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Mostra Impètra ad Albissola Marina e proposta a tutti i poeti

Albissola Marina. Rosanna Li Causi è una giovane donna siciliana che vive in Liguria per lavoro. Infatti, dopo aver conseguito  la laurea specialistica in scultura all’Accademia di Belle Arti di Palermo e aver sperimentato lavori, mostre e importanti collaborazioni (tra cui il monumento commemorativo in bronzo ai caduti di Ustica presso la Prefettura di Monreale), ha scelto di insegnare scultura al Liceo Artistico Martini di Savona.

Ora, fino al I settembre, espone le sue sculture presso il Circolo culturale Eleutheros, via Colombo 23, Albissola Mare (orario 17-19,30; lunedì chiuso).


Il titolo della mostra enuncia già la sua intenzione: impètra, in siciliano (da pronunciarsi con la “t” sicula), significa in pietra e si dice spesso di ciò che resta pietrificato, magari per stupore, come si usa anche per indicare il vino con un alto tasso alcolico, forte, terroso. In italiano, impetrare è, invece,  “ottenere qualcosa da qualcuno, con preghiere o implorazioni” (dal dizionario): per questo colleghiamo facilmente questo verbo alla religione che è un chiedere, al di sopra del nostro mondo fisico, magari anche solo a se stessi, per raggiungere obiettivi materiali o spirituali attraverso regole, percorsi, preghiere…


L’etimologia dei termini è, dunque, la soluzione stessa della mostra, nell’intreccio di sicilianità, distante ma non abbandonata, un cordone ombelicale che non necessita di essere tagliato perché  fonte vivificatrice di ispirazione e radice stessa dell’essere, e la nuova vita in un ambiente “straniero”, vita scelta e desiderata come circostanza di cambiamento e crescita.

Così, nelle sculture di Rosanna ritorna la grande grotta della Gurfah (antro, in arabo), nei luoghi di origine di sua madre e sede di molte sue vacanze estive da bambina, dove arrivava partecipando alla Marcialonga di sette chilometri che celebrava i raccolti di grano della zona (straordinario reticolo di tradizioni pagane, divinità agresti e festività cristiane). Nella sua mente, quelle grotte enormi (http://it.wikipedia.org/wiki/Grotte_della_Gurfa), a più piani, addirittura collegate a reminiscenze elleniche (forse sede della tomba di Minosse), sono archetipo architettonico in cui si sviluppa un mondo sepolto, chissà, nell’inconscio, ma vitale e accogliente.


-Scavando nell’argilla,- spiega Rosanna con la passione che pervade la sua essenza femminile- ritorno alla Gurfah, alla culla di popoli diversi, e cerco le mie stesse origini. Metto in scena l’amore e la nostalgia della terra lontana ma anche ri-creo le domande dell’essere umano: da dove veniamo? perché nasciamo in un luogo o nell’altro? perché quel luogo permane dentro di noi? Chiedere o rispondere è scavare case o cattedrali (centri liturgici), trovare la casa dell’anima, primigenia, riscoprire la madre, manipolando la terra- madre-femmina, donna, capace di generare…-

L’esposizione inizia con un sasso, proprio all’ingresso: imitazione di un semplice sasso trovato nella spiaggia di Bergeggi, vicino a Savona (l’immagine che si trova nell’invito alla mostra stessa).

–Allora, mi sono detta che a 1100 chilometri di distanza, -rimarca sempre Rosanna- c’è lo stesso sasso, perché l’origine è questa, e l’ho ri-creato con un omino sopra, che nasce da questa madre terra per domandarsi, dall’inizio dei tempi, dove va, perché e cosa fa in questo mondo…-


Poi c’è il trittico in cui nelle case o grotte o rifugio-riparo si esplica la preghiera attraverso  linguaggio,  vista,  udito, o il gruppo composto da tre pezzi:  le case bianche mediterranee umiliate dalle guerre (quanta triste attualità!), la casa evoluta con le finestre e, ancora, sopra, la grotta dell’origine, con all’interno i sassolini blu che sono desideri, figli, pensieri…   C’è, infine,  una visione: la casa dei bimbi indaco che si credevano nati con poteri soprannaturali in grado di portare il mondo al bene e alla pace… La rassegna si conclude con un busto d’uomo da cui spunta un geco perché “spunta sempre qualcosa da qualche parte”.


Rosanna merita molta attenzione e, secondo me, anche molta poesia, perché propone una mostra fortemente filosofica e poetica. Le sue figure non possono non scavare dentro di noi, argilla vivente, nati dalla stessa madre, assetati di ricerca e di responsi, origine e destino delle creature. Per questo, io proporrei una sfida artistica: visitare e riflettere sulla mostra e, quindi, interpretarla in versi o brevi pensieri.  I lavori, poi,  potrebbero trovare spazio sul sito dell’Associazione Culturale Savonese Zacem (www.zacem-online.org).
(Renata Rusca Zargar)

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