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Poesia. Seconda ristampa della terza edizione di Pensceȓi… paȓolle (Pensieri… parole) di Vincenzo Bolia. È in distribuzione dalla Casa Editrice Montedit

Albenga. Nella Collana “Le schegge d’oro” (i libri dei premi) la Casa Editrice Montedit ha provveduto nei giorni scorsi a una seconda ristampa della terza edizione ampliata del volume “Pensceri… parolle” (Pensieri… parole) di Vincenzo Bolia.

In copertina l’opera pittorica dell’artista ligure Giuseppe Ferrando «Albenga, le torri». “Torri” che dal 6 agosto scorso troviamo anche sul francobollo dedicato da Poste Italiane ad Albenga in occasione dell’emissione di quattro francobolli ordinari appartenenti alla serie tematica “Il Patrimonio naturale e paesaggistico” dedicati al Turismo. Torri di Albenga, che pittoricamente, oltre a noi, i numerosi lettori del volume, già avevamo visto sulla copertina del libro del nostro autore, cultore del dialetto ligure (in particolare di quello albenganese) che, non a caso, troviamo già nel 1977 tra i soci fondatori del sodalizio culturale “Vecchia Albenga” (“Veggia Arbenga”), che si propone la tutela del dialetto e delle tradizioni ingaune.

Ricordiamo come se fosse ieri che la presentazione della prima edizione di questo volume si ebbe a cura dell’Associazione culturale “Symbol 2000″ di Albenga (patrocinio Regione Liguria e Comune di Genova) l’8 maggio 2010 a Genova nella “Stanza della Poesia” del prestigioso Palazzo Ducale, alla presente di tante personalità della cultura. Nello stesso periodo Bolia è stato anche tra i fondatori dell’emittente Radio Onda Ligure 101, dove ha iniziato l’attività giornalistica con la trasmissione “Musica, Sport e…”. Attività che ha poi proseguito ottimamente come corrispondente del quotidiano “Il Lavoro” (dal 1981) e in seguito di altre testate. Fa parte, tra l’altro, del Gruppo Ligure Giornalisti Sportivi “Renato Tosatti” – Ussi Liguria e, dal marzo 2002, collabora con “Spormedia” e con “Il Secolo XIX” di Genova. Da ricordare anche che da gennaio 2007 è direttore responsabile del nostro quotidiano online d’informazione e cultura “Liguria 2000 News”.

Torniamo al volume (188 pagine, formato cm 14x 20,5) che contiene in versi liguri (con traduzioni anche in italiano) ben oltre 70 poesie. La prima s’intitola “Liguria” e la seconda “Arbenga” (Albenga). E, conoscendo Bolia, mi sembra più che giusto dedicare sue litiche alla sua regione e alla sua città. All’inizio del volume la nota dell’autore, al quale è parso significativo (e ne siamo d’accordo anche nell’interesse del lettore), riunire in questa nuova e più completa versione del volume le due prefazioni di Rodolfo Tommasi, quella anteposta alla prima uscita e questa, incaricata di accompagnare l’edizione accresciuta di “Pensieri… parole”, poiché entrambe, consequenziali e integrative l’un l’altra, non soltanto favoriscono la comprensione del senso poetico (e affettivo) che sovrintende alle ragioni ispirative dell’opera, ma costituiscono, insieme, un esaustivo (se pur breve) intervento critico sullo spirito e sull’evoluzione dei suoi ‘versi liguri’.

Ai nostri lettori, per motivi di spazio riportiamo solo l’ultima prefazione, si legge con tanto piacere, come le precedenti. Il giornalista, scrittore e critico letterario Rodolfo Tommasi che, putroppo, è scomparso lo scorso anno, ha avuto modo di leggere, rileggere, giudicare, “vivere” ogni verso dell’amico Bolia e ce lo presenta magnificamente. Ecco quanto ha scritto: “QUANDO UNA RACCOLTA POETICA SI FA POEMA”.

