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Poste Italiane incontra a Roma i sindaci dei piccoli comuni: illustrato dall’ad Matteo Del Fante il nuovo piano di opere

Roma. I sindaci dei piccoli comuni italiani, quelli con meno di 5000 abitanti, si sono riuniti ieri, lunedì 28 ottobre, a Roma per la 2 edizione dell’evento “Sindaci d’Italia”, organizzato da Poste Italiane con la collaborazione di Anci e Uncem.

La convention, che si è tenuta a Roma, al centro congressi “La nuvola” dell’Eur, ha visto la presenza di quasi 4000 primi cittadini provenienti da ogni angolo d’Italia. Anche la Liguria è stata ampiamente rappresentata grazie alla partecipazione di 91 piccoli comuni appartenenti a tutte le  quattro province: Genova 29, Savona 33, Imperia 21 e La Spezia 8.

L’incontro si è aperto con un messaggio del presidente della Repubblica Sergio Mattarella che ha affermato come la crescita del Paese sia rappresentata dallo sforzo convergente di istituzioni, imprese e società civile volto ad animare il principio di eguaglianza e lo sviluppo dei piccoli Comuni, raffiguranti parte fondamentale della propensione al futuro socio-economico dello Stato.

Significativo il primo intervento da parte di Maria Bianca Farina, presidente di Poste Italiane, che in sintesi ha sottolineato come la presenza di Poste in ogni singolo angolo del Paese renda l’Ente uno dei perni del sistema Italia, con servizi essenziali per cittadini, imprese e pubblica amministrazione. I prodotti e i servizi sono da adattare al Paese e, quindi, non si possono uniformare. La personalizzazione di questi elementi è una componente fondamentale di Poste. Nell’epoca di internet serve un’integrazione tra tecnologie digitali ed esigenze di mobilità. Poste ha il compito di intercettare e interpretare esigenze e cambiamenti. Metropoli, cittadina o borgo devono avere la percezione che negli uffici postali si trovano soluzioni. Gli uffici di Poste Italiane non possono essere un ufficio qualunque. È soltanto attraverso le comunità locali e il tessuto sociale produttivo che devono trovarsi le vie volte a contrastare fenomeni negativi, quali desertificazione e spopolamento delle aree meno densamente abitate.

In seguito è intervenuto Antonio Decaro, sindaco di Bari e rappresentante dell’Anci, che ha detto: «Nei piccoli comuni Poste Italiane è sì una società, ma di fatto rappresenta lo Stato, come se fosse una stazione dei carabinieri, un principio di affidamento per tutti i cittadini. Senza servizi i piccoli comuni sono destinati ad spopolarsi. Il problema non è per il singolo comune che si spopola, ma per tutti, partendo dalla tutela del patrimonio culturale, ai problemi idrogeologici, il patrimonio che ha dettato l’identità d’Italia sarebbe lasciato a se stesso, privo di tutela. I piccoli comuni non hanno i segretari comunali come nelle città, i sindaci devono prendere decisioni autonomamente, addossandosi di conseguenza l’intera responsabilità. “Liberiamo i sindaci” – continua nella sua relazione Decaro – in quanto non si può impedire a questi amministratori di effettuare il proprio lavoro. Quante volte ai primi cittadini dei piccoli comuni è capitato di pagare  di tasca propria le partecipazioni agli eventi o per organizzare nei comuni iniziative? Le indennità percepite sono minime, anzi ridicole. E in alcuni casi sarebbe meglio non ricevere “indennità”, ma un ringraziamento. Questa per i comuni è una battaglia di merito. “Liberiamo i sindaci” non deve essere solo uno slogan e si auspica che la legge arenata in parlamento  – che prevede un emolumento minimo di 1.500 euro al mese – venga al più presto approvata».

Nunzia Catalfo, ministro del Lavoro e delle politiche sociali, ha poi rilevato come Poste Italiane svolga un servizio essenziale per la funzione pubblica, e questo ancor più nei piccoli comuni. La visione di Poste sui piccoli comuni collima con la volontà del governo ed è grazie all’impegno di tutti che la manovra dell’esecutivo può cambiare la visione d’insieme proiettandola ad un futuro rivolto al cambiamento. Per mezzo dei servizi essenziali è possibile garantire la partecipazione attiva, anche per mezzo di nuove tecnologie, come lo smart working (o “Telelavoro”, come si era soliti definire tempo fa).

Roberto  Gualtieri, ministro dell’Economia e delle finanze, ha indicato che i risparmi della politica nazionale, come il taglio dei parlamentari, potrebbero essere utilizzati per dare l’indennità ai sindaci dei piccoli comuni. Poste Italiane si era assunta l’impegno nella prima edizione di non chiudere uffici nei piccoli comuni, e Poste ha mantenuto quanto promesso. Questo crea ricchezza, grazie a un impegno non indifferente. I piccoli comuni non sono una memoria del passato, ma fonte di iniziative e idee, modelli amministrativi efficienti che poi possono essere esportati nei comuni più grandi dopo il test a livello locale. Il governo che si sta accingendo a fare una manovra difficile deve mettere l’Italia sulla strada della crescita. I piccoli comuni sono parte fondamentale della manovra, con una voce specificatamente dedicata, poiché devono essere in prima linea per attuare le linee politiche del governo. Non c’è solo il problema dei rischi idrogeologici e ambientali, ma c’è anche una possibilità, per creare investimenti e lavoro,  ossia “Green New Deal”. I comuni piccoli avranno risorse dirette per far partire le opere e i lavori. Le riforme si costruiscono mettendo insieme tutte le risorse, dimenticandosi le politiche dei social network e dei conformismi, dandosi da fare concretamente ogni giorno.

