a fondo. // Parla anche il poeta, // ma la sua parola // rischia di rimanere // in un deserto, sola.

Nella foto (da sx): Juliano Parisi, Vittoria Arena, Giuseppe Messina, Maria Torre, Italia Cicciò Moroni, Francesco Micari, Gianni Parisi e Antonio Cattino.
(Tiziana Cambria)

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