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Partono dal 2016 le traversie sui motori diesel della Fiat Chrysler

L’EPA (Environmental Protection Agency), dopo avere scagliato i suoi fulmini sulla Volkswagen, punta ora le sue frecce sulla Fiat Chrysler Automobiles (FCA) US, con le medesime accuse: la Casa automobilistica italiana avrebbe dotato i modelli Jeep Grand Cherokee e i Dodge Ram, con motore 3 litri diesel, di un software ‘truccato’, con l’obiettivo di alterare i test e farla franca con i parametri fissati dalle norme in vigore. Il software permette di modificare i livelli di emissioni quando l’auto viene testata, e questi sono gli estremi contenuti nell’avviso di violazione emanato dall’Epa.
Contravvenire alle norme sul ‘Clean Air Act’, è un reato contro l’ambiente, e come tale va sanzionato, secondo l’Authority.
Sarebbero 104 mila i veicoli in circolazione negli States, ad essere stati dotati di questo dispositivo illegale. L’ammenda è stata già comminata, si tratta di 44.539 dollari per auto, per un totale di 4,63 mld.
La Casa automobilistica, tramite il suo portavoce, l’Ad Sergio Marchionne, rigetta le accuse e cerca di spegnere le fiamme di questo scandalo, che ha già lasciato il suo segno nell’anno appena iniziato. Marchionne dichiara che la Fca non ha commesso nulla contro le norme in vigore sull’ambiente, e per addolcire lo spirito degli americani, sostiene d’essere pronto a collaborare.
“Non abbiamo mai avuto tra i nostri fini quello di creare le condizioni per falsare i test, non abbiamo una sola persona in grado di compiere azioni così scellerate, non apparteniamo a quel genere di criminali” – si difende l’Ad di Fca, in una conferenza stampa, dopo la diffusione del comunicato EPA. Ma sarà dura obbligare gli americani a ‘seppellire’ l’ascia di guerra. Alla Casa automobilistica italiana ora l’onere di difendersi nelle sedi opportune.
L’Authority americana che si occupa di protezione dell’ambiente, ha comunque lanciato le accuse contro i veicoli testati, sostenendo che le suddette automobili contravvengono alle norme che stabiliscono i limiti sulle emissioni nelle auto diesel.
Un altro contenzioso è ormai in corso, ma la miccia era accesa già dallo scorso anno, ne scriveva infatti l’Agenzia Reuters fin dai primi giorni del settembre scorso. Anche se, il rimpallo di responsabilità tra le autorità del governo tedesco e italiano, vanno ancora indietro nel tempo, esattamente ad un anno fa. Eppure tutto si era svolto, fino ad allora, in un terreno neutro di confronti, anche aspri, ma senza nulla di definitivo, fino a che non ci si è trovati davanti allo spartiacque Epa, che ha definitivamente espresso parere negativo anche sui modelli diesel italiani.
La Jeep Renegade è uno dei veicoli ad essere stato implicato nella disputa tra Germania e Italia sulla questione del software manipolato. Secondo l’articolo scritto da Michael Nienaber su Reuters (settembre 2016), il governo tedesco aveva accusato la Fiat Chrysler di usare il ‘cheat device’, ossia il dispositivo manipolato, per spegnere il sistema dei gas di scarico. In una lettera trasmessa da Berlino alla Commissione europea e al ministro dei Trasporti italiano, si sottolinea che in Germania si è constatato un insolito aumento delle emissioni su 4 veicoli Fiat Chrysler.
La scoperta, secondo le autorità di Berlino, proverebbe l’uso illegale del dispositivo per spegnere il sistema di trattamento dei gas di scarico, usando dispositivi  di riduzione delle emissioni sui suoi motori turbodiesel, attraverso sistemi non conformi alla normativa in vigore.
Prima che l’esecutivo dell’Unione europea fosse stato informato, Il Ministero dei Trasporti tedesco aveva già espresso preoccupazioni sui veicoli Fca, rivolgendosi, nei primi mesi dello scorso anno, alle autorità italiane, le quali però, in quella circostanza, avrebbero negato tali implicazioni rigettando le accuse.  E infatti, sempre secondo l’articolo di Nienaber riportato da Reuters, un portavoce della Fca avrebbe dichiarato che i veicoli sotto accusa erano assolutamente conformi alle norme di tutela verso l’ambiente, e non sarebbero stati dotati di alcun software truccato.
Mentre la Commissione europea, in quella circostanza, difese le competenze delle autorità italiane, le sole in grado di porre rimedio alle presunte violazioni.
“It is first and foremost a dialogue between the two member states concerned, with an obligation to keep the Commission informed and the possibility for the Commission to facilitate a solution if no agreement can be found.” The Commission said in a statement.
( E’ prima di tutto ed essenzialmente una questione di dialogo tra i due stati membri interessati, resta il vincolo di tenere informata la Commissione, e la prerogativa, per la Commissione stessa, di rendere possibile una soluzione, qualora nessun accordo possa essere trovato. Questo è ciò che ha espresso la Commissione in una dichiarazione).
