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Oltre i confini del normale: Gustavo Rol, fenomeno avvolto nel mistero

È stato certamente un fenomeno, nella migliore accezione del termine, su di lui, per dirla con un luogo comune, sono stati versati fiumi d’inchiostro, si sono create correnti d’opinione opposte, tra chi credeva ai suoi ‘poteri’ e lo testimoniava, e gli scettici, coloro che preferivano la riserva come angolo di sicurezza sul quale riparare di fronte a un’evidenza difficile da percepire e concepire.

Di Gustavo Rol, conosciuto semplicemente con il suo cognome ‘Rol’, nel novecento, secolo al quale è appartenuto, si scriveva e si raccontava tanto, viaggiava nella mente della gente col suo alone da leggenda del paranormale, anche se egli declinava, si disimpegnava con eleganza ed era insofferente davanti a certi appellativi, pure affini alle inclinazioni fuori dal comune che manifestava. Non amava essere definito ‘medium, sensitivo, pranoterapeuta e meno ancora mago’, sosteneva di non essere nulla di tutto questo. Ammetteva d’avere acquisito poteri speciali sulla materia, e ne dava dimostrazione continua attraverso i suoi ‘esperimenti’, così definiva le serate nelle quali egli esibiva davanti a un gruppo di persone selezionate, le sue impressionanti performance, lasciando attoniti e a volte nel panico i presenti.

Chi vi assisteva ne era impressionato perché ogni volta accadeva qualcosa in cui l’ordinario si trasformava in eccezionale, e perfino le leggi fisiche della materia assumevano logiche non più in sintonia con la norma. La mente di quest’uomo sembrava capovolgere ogni postulato riguardante i fenomeni naturali, in definitiva egli dimostrava di avere il potere di cambiare la realtà statica delle cose, di essere in grado d’interagire sulla fisicità degli oggetti e di modificarne le caratteristiche, anche morfologiche. A distanza di oltre vent’anni dalla sua scomparsa, avvenuta nel 1994, quando aveva superato la venerabile età di 91 anni, si può bene affermare, da semplici osservatori del fenomeno che egli ha rappresentato, che non è stato certamente un personaggio qualunque. Non avrebbe superato indenne la notorietà che si era conquistata grazie alla testimonianza di centinaia di persone, e nemmeno queste persone comuni. Sono stati, e molti ancora lo sono perché viventi, personaggi di primo piano, che gli sono stati vicino per anni e anni, sempre più persuasi che egli avesse prerogative del tutto particolari, che non erano nello specifico quelli dei  ‘maghi’ o sedicenti tali, ma qualcosa che si spingeva ben oltre i confini del razionale.

Lo stimavano, quasi lo veneravano, artisti e uomini che appartenevano alla scena politica nazionale e internazionale, tra loro c’erano anche capi di stato, aristocratici di primo piano, la regina Elisabetta, per esempio, John Kennedy, registi come Fellini, scrittori e giornalisti noti al pubblico. Tantissime persone  avevano assistito regolarmente a queste serate che si trasformavano in una sorta di ‘teatro dell’assurdo’, in apparenza, per le concezioni che si aveva della norma e della disciplina della materia. Ebbene, Rol, li aveva abituati allo sconvolgimento della realtà davanti a loro, attraverso interventi che erano frutto dei poteri di quella mente misteriosamente dotata dell’inclinazione a sfidare l’impossibile. Questo era Gustavo Rol, non un prestigiatore che ricorreva al mentalismo e alla prestidigitazione attraverso trucchi finissimi, come coloro che regolarmente si esibivano davanti ai telespettatori dei programmi televisivi domenicali.