Evidentemente Vincenzo Bolia spreme e distilla da una plenitudine affettiva e ben consapevole, densa di intimità ma non per questo meno generosa, la ragione della scrittura: dovrebbe essere sempre questa, infatti, l’ellissi ispirativa interiore che accompagna e sostiene la coscienza – e la produzione – di ogni poeta, poiché proprio da ciò scaturisce il senso della sacrosanta e irrinunciabile necessità di ripercorrersi, ripensarsi, riproporsi, di tornare sul già scritto ampliandone le valenze e precisandone le collocazioni emozionali e ambientali; e per Bolia è fondamentale che esse siano anche e imprescindibilmente linguistiche, siano legate alla temperie culturale di una terra e alla presenza fonica che in quella temperie circola e vibra, siano testimonianza d’aria, di acque e di pietra – e insieme calda vita immune da tramonto o decadenza.

Mi fa piacere constatare di essere stato lungimirante quando, introducendo alla seconda edizione di questo che oggi chiamo ‘poema del respiro ligure’, scrissi: “un libro (…) non destinato a finire, bensì a diramarsi, ad articolarsi e a riproporsi in nuovi – e pur sempre antichi – territori dell’animo, di quell’animo attivo, creativo, che si spande nella coscienza di essere natura e civiltà, storia e idioma”.

Così è stato ed è: siamo a una terza, arricchita, ancora maggiormente luminosa edizione; siamo di fronte a un libro avvolgente, carico di sollecitazioni, di lirismo e di rigore, dove ogni piega e plaga di uno spirito viene appunto esplorata e offerta tanto a fondo da far capire che la Liguria (poiché è lei – regione ed essenza umana, radice e imprevedibile fronda – la protagonista assoluta, il perno attorno a cui ruota ogni intonazione del canto) è da comprendere, senza che le due cose possano mai contrastare, come un’ineffabile percezione dell’esistenza (non di rado manifestata – a un passo dall’accezione simbolista – dal versante drammatico) e come una scienza dell’essere.

Del resto, in Bolia tutto è reale e tutto diviene metafora del reale: anche una vecchia tartaruga – emblema di ‘antica presenza’ nel mondo – a cui il verso si rivolge (“ferma e impavida / dai vènti ti te lassci sfiddà”: perché non possono essere intesi come venti umani, venti di incomprensione e di solitudine, segno intorno di un vuoto?) può trasfigurarsi in metafora della poesia: la poesia isola, ma è un previlegio della comunicazione.

È strano, eppure è un dato di fatto, e qui Bolia lo dimostra ampiamente: c’è sempre da far camminare l’idea di espressività su un ponte impervio, scabroso (da affrontare con quel coraggio che tanto piaceva a Rimbaud, stimolandone la propensione eversiva), per far sì che la lingua scopra o fondi il codice della poesia, ovvero si trasformi in linguaggio, in afflato comunicativo anticonvenzionale; il dialetto, al contrario, coi suoi angoli e smussature, le sue densità saporose, i suoi colori fonici, la forza incisiva dei suoi antichissimi moventi pronunciativi, i suoi legami con misteriose naturalità, sembra facilitare il percorso su quel ponte, e finanche annullarlo; vale a dire che è già in sé linguaggio, o almeno fertile fomento di linguaggio. E su tale territorio di significazione Bolia è maestro, dato che ci fa comprendere l’importanza di un universo poetico da nervature di poesia senza tempo e pur modernissime: il suo verso si dirama dalla vocazione non meno che da una tenace – e quanto giusta! – nozione intellettuale del proprio amore.

Ma non mi si fraintenda: Bolia non è (o non soltanto) un poeta dialettale (o, come oggi è più giusto indicare – e in altra occasione l’ho già detto –, di ‘lingua locale’; tanto che il repertorio in italiano è qui ricco e prezioso, visceralmente vissuto in autentiche fibre di invito al coinvolgimento immediato): è piuttosto un poeta che alla lingua locale approda quasi muovendosi tra le correnti di un fascinoso senso mistico, con slancio e al contempo con vigile e sorvegliata mente, individuando in essa la sostanza quintessenziale dell’autenticità; un poeta, insomma, che sa davvero trasfondere in quel ‘parlare dalla pagina’ le età, le ombre, i tratti, le rughe, le sfumature, le espressioni dei visi e dei corpi di chi parla e di chi ha parlato alla storia dalle peculiarità del ‘respiro ligure’ (profondo nell’inquieta, umanissima, e pur sempre plasmante, penna di Bolia).