Il test tedesco (sulle auto italiane) ha rilevato uno speciale catalizzatore per ossido di azoto, che si è spento dopo pochi cicli di pulizia.
“The German tests found a “special nitrogen oxide catalyst which is being switched off after a few cleaning cycles”.
Secondo un settimanale diffuso in Germania, il ‘Wirtschafts Woche’, è proprio la prova dell’arresto irregolare del sistema di ricircolo dei gas di scarico, ad avere suscitato lo sdegno dei tedeschi. Che pure, in questo ambito – aggiungiamo noi – non si erano rivelati esattamente dei santi..
La lettera di protesta partita dalle autorità di Berlino, alla volta di Bruxelles, sarebbe stata trasmessa proprio nell’agosto scorso. Dopo il caso ‘Dieselgate’, è la prima volta che un Ente Governativo si esprime apertamente sul presunto comportamento illegale di una Casa automobilistica, che avrebbe violato le norme sui limiti delle emissioni, e non stupisce se il destinatario delle accuse sia italiano. Le indagini e i relativi test, sarebbero stati eseguiti dall’Autorità Federale per i trasporti della Germania (KBA), su ordine del Ministero. L’osso duro del test deriverebbe dall’arresto del ricircolo dei gas di scarico, insieme ad un catalizzatore speciale per ossido di azoto, che si spegnerebbe dopo alcuni cicli di pulizia.
In difesa l’Autorità di omologazione e la Motorizzazione italiana, la quale replica alle accuse sostenendo che l’arresto del sistema viene utilizzato per ragioni di protezione del motore. Il Ministero tedesco non accetta queste giustificazioni. Ma è lo stesso ministro dei Trasporti Delrio a ribadirlo, dichiarando che le spiegazioni sarebbero tutt’altro che superficiali.
Secondo la KBA tedesca (Kraftfahrt- Bundesamt, che rilascia omologazioni di veicoli e componenti, valide in Germania e in Europa), si erano già testate a maggio le Fiat 500X, Fiat Doblò, e Jeep Renegade, e sui risultati, a suo tempo, fu inviata al nostro ministero dei Trasporti una richiesta di chiarimenti.
Secondo le conclusioni alle quali è pervenuta la KBA, per ogni veicolo sottoposto a test, si è riscontrata la presenza di un aumento, in termini di qualità, simile alle emissini di NOx (Ossidi di azoto e miscele). I livelli arriverebbero fino a 15 volte il limite consentito.
Sotto l’articolo comparso su Reuters, sono piuttosto interessanti ed eloquenti alcuni commenti, qualcosa vale la pena riportare:
“NEDC allows to switch off emission control during regen cycles and also allows thermal windows to protect the engine. FCA switches emission control off after 22 minutes, when the regen cycle starts, while VW never switches it on, unless you put it on a roller test bench. If they repeat the NEDC on the road, FCA would pass it, VW would fail. That’s the reason why the US has fined VW and not FCA”.
(Il NEDC (New European Driving Cycle – Nuovo ciclo di guida europeo, che tra le diverse funzioni ha anche quella di valutare i livelli di emissioni inquinanti dei veicoli), permette di spegnere il controllo delle emissioni durante i ‘cicli regen’, inoltre permette alle ‘thermal windows’ di proteggere il motore. La Fiat Chrysler spegne il controllo delle emissioni 22 minuti dopo, quando comincia il ‘regen cycle’, mente la Volkswagen non lo accende mai, a meno che non si installi un dispositivo per il test. Se essi ripetessero il NEDC su strada, La Fiat Chrysler passerebbe il test, la Volkswagen no. Questa è la ragione per la quale le autorità americane hanno multato la VW e non la FCA).
(Bisogna precisare che il commento all’articolo di Reuters risale a un paio di mesi fa, quando ancora non era ufficiale il verdetto dell’Epa).
I mercati non potevano essere indifferenti al nuovo scandalo piombato su FCA, ieri si è verificato un autentico crollo del titolo in borsa, negli USA e a Piazza Affari in particolare, oggi, dopo le rassicurazioni e la conferenza stampa di Marchionne, tutto è rientrato, e il titolo in mattinata è addirittura schizzato: +3,6%. In graticola ora c’è la Renault, dopo la notizia sulle indagini già avviate da 3 giudici, volte ad accertare la regolarità dei dispositivi sui motori diesel. Intanto il titolo è crollato.
A dimostrazione di quanto i mercati siano obiettivi ipersensibili, quando circolano notizie in grado di condizionare l’andamento in positivo o in negativo dei titoli nelle contrattazioni. Contenziosi aperti dunque, anche se Marchionne ha assicurato che la FCA, quand’anche la sanzione fosse confermata, non riuscirebbe a mettere in serie difficoltà la Casa automobilistica.
(Virginia Murru)
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