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Museo Gugliemo II di Monreale. Al Premio Internazionale Van Gogh in mostra anche un’opera di Nicola Andreace

Monreale. In occasione della mostra “Van Gogh Multimedia Experience”, in corso nelle sale del complesso Monumentale Guglielmo II di Monreale, fino al 29 aprile, l’editore Sandro Serradifalco ha ideato “Il Premio Internazionale Van Gogh”, a cui con Rino Lucia, consulente artistico e selezionatore e con Jose Van Roy Dalì, critico e pittore, ha invitato pochi artisti distintisi per aver dato un importante contributo all’arte contemporanea e per rendere omaggio al grande maestro olandese.

Finalità della mostra è, infatti, quella di mettere in risalto le doti degli artisti selezionati, testimoni del progresso della nostra arte contemporanea. Tra gli altri è stato invitato Nicola Andreace, (scrive l’editore Sandro Serradifalco sull’attestato) per il suo alto iter stilistico e professionale e per un riconoscimento alla sua spiccata personalità.

Così dal 14 al 22 aprile, nel complesso museale Guglielmo II di Monreale, tra le testimonianze artistiche attuali e quelle dei maestri del passato, c’è l’opera di Andreace “Comunicazione in proiezione”2011 (Tecnica Mista su tela, cm. 70×100), già presentata a Firenze nel palazzo Ximénes Panciatichi (19-21 gennaio 2018), premiata con targa  e a Venezia, nel Palazzo Scuola grande della Misericordia (16-19 marzo 2018) premiata con il seguente  riconoscimento ”All’artista Nicola Andreace per la sapiente interpretazione dell’arte. La sua creatività, connubio perfetto di armonie e luce, possiede l’abilità di catturare la sensibilità dell’anima.

In “Comunicazione in proiezione”, Andreace mescola grafica, pittura e simboli per raccontarci le sue riflessioni e ricordarci quanto era solito affermare: “L’arte sconfiggerà i fantasmi del passato, lo squallore del presente, il silenzio del futuro”. Nell’opera, a uno scorcio di case di Massafra strettamente affiancate e colorate di arancio, metafora della comprensione e saggezza, si contrappone diametralmente opposta in bianco e nero con linee essenziali una strada vuota con case geometricamente squadrate. Tra loro grandeggia un uomo, individuato non con il nome, ma con i numeri (codice fiscale, tessera d’identità, tessera sanitaria ecc.), solo, con le sue diffidenze e paure, cinico autore di soprusi, ma anche vittima, personificazione di una realtà precaria, instabile.

Completano l’opera cesti di uva e una melagrana, simboli di energia vitale, ma anche di pietà. In tal modo Andreace, rappresentando la realtà, pur non volendo fare il moralista, ci svela il suo io interiore, Con la sua inventiva, che è energia dinamica, egli trasforma le immagini in figure dell’eterno tempo e manifesta il suo immenso rispetto per la vita, sorgente della sua arte.

Egli, insistendo sulla potenza comunicativa dell’arte e sulla sua innata capacità di generare speranza, riteneva che in essa, dove storie, culture ed esperienze diverse, s’incontrano, dialogano e si confrontano, si potessero trovare quegli spunti per una riflessione e quei suggerimenti per superare  la crisi dell’uomo e della società che lo circonda.

Nella foto l’opera di Nicola Andreace con accanto il critico e pittore Jose Van Roy Dalì, critico e pittore.
(N.F.A.)

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