Giuseppe Conte, presidente del Consiglio dei ministri, in risposta ad Antonio Decaro, ha detto che il governo seguirà il suo invito, aderirà all’iniziativa “Liberiamo i sindaci” e che a tal proposito deve essere aperto un tavolo permanente. Chi si assume delle precise responsabilità amministrative e giuridiche deve avere delle corrispondenze sul piano economico, almeno minime. Si potrà valutare la riforma del testo unico sugli enti locali. La forza della nostra penisola è dovuta alla frammentazione, con storia e cultura. La nostra civiltà nei secoli si è espressa in proporzione più nei borghi che nelle grandi città. Nei piccoli comuni abita il 16% della popolazione, di cui molta parte è rappresentata da anziani. I piccoli comuni sono un deposito delle attività artistiche e culturali, centro propositivo delle attività economiche, in particolare nella nostra capacità eno-grastronomica. Il 10% delle imprese manifatturiere in Italia risiede nei piccoli comuni. Il rischio spopolamento c’è ma c’è anche un grande contributo al Paese, che ci rende orgogliosi nel mondo, perché noi siamo l’Italia dei comuni. Bisogna migliorare le infrastrutture materiali e immateriali. Le fratture territoriali non sono solo tra nord e sud del Paese, ma anche all’interno delle stesse aree, poi tra i grandi centri e i piccoli centri. Nel lavoro del governo ci sarà grande considerazione per lo sviluppo digitale, in modo da ridurre le attuali fratture territoriali, eliminando gli impedimenti e favorendo il ripopolamento; per le aree terremotate inoltre c’è il rischio tempo, perché se si ricostruire tardi potrebbe non esserci più una popolazione a cui dare servizi. Poste Italiane è un ente strategico, è un presidio a tutela dell’unità nazionale e della coesione territoriale. Nelle piccole aree ci sono caserme, edifici scolastici, farmacie e uffici postali. L’impegno di Poste aiuta il governo e lo Stato intero. I sindaci sono le sentinelle, coloro che conoscono meglio le proprie comunità. Lo Stato deve accelerare la spesa, abbiamo speso pochi soldi, dobbiamo spendere di più e meglio. C’è la priorità del Green New Deal, della mobilità e altre direttrici che lo Stato intende perseguire, ed i comuni devono aiutare lo Stato suggerendo iniziative.

Dario Franceschini, ministro per i Beni e le attività culturali e per il turismo, ha sostenuto che i piccoli comuni devono tenere insieme un Paese diviso, un Paese fatto di paesi. I governi devono non devono dimenticare che siamo una nazione ancora giovane, che deve essere tenuta insieme dalle strutture periferiche dello Stato. Conta la presenza, non l’economicità. Bisogna evitare le fusioni costrette tra comuni, vanno favorite e incentivate, ma non obbligate. Sostenere non significa costringere comunità a unirsi, ma collegarsi. È importante tenere aperti piccoli negozi, piccoli alimentari; lo Stato deve incentivarli, aiutarli e difenderli, perché è un patrimonio immateriale. In Italia cultura e turismo sono difficilmente separabili, ci affacciamo verso il turismo esperienziale e i comuni dovranno essere in prima linea nel progetto.

L’ad di Poste Italiane, Matteo Del Fante (nella prima foto), ha infine illustrato gli obiettivi del nuovo piano di Poste Italiane per i piccoli Comuni, che comprende tra l’altro: l’avvio di programmi di educazione finanziaria e digitale; POS gratuiti ai Comuni per i servizi di pagamento digitale; l’uso di mezzi “green” per il recapito della posta; l’installazione di locker nei Comuni privi di ufficio postale, per semplificare le operazioni di consegna dei pacchi e il pagamento dei bollettini; l’installazione di cassette postali smart a tecnologia digitale; l’attivazione di servizi di informazione per i cittadini; la realizzazione di nuovi eventi filatelici per meglio valorizzare le tradizioni e le realtà del territorio.

“Oltre a mantenere la promessa di non chiudere alcun ufficio postale – si legge in una nota – nel corso dell’ultimo anno sono stati realizzati 900 incontri con amministratori locali, coordinati dal nuovo ufficio istituito a Roma con il compito di mantenere aperto e costante il dialogo tra Poste e le comunità sul territorio; sono stati installati 614 ATM Postamat; attivati servizi a domicilio e presso esercizi convenzionati nei Comuni privi di ufficio postale; collegati 5.688 spot WI-FI negli uffici postali di 5.051 Comuni; eliminate 574 barriere architettoniche in 549 Comuni; potenziati 219 uffici postali in 211 centri turistici; installate 3.751 nuove cassette postali e 3.793 impianti di video sorveglianza; attivati 119 servizi di tesoreria; donati 13 immobili ai Comuni per attività di interesse collettivo; realizzati 15 murales per migliorare il decoro urbano degli uffici postali periferici”.
(Eugenio Bolia)

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