Cantare una terra attraverso la sua lingua (una lingua fatta di parole e di flessioni tonali, quelle che la buona scrittura evidenzia con naturalezza: parlando di Bolia, infatti, non posso sottrarmi al bisogno di sottolineare l’aspetto musicale del testo e del contesto, perché talvolta certi legami frastici, per esempio, fanno pensare a voci d’oboe o di viola), non significa riprodurre un vocabolario e una grammatica (pur rimarcando l’utilità, anzi, l’indispensabilità, della Nota dell’autore relativa a segni e pronuncia): significa portare a mète di compiutezza il basilare concetto di evocazione, significa evocare dalla voce intima alla ‘voce scritta’, tra le implicazioni e i labirinti argomentativi, tra i temi che si intrecciano, tra le figure che escono dagli angoli della vita e della mente e si susseguono e si incrociano, pure paesaggi e climi, ore del giorno e della notte, solitudini e ombre, luminosità eterne o fallaci, antri celati e pietre, vicoli e mare e rive, linee montane e collinari, vento e stasi d’aria, memorie inestinguibili e pensose, odori e sapori. Ecco, allora, fatalmente sbalzarsi in un inequivocabile primo piano la figura del poeta, di colui che sa (e deve) essere, nel medesimo momento, storico e analista dell’animo, visionario, testimone e profeta, attento cronista del vero ed eletto esploratore del verosimile.

E’ stato veramente straordinario Rodolfo Tommasi e non solo nel nostro caso.

A dirvi il vero, personalmente conosco Vincenzo “Enzo” Bolia ancora prima di questi ultimi anni, tanto da ricordare altre sue raccolte poetiche, come la prima del 1978 “Fantasie e Realtà”, (Gabrieli Editore), e poi “Dedicate a te” (Symbol Ed. Alassio, 1987), “Pensieri… Parole” (Editrice Montedit, Melegnano, 2009), “Miniagenda poetica 2010” (Vitale Edizioni), “Liguria, mé tèra” con in copertina foto di Eugenio Bolia (Vitale Edizioni, 2010), “Poéxìe in zenéise di Zèna” (Nuova Editrice Genovese, Genova 2010), “Liguria e altre poesie” (Nuova Editrice Genovese, Genova, 2010) senza contare le tante poesie inserite in apprezzate antologie e i primi premi letterari conseguiti in diversi concorsi.  Ma non è tutto qui,

Ha anche scritto tante canzoni per bambini (“Il pistolero”, vincitrice del Festival Pinocchietto d’oro 1970; “Il gattino mangialardo”,…) e per adulti, stampate e incise. Tra le altre da ricordare: “Perdonami, Luisa”, “Sorridevi ma perché?”, “Anni 60” e “Torrida estate”, incise nel cd “Un viaggio nella musica – Omaggio in ricordo di Peter Van Wood”, E poi, scritte molto tempo prima: “Rose rosse per Claudia”, “Senza ritorno. Grazia!!”, “Questo ballo”, “Se qualcuno chiedesse di me”, “Ora che te ne vai”, “Perderti”, “Stanotte ho sognato”.

Ci fermiamo qui.

Ma prima i nostri complimenti al giornalista, al poeta e all’autore. Complimenti al nostro amico “Enzo” per la sua vita ricca d’interessi culturali e artistici, per il suo impegno, la sua passione, la sua disponibilità e per l’altissima sua professionalità.
(Nino Bellinvia)

Librerie dove poter ordinare il libro edito dalla MONTEDIT:
http://www.montedit.it/librerie

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