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Numerosi, sabato mattina, i fedeli ed i forestieri, per la processione dei Misteri

Mottola (Ta). Prima “U Fischett” ovvero la bassa musica. Poi, il troccolante e lo stendardo della Confraternita del Carmine, listato a lutto, la croce dei Misteri, con la corona di spine ed il sudario di lino bianco. Ed ancora, “U Mazzir” e centinaia di paranze tra un Mistero e l’altro.

È questa la processione dei Misteri di Mottola, che sabato mattina, all’alba, è uscita dalla chiesa del Carmine.

Tra le paranze (tutti confratelli e consorelle del Carmine), i dodici complessi statuari, portati a spalla: Gesù nell’Orto degli Ulivi, Gesù alla Colonna, Gesù incoronato di spine, la Caduta, la Veronica con il volto di Gesù e la Veronica con la tunica, Gesù in croce, Gesù deposto alla croce, la Pietà ed il Calvario.

A chiudere il corteo processionale, la bara di Gesù Morto, preceduta dai componenti del Consiglio d’Amministrazione della Confraternita del Carmine, anch’essi, come gli altri confratelli, in abito da rito, a piedi scalzi. Infine, il padre spirituale don Sario Chiarelli, la statua lignea dell’Addolorata ed il sindaco Luigi Pinto con consiglieri, assessori ed autorità militari.

Ed, ancora, le bande, i crociferi, i fedeli e numerosi forestieri, che, anche quest’anno, si sono assiepati soprattutto lungo i lati del corso cittadino, per vivere, in silenziosa compostezza, chi con commozione, chi con curiosità, il passaggio delle statue. In molti si sono inginocchiati dinanzi al Cristo Morto. La suggestione emotiva è stata tanta, la singolarità del momento, davvero unica.

La processione è stata scandita dal lento incedere delle paranze, oltre ottocento. Incappucciate, hanno la corona di spine di melograno sul capo; il cingolo bianco, intrecciato al cinto; i guanti e la tunica bianchi; lo scapolare marrone, con la scritta “Decor” avanti e “Carmeli” dietro, sormontato dalla mozzetta di color paglino, su cui è appuntato un fiocco di color nero, in segno di lutto. Nella mano destra stringono “U Prdon”, un bastone di color bianco ed, in segno di penitenza, camminano scalzi. I piedi sono impolverati, dolenti, stanchi.

Sono uomini, donne e bambini, tutti confratelli e consorelle del Carmine. “Nazzicando”, a passo lento ed andante, annunciato dal troccolante, hanno ripercorso le vie principali del paese, alle note delle marce funebri della Passione.

Hanno oltrepassato la soglia della centralissima parrocchia di via Mazzini, attorno alle 6 del mattino, per fare rientro a mezzogiorno inoltrato, dopo un lungo e sofferto peregrinare, come se avessero rivissuto il dolore del martirio di Cristo. Le statue pesano; le lunghe ore di cammino, anche.

Una processione davvero unica e singolare, quella dei Misteri del Carmine di Mottola, che si traduce, ogni anno, in un crescendo di religiosità e di commozione. La devozione si intreccia con la tradizione, la religiosità con un’inevitabile attrattiva turistica.

Nella foto, la bara del Cristo Morto
(Maria Florenzio)

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