Egli peraltro non amava il rumore su di sé, non era smanioso di notorietà, per tutta la vita è apparso sfuggente, pur amando la compagnia di amici e conoscenti, difendeva inflessibilmente la sua riservatezza e privacy, non amava parlare soprattutto delle singolari doti che possedeva. Era un signore che lasciava dietro di sé il segno inequivocabile della genuinità e autenticità di una natura onesta e limpida, non mercanteggiava i suoi poteri per fini di lucro, allontanava con sdegno qualunque allettante compenso, offriva in modo del tutto disinteressato quell’energia misteriosa alla gente comune, in modo naturale. Si prestava volentieri a soccorrere persone che affrontavano serie patologie, frequentava le strutture sanitarie, ed era stimato dai medici. Lo faceva in punta di piedi, con umiltà, aveva peraltro un grande fervore religioso,  ed era convinto che i poteri che aveva gli derivassero proprio dai misteriosi disegni di Dio.

Non accettava compromessi alle sue regole morali, e sfuggiva, anzi avvertiva ciò che di negativo proveniva dalle persone che lo avvicinavano, non esitando ad escluderle dalla sua cerchia qualora riscontrasse fondate ragioni ai suoi sospetti. Sensibilità finissima e ragione, due virtù che Rol associava come i binari di un treno, sui quali gli piaceva viaggiare nella vita in sicurezza, per difendersi dagli eccessi e stendere una garanzia sul suo operato, perché fosse eticamente ineccepibile. Nessuna definizione era realmente pertinente perché egli riuniva una lunga serie di potenzialità, per questo non era semplice attribuirgli un epiteto qualsiasi. Scrive Franco Rol, parente e biografo di Rol:

“All’origine di questa sua capacità, che annovera, tra le altre cose, possibilità come la telepatia, la chiaroveggenza, la bilocazione, la materializzazione e smaterializzazione di oggetti, la taumaturgia, la precognizione, i viaggi nel tempo, la telecinesi, l’endoscopia, la plasticità del corpo, il passaggio attraverso superfici solide e altri fatti straordinari come questi, vi è una scoperta che Rol fece a 24 anni, nel 1927, lo stesso anno in cui Heisenberg formulò il suo famoso principio di indeterminazione. Un giorno che era a Parigi, dopo quasi tre anni di sperimentazioni, scrisse nel suo diario:

«Ho scoperto una tremenda legge che lega il colore verde, la quinta musicale ed il calore. Ho perduto la gioia di vivere. La potenza mi fa paura. Non scriverò più nulla!». Da lì in poi, iniziò un percorso che si spingeva ben al di là dei limiti dei nostri sensi e della nostra coscienza, e che lo traghettò nel regno di quella che lui chiamò “Coscienza Sublime”, ovvero uno stato assai particolare della mente che noi in più occasioni abbiamo messo in relazione con il nirvana/ samadhi della tradizione indù..”

La frase che Rol, poco più che ventenne, riportò sul diario, poi anche resa pubblica, denota il suo sconvolgimento nel rendersi conto di quello stato quasi inesprimibile, quasi che egli stesso rifiutasse una doppia natura, l’ambivalenza che lo allontanava dalla naturale percezione dei sensi. Ne era intimorito, come se in lui convivesse un altro sé con amplificazioni di poteri difficili da controllare dalla coscienza. Non è semplice da descrivere quello che in realtà egli provò allorché diventò consapevole dell’energia incredibile che poteva veicolare, e attraverso transfert eccezionali, proiettare sulla materia, rendendola duttile e malleabile davanti a sé. Un fenomeno, ma non da baraccone, quale avrebbe rischiato di diventare se avesse accettato di rendersi disponibile davanti a tutti, alle telecamere per esempio, oppure passando nelle mani di personaggi che avrebbero solo sfruttato le sue doti per fini poco lusinghieri sul piano morale. La trasposizione d’energia, e lo stato interiore che si determinava in quei momenti, sfiorava la metafisica..

