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Premio Internazionale della cultura “Protagonisti a Hollywood” all’artista massafrese Nicola Andreace per l’opera “La mia Apocalisse 19”

Massafra. Abbiamo appreso con enorme piacere che il prossino 29 luglio, presso il Centro W. Hollywood (6250 Hollywood Boulevard-Hollywood, California U.S.A.), si terrà l’evento “L’isola che c’è – Premio Internazionale della cultura – Protagonisti a Hollywood. In video esposizione, su invito di EA Arte, l’opera “La mia Apocalisse 19” (ricerca 2011; Tecnica mista su tela, cm.50×70) dell’artista massafrese Nicola Andreace, pittore, grafico scultore che con le sue opere continua, anche dopo la sua morte avvenuta due anni or sono, ad essere presente nel mondo dell’Arte Internazionale. Quest’opera è stata già pubblicata nel numero di gennaio-febbraio di Effetto Arte- Opera scelta e apprezzata da un’apposita giura che l’ha premiata con targa e attestato sui quali, oltre ai loghi degli organizzatori “L’isola che C’è” – “Protagonisti a Hollywood” – “Effetto Arte – 1° Premio internazionale della CULTURA” è riportato: “To artist NICOLA ANDREACE. Grazie alla tua presenza e al tuo contributo, siamo riusciti a dar vita al primo grande happening italiano di arte, musica e cultura. “L’isola che non c’è” costituirà un nuovo e sicuro polo artistico. La tua arte è risultata di fondamentale supporto al successo della manifestazione”. Seguono le firme di: David Guido Pietroni, Vittorio Sgarbi, Red Ronnie, Sandro Serradifalco.

Ricordiamo che l’artista massafrese Nicola Andreace, dopo aver con disegni in bianco e nero illustrato il testo di Monsignor Ennio Innocenti di Roma, intitolato “Il senso teologico della storia – Breve Commento sull’Apocalisse”, volle trasformare le sue riflessioni, le sue suggestioni in immagini cromatiche, avendo riscontrato i segni della fine apocalittica negli eventi quotidiani del nostro mondo, che (immerso nel relativo, nell’effimero, nella divisione, nel cinismo) innalzando sugli altari il “dio denaro”, mette in atto l’oppressione, la schiavitù, la perversione morale con ruberie, fornicazione, omicidi, stregonerie, guerre. Nacquero così una ventina di tele, dal titolo “La mia Apocalisse”. In esse l’artista rappresentava e sintetizzava momenti tragici e rovinosi del nostro tempo (inquinamento, incendi dolosi dei boschi, allagamenti, le torri di New York, lo scoppio delle centrali atomiche, la perdita di carichi di petrolio nel mare, l’accumulo d’immondizie, i terremoti, le rivolte civili, gli eccidi bellici, gli esodi, ecc.), ma li investiva di nuova vita, con il colore vibrante di luce calda del sud, e con metafore che contengono la speranza di poter evitare lo sterminio catastrofico finale con l’azzeramento della superficialità, con il recupero della concretezza dei buoni sentimenti (solidarietà, condivisione, cooperazione).

”Il bimbo di “Apocalisse 19” e gli azzurri intensi (scriveva Andreace) simboleggiano la mia speranza per un mondo migliore”.

Con le sue opere in esposizione in campo internazionale si realizza ciò che una volta Andreace scrisse: Dipingere non è vivere, ma è forse sopravvivere”.

Nella foto l’opera “La mia Apocalisse 19″ di Nicola Andreace e l’attestato.
(Nino Bellinvia)


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