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Politica e cultura dal Rinascimento al III millennio, convivenza difficile

È triste constatarlo ma purtroppo l’idillio tra politica e cultura è finito forse dopo il Rinascimento, epoca d’oro delle lettere e delle arti, sostenute e protette in Italia dalle tante case regnanti, attraverso il mecenatismo. Sembrano tempi lontani, erano secoli orientati non solo in imprese di conquiste territoriali, ma anche verso l’esaltazione del bello in tutte le sue espressioni e prospettive. Il senso estetico dava  impulso allo stile architettonico e urbanistico delle città,  determinando nuovi assetti; caratterizzava la realizzazione delle opere pubbliche e dei monumenti, in particolare i luoghi di culto, dove l’estro  creativo degli artisti rinascimentali raggiunse vertici altissimi, che ancora oggi possiamo ammirare un po’ ovunque nel  nostro paese, ma soprattutto al centro-nord.

Tutto questo fu possibile anche grazie ai principi delle grandi casate, e basti ricordare solo alcuni nomi per capire l’importanza degli intervanti di sostegno e di stimolo verso gli artisti che dimostravano innato talento, inclinazione e attitudine verso una particolare forma espressiva d’arte: Lorenzo il Magnifico, Nicolò Vitellio, Cangrande I della Scala – noto anche per l’ospitalità e la protezione offerte al sommo Poeta Dante Alighieri – i Gonzaga, i Duchi di Ferrara e tanti pontefici, questi ultimi forse sono stati, onestamente, tra  i più grandi mecenati della storia. Ne ho citati solo alcuni, in realtà durante l’epoca d’oro del Rinascimento, tantissimi artisti, uomini di lettere, scienziati, furono accolti  nelle dimore patrizie dei potenti del tempo.

Si tratta di Casate di prestigio, anche se diverse per potere ed influenza nei propri territori, la signoria Medicea era certamente più potente, mentre i Vitellio, nonostante le origini antichissime (si parla di loro in documenti risalenti al primo millennio), esercitavano il potere a Città di Castello. Ma i regnanti del Casato erano lungimiranti e illuminati, tantissimi artisti beneficiarono del loro sostegno ed ebbero la possibilità di esercitare la loro arte realizzando notevoli capolavori: Giorgio Vasari, Parmigianino, Raffaello, tanto per citarne solo alcuni..  L’eccellenza.

Non sempre gli artisti e i letterati avevano licenza di esprimersi secondo i loro intendimenti, in piena libertà, solitamente erano vincolati da una sorta di contratto che li legava alla Casa regnante, la quale  li accoglieva  nei fastosi palazzi delle loro residenze, li investiva di privilegi e onori, li finanziava e remunerava, a seconda della committenza. Non di rado, i principi, chiedevano espressamente che nelle opere dei loro artisti, il prestigio della casata fosse al centro dell’attenzione, che si esaltassero le loro gesta e imprese, solitamente di tipo bellico.

È chiaro che in questa ottica la creatività era al servizio del principe, di questo l’artista era cosciente, sapeva che, in qualche modo, era un mercenario alle dipendenze del suo Signore, e dimenticava pertanto i suoi orientamenti, i temi che avrebbe voluto rappresentare: in definitiva la propria libertà. Chi, tuttavia, meglio della famiglia nobile presso la quale prestava servizio, avrebbe potuto proteggere meglio le sue opere? Nessuno a quei tempi poteva offrire migliore garanzia, pertanto, per gli artisti del tempo, suscitare l’interesse dei potenti, entrare nelle loro grazie, era il massimo della gratificazione e dell’aspirazione, sia perché le opere realizzate, oltre che raggiungere la notorietà, sarebbero state  valutate da occhio esperto; infine, economicamente, significava sicurezza.

L’arte, la cultura in generale, avevano fini paralleli, a volte disinteressati, altri meno, procedevano comunque nella stessa linea d’intenti, e l’una decretava il prestigio dell’altra.

Bastava all’artista il codice etico vigente, per rimarcare limiti di ruolo all’interno  del casato. Talvolta l’intellettuale o l’artista era vincolato da veri e propri contratti di committenza, siglati da ambe le parti al fine di disciplinarne i rapporti.