Nonostante fosse acutissimo nel presentire, con indubbie doti di chiaroveggenza, dunque, non riusciva a definire che cosa esattamente fosse quell’energia che gli pulsava dentro, e gli permetteva intuizioni che, un’infinità di volte, secondo le testimonianze, si erano rivelate esatte. Nel corso dei suoi esperimenti non andava in ‘trance’, restava lucido e presente a se stesso, mai nessuno lo aveva visto ‘assentarsi’ dalla coscienza, e proprio qui sta la differenza con coloro che manifestavano poteri paranormali. Suscitava ovunque stupore, e passava oltre i sospetti o prove alle quali tanti scettici  lo sottoponevano durante i suoi esperimenti per valutarne l’onestà e accertarsi che non vi  fossero ‘trucchi’ da abile illusionista.

Si diceva negli ultimi decenni della sua esistenza che egli ‘avesse reso luminoso il potere e l’intelligenza di Dio nei luoghi in cui passava..’

Quando gli scettici insistevano affinché si sottoponesse ad analisi di carattere scientifico, egli rispondeva: «Io debbo necessariamente agire con ‘spontaneità’, quasi “sotto l’impulso di un ordine ignoto” come disse Goethe. Mi sono definito “la grondaia che convoglia l’acqua che cade dal tetto”. Non é quindi la grondaia che va analizzata, bensì l’acqua e le ragioni per le quali “quella Pioggia” si manifesta. Non é studiando questi fenomeni a valle che si può giungere a stabilirne l’essenza, bensì più in alto dove ha sede lo “spirito intelligente” che già fa parte di quel Meraviglioso che non é necessario identificare con Dio per riconoscerne l’esistenza. Nel Meraviglioso c’é l’Armonia riassunta del Tutto e questa definizione é valida tanto per chi ammette quanto per chi nega Dio.»

Non che costoro si siano mai rassegnati a giustificazioni così limpide, tuttavia, in fin dei conti, c’erano come già si è detto, centinaia di testimonianze, che non si avvalevano di una conoscenza superficiale del fenomeno, ma di analisi asettiche, che non avevano alcuna ragione per mentire, attribuendo facoltà dubbie ad un uomo che in modo trasparente esibiva quelle doti.

Federico Fellini si consultava sempre con lui per qualsiasi iniziativa, a John Kennedy predisse la sciagura che lo aspettava, c’è da chiedersi perché tanti capi di stato, e personaggi d’ogni risma, che ricoprivano ruoli di primo piano nella società, si sarebbero recati da lui?

C’era questo andirivieni sulla porta di qualsiasi mago, pure accreditato su certi fenomeni? Io sono convinta che una ragione ci sarà stata se queste persone si fidavano ciecamente di lui e di ciò che affermava, la fiducia era indiscussa, e questo accadde per oltre cinquant’anni della sua vita.

Si testimonia che avesse il dono della bilocazione, che lo avessero visto attraversare muri, davanti agli occhi attoniti dei presenti, più di una volta qualcuno si era sentito male, aveva perso coscienza davanti alle performance dello ‘spirito intelligente’ di Rol, tale egli definiva le sue incredibili capacità. Per non parlare dei cosiddetti ‘apporti’, ossia oggetti che si materializzavano davanti ai presenti, tanti sono stati anche fotografati. Un mistero, manifestazioni che rientrano in una fenomenologia sfuggente anche per la scienza, che nei suoi confronti si è trincerata dietro svincoli e disimpegni che rientrano nel repertorio dello scetticismo. Rol sosteneva che ognuno avrebbe potuto, con l’esercizio e la costanza, portare la propria mente a rivelare tali potenzialità, a quanto pare c’è chi ha provato, anche dietro la sua guida, ma gli allievi, non hanno certamente raggiunto ‘le competenze’ del Maestro. E’ probabile che esistano persone che hanno sviluppato poteri mentali straordinari, ed è altrettanto possibile che essi li nascondano, perché la mente umana può esprimere terribili potenzialità, non sempre impiegate per fini di bene.
(Virginia Murru)

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