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Papa Francesco in Vaticano: “Una Chiesa accogliente in una società di orfani”

Roma. “I molteplici e svariati ritmi della via quotidiana, la fatica del lavoro e della educazione, lo stress di tutti i giorni schiacciano la persona. Tutto questo succede sia nella società sia nella Chiesa che  rischia di ritrovarsi davanti a una generazione di ‘orfani’. Tutte le parrocchie sono invitate a studiare questa ‘orfananza’ al fine di recuperare la memoria della famiglia e, perché no?, anche delle parrocchie”. Lo ha detto Papa Francesco, durante il convegno ecclesiale diocesano di Roma, riflettendo sul concetto di evangelizzazione espresso da Paolo VI nella Evangelii nuntiandi e su quello di una Chiesa che “attrae”, concetto espresso da Benedetto XVI. Bergoglio, parlando in gran parte a braccio, così ha spiegato: “In tante lettere che ricevo ogni giorno,  leggo di uomini e donne che si sentono disorientati perché la vita è spesso faticosa e non si riesce a trovarne il senso e il valore, troppo accelerata, eh, immagino quanto sia confusa la giornata di un papà e di una mamma che si alzano presto, accompagnano i figli a scuola e poi vanno a lavorare spesso in luoghi pieni di conflitti”.
Francesco ha, ancora, fatto presente di aver chiesto poco prima al cuoco quanto tempo impiega a tornare a casa. “Un’ora e mezzo – gli ha risposto – : vivo a Roma, sempre nel traffico; a casa ci sono moglie e figli”. E ha aggiunto: “Ci capita di sentire un forte peso che ci schiaccia, e ci domandiamo se questa è vita. Come facciamo perché i nostri figli/ragazzi possano dare un senso alla loro vita? Anche loro avvertono che questo modo di vivere è disumano. I ragazzi – ha concluso – non sanno quale direzione prendere”.
Papa Bergoglio ha anche raccontato che, quando confessa i giovani sposi, spesso chiede se hanno tempo per giocare con i figli. “Quando vado a lavorare -rispondono- dormono e quando torno la sera lo stesso”. Ma questa non è vita, è una croce difficile, è disumana. “Quando ero arcivescovo di un’altra diocesi e avevo modo di parlare più frequentemente con i giovani, – ha proseguito – mi ero reso conto che i giovani soffrivano di orfananza, i nostri bambini e ragazzi soffrono di orfananza, credo che lo stesso avvenga a Roma, i giovani sono orfani di una strada sicura da percorrere, di un maestro, di ideali che scaldino il cuore, di speranze che sostengano la fatica quotidiana, sono orfani, ma conservano il desiderio di tutto ciò”.
“Questa – ha ribadito – è la società degli orfani, senza memoria di famiglia perché i nonni sono stati ‘depositati’ in casa di riposo, senza l’affetto di oggi, o con un affetto troppo affrettato; papà è stanco, mamma è stanca e vanno a dormire;  e loro rimangono orfani di quella gratuità del papà e della mamma che sanno perdere il tempo per giocare con i figli; abbiamo bisogno del senso di gratuità nelle famiglie e nelle parrocchie”.
Nell’Aula Nervi, in Vaticano, erano presenti 11mila fedeli. Francesco, parlando sempre a braccio, si è poi rivolto ai parroci, dicendo che “è più facile fare il vescovo che il parroco. Noi vescovi – ha continuato – sempre possiamo difenderci dietro al titolo di ‘Sua eccellenza’, ma quando fai il parroco, e quando vengono a chiacchierare le cosiddette ragazze della Caritas contro quelle della catechesi, non puoi difenderti”.
Secondo Francesco, “la Chiesa italiana è veramente forte, grazie ai parroci che dormivano col telefono sul comodino. Nessuno moriva senza i sacramenti. Oggi continuano a farlo, con altri mezzi di comunicazione. Diciamo ai parroci quello che Elisabetta ha detto a Maria: ‘Sei felice perché hai creduto’”.
Per il “presente” della Chiesa il Papa continua a chiedere alla diocesi, di cui è vescovo, “accoglienza e tenerezza”. Per il “futuro” chiede “speranza e pazienza” e critica bonariamente la figura delle “segretarie parrocchiali” che consegnano moduli da compilare: “questo è un modo di chiudere la porta in faccia a chi bussa alle porte della Chiesa”. Rivolgendosi ai parroci, così ha ricordato: “Capisco che sono stanchi, lo capisco, davvero, ma un parroco, un prete, non dovrebbe essere mai impaziente di fronte a chi bussa alla porta della Chiesa. La gente che viene in chiesa -ha concluso- deve sapere che la Chiesa custodisce il tesoro della gratuità dello sguardo di Dio”.
(Francesco Mulè)

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