Forse non c’è stato un grande del passato, nel campo delle Arti, delle lettere o delle scienze, che non abbia avuto il suo illustre mecenate, Leonardo da Vinci non fu sostenuto soltanto da Lorenzo il Magnifico, questi lo inviò poi, come una sorta d’ambasciatore della corte Medicea presso gli Sforza a Milano, e Ludovico il Moro ebbe modo di rendersi conto quanto la Signoria di Firenze investisse nelle arti e nella scienza, dato che Leonardo andò ben oltre le sue doti di pittore e scultore. In età matura fu chiamato in servizio  alla corte dei Valois, di Francesco I di Francia, che era anch’egli un grande cultore delle Arti e, invitando nel suo castello di Amboise, alcuni fra i maggiori esponenti del Rinascimento italiano, il sovrano perseguiva il sogno di un Rinascimento francese, cosa che non avvenne poiché il substrato della cultura italiana era alquanto diverso da quello d’oltralpe. Leonardo in Francia fu primo pittore, ingegnere e architetto.

Anche Galileo, nonostante la sventura dell’Inquisizione, godette a lungo della protezione di alcune case regnanti dell’epoca, in particolare il Doge di Venezia, al quale lo scienziato regalò il cannocchiale, di sua invenzione.

Il mecenatismo è sempre esistito, prende nome da Gaio Cilnio Mecenate, vissuto in epoca imperiale, grande amico di Ottaviano Augusto, e insigne protettore delle lettere e delle arti.

Sostenne, anche economicamente, poeti e letterati in particolare, era egli stesso poeta, oltre che uomo politico.  Favorì la diffusione delle opere di grandi poeti come Virgilio e Orazio, formando una sorta di circolo d’intellettuali, che diedero lustro e prestigio alla corte di Augusto.

Da allora il mecenatismo ha assunto altre caratteristiche, secondo i tempi, ma ha sempre avuto come fine quello di proteggere il mondo della cultura, dell’Arte e dei suoi interpreti. Già a partire dal novecento è cambiato l’obiettivo degli appassionati delle arti in generale, non è stato più l’artista il centro della tutela, ma le opere, in particolare quelle del Rinascimento.

Sono nate fondazioni, le banche, fin dall’epoca Medicea, hanno continuato a investire nella protezione del patrimonio artistico del nostro paese, in maniera quasi del tutto disinteressata; riconoscere la lungimiranza che ha contraddistinto queste scelte, è un atto dovuto, alla luce dei fatti di oggi.

Non si può tuttavia, fare a meno di pensare al degrado e all’incuria nel quale l’immenso patrimonio artistico e archeologico in Italia viene lasciato. Se si discorresse intorno ai danni causati dalla mancanza di tutela in questo campo, si scriverebbero enciclopedie.

Abbiamo ereditato opere che tutto il mondo ci invidia, l’Italia è peraltro la nazione che detiene il maggiore patrimonio di opere d’Arte nel mondo, ma sono decenni che i grandi estimatori stranieri giudicano in modo critico l’inerzia e talora lo stato di abbandono in cui vengono lasciati importantissimi siti archeologici, retaggio di un passato che ha scritto pagine di storia importantissima.

Il mecenatismo nei confronti dei nostri beni culturali cresce all’estero, ci sono, tanto per fare un esempio i ‘Friends of Florence’, ossia gruppi di appassionati che hanno preso a cuore i ‘santuari’ dell’arte in Toscana e in particolare a Firenze, donando milioni di Euro per restauri, recupero di opere, ristrutturazioni. Sono migliaia, e quasi tutti Americani, ma anche inglesi, svizzeri, perfino asiatici.

Un’altra organizzazione presieduta da una donna, Maria Vittoria Colonna, si occupa nello stesso ambito di recupero di opere d’arte, restauri, e conta oltre cinquemila soci, in parte privati italiani, ma anche stranieri. Se si considera la congiuntura economica, i tagli che il governo italiano ha operato nei confronti del Ministero dei Beni Culturali, questi sostegni esterni, privati, sono una vera e propria manna dal cielo per le opere d’arte.

C’è da augurarsi che l’interesse del mondo nei confronti del nostro enorme patrimonio artistico continui nel tempo, del resto le opere dei grandi del Rinascimento si trovano un po’ in tutto il mondo, un Italiano se vuole vedere un’opera di Leonardo, ma anche di tanti altri grandi artisti, deve spesso varcare le frontiere, e l’Europa a volte non basta, dato che certi capolavori sono finiti anche in America, a S. Pietroburgo e in tanti altri musei.

L’Italia ha dato i natali a geni Universali, e in questa ottica è giusto il contributo di chi riconosce nelle opere dei grandi artisti, un patrimonio dell’Umanità.

Lo Stato lo fa con zelo e interesse diverso rispetto ai principi e alle famiglie regnanti del Rinascimento, il rapporto tra Arte e politica non ha più la stessa ambivalenza, sono cambiati le relazioni, i valori, sono cambiati i tempi. Per fortuna non è cambiato l’interesse da parte della gente verso la bellezza di un’opera che sa andare oltre il tempo.
(Virginia Murru)


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