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“Non vi prometto di rendervi felice in questo mondo, ma nell’altro”

Riceviamo e pubblichiamo questo messaggio-testimonianza di Marietta Di Sario, che ha come compagna di vita una carrozzina. Altre volte l’abbiamo ospitata in questa rubrica. Ed ogni volta la sua fede ci riempie il cuore. Questa volta ci parla del suo nuovo pellegrinaggio a Lourdes dal 25 aprile al 1 maggio scorsi. Nelle foto, in una è con i volontari dell’Unitalsi e una con il Presidente Paolo Carnevali dell’Unitalsi della Sottosezione di Carpi (Modena)


Era il 18 febbraio 1858 quando, per la prima volta, la Signora parlò a Bernardette Soubirous: “non vi prometto di rendervi felice in questo mondo, ma nell’altro”. La giovane è invitata dalla Vergine  ad una gioia che nessuno le potrà togliere!

Bernadette era una bambina sofferente, l’asma soffocava il suo corpo, come la miseria più estrema in cui viveva la sua famiglia. Oltre le sofferenze fisiche, Bernardette soffrì anche le sofferenze spirituali dovute al timore di essersi ingannata rispetto alle visioni. Inoltre, ebbe la sensazione di non aver corrisposto adeguatamente alla grazia di Dio. Eppure, la prima parola di Bernadette di cui si è conservato il ricordo nella storia è:“Quando il Buon Dio lo permette non ci si lamenta.”

L’incontro con Maria cambia la vita, Bernadette accoglierà la sofferenza nella consapevolezza di partecipare alle sofferenze di Cristo. Solo offrendo il proprio dolore per il bene e per la conversione dei peccatori, è possibile cambiare nell’intimo il male e ristabilire la carità. L’Immacolata Concezione propose a Bernadette un cammino di conversione, lo stesso che invita a percorrere ancora oggi ad ogni pellegrino che raggiunge la grotta di Massabielle. Lourdes è proprio questo, un invito alla conversione, un appello a cambiare la rotta!

“La conversione è la scelta coraggiosa di portare con Gesù e in unione con lui ciò che pesa e deforma la nostra vita”.

Era il messaggio che portai con me al ritorno dal mio primo pellegrinaggio a Lourdes. Era il 16 luglio del 1992 quando sul treno bianco dell’Unitalsi partii per il mio primo viaggio verso la grotta di Massabielle.

Cari amici, vi assicuro che arrivai a Lourdes carica di una zavorra pesantissima, quello della mia vita, della mia malattia!

Ho cinquantanove anni, ne avevo quattro quando sono stata colpita dalla poliomielite. La mia vita è trascorsa passando da un ospedale ad un altro, costellata da sofferenze fisiche di ogni genere, da rinunce, amarezze, delusioni…non basterebbe un giorno per raccontarvi quanto è stata dura la mia esistenza. Avevo undici anni quando ho smesso di camminare, da 48 anni la carrozzina è la mia compagna di vita, così sarà per il futuro. Per stare sulla carrozzina devo indossare un busto rigido che mi sostiene. Con il tempo il corpo si è immobilizzato ed indebolito fino ad una condizione di totale dipendenza dagli altri. La mia malattia atrofizza quel che resta dei miei muscoli ogni giorno di più.

Da quando la fede è entrata nella mia vita, precisamente da quando Maria, nostra Madre, e la famiglia dell’ Unitalsi si sono innestati nella mia storia, la sofferenza è diventata più sopportabile e il cammino mi appare meno impervio. L’incontro con la Mamma celeste ha rivoluzionato le mie prospettive di un tempo e mi ha fatto capire quale senso dare alla mia esistenza! Vivere per testimoniare l’amore per la vita e per il suo Creatore! E’ questo il senso che desidero dare alla mia vita perché quell’Amore a Lourdes per la prima volta l’ho toccato con mano. Come è possibile tenere vivo questo Amore?C’è solo una strada, quella della preghiera, attraverso la recita quotidiana del santo rosario. Riportiamo la preghiera nelle nostre case, nelle nostre famiglie…oggi come allora, la nostra Mamma ci esorta a dedicare del tempo alla preghiera, rendendo grazie per i doni ricevuti e affidando al Signore le necessità dei fratelli.

Partiamo per Lourdes come pellegrini per seguire le orme di Bernadette, alla scuola di Maria, è questo l’invito che mi sento di fare per il bene delle nostre vite. In questo cammino che non si esaurisce a Lourdes, ci viene richiesto di “andate alla sorgente a bere”, di dimenticare noi stessi e affidarsi, come Bernardette, a qualcuno di più grande di noi. A Maria ci presentiamo con le nostre miserie e la nostra sofferenza, ai suoi piedi ci scopriamo non solo figli ma anche fratelli. A Lourdes prendiamo consapevolezza che l’ Amore è relazione, anche nella sofferenza, che nel patire non siamo soli ma condividiamo il cammino. Perché non sia vana e fine a se stessa questa condivisione deve poter durare nel tempo, è per questo che si vive davvero Lourdes solo se il pellegrinaggio continua tutto l’anno. L’ associazione dell’Unitalsi in questo ci aiuta molto, proponendo tante occasioni di incontro e di confronto. Scendere dal treno bianco portando con sé solo il ricordo dell’esperienza vissuta non basta perché Lourdes non è un ricordo, vive e ci interroga ogni volta che incontriamo un fratello, soprattutto se è una persona malata, sola. Nel momento in cui rinunceremo ad una parte del nostro tempo anche solo per “stare” , senza avere la pretesa di “dare”, a chi, nel silenzio, chiede aiuto, allora inizieremo a diventare dei testimoni di Lourdes nel nostro quotidiano, iniziando un cammino di conversione che ci chiede di dimenticare il nostro io, con tutte le nostre sofferenze e le nostre delusioni, e mettere al centro Cristo attraverso l’amore e l’attenzione al fratello.

La promessa di felicità è certa e la gioia sarà davvero piena!

Lourdes, 2014

Marietta Di Sario


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