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Cultura, presentato ad Arnasco il libro “Sciasceline, le mani invisibili” Pubblicato Sunday 01 November 2009
Argomento: Cultura, Arte e Spettacolo
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Arnasco. E’ ripresa ad Arnasco la tradizione degli incontri con gli autori nella sala del Teatro polivalente: ieri sera ospiti della cittadina dell’entroterra ingauno sono stati Silvia Genta, autrice del volume “Sciasceline, le mani invisibili” ed il giornalista Claudio
Porchia, che ha presentato l’autrice.
“E’ una gioia - ha detto il sindaco Alfredino Gallizia - poter ospitare ad Arnasco una scrittrice cosě giovane e cosě in sintonia con gli ideali e gli interessi della nostra comunitŕ. Il lavoro femminile e l’ulivo, che sono al centro della sua ricerca, sono due aspetti strettamente legati alla storia del nostro paese che proprio all’ulivo deve oggi gran parte della sua ricchezza”.
Il libro di Silvia Genta, č dedicato alle raccoglitrici di olive, provenienti dai paesi a cavallo fra Piemonte e Liguria, che dalla fine del Settecento, fino al secondo dopoguerra, venivano nelle valli ingauna a cercare lavoro: “Erano mogli, madri e fanciulle - ha detto la Genta - che si lasciavano alle spalle le difficoltŕ di una terra aspra ed avara di prodotti durante l’inverno, per venire a fare la raccolta delle olive in Riviera”.
L’ autrice ha raccontato questa storia giŕ in alcune scuole della nostra provincia, dove č stato pure proiettato il film documentario: “Per un pugno di olive” di Franco Fausto Revelli, prodotto da Zemiafilm e tratto proprio dal volume scritto da Silvia Genta. “Nel realizzare questa ricerca - ha detto la scrittrice - mi sono ispirata a Nuto Revelli, lo storico che per primo cercň di mettere in luce l’importanza della donna nella storia del lavoro nel nostro paese”. Sciasceline era la definizione che nel ponente ligure veniva data alle donne che arrivavano, in migrazione stagionale, dal basso Piemonte e dall’Emilia per raccogliere le olive. A Sassello, un piccolo borgo dell’Alta Val Bormida si deve il soprannome dato a queste giovani donne, poiché le prime ad arrivare provenivano proprio da questo comune.
”Come mondine di Liguria - ha detto Claudio Porchia - le Sciasceline erano ragazze che vivevano qualche mese lontano dal paese, per guadagnarsi qualche soldo e per non pesare sul magro bilancio delle famiglie. Malgrado il lavoro duro negli uliveti, restavano giovani donne con tutta la voglia di vivere. La forza di questo libro sta proprio di aver affrontato una tematica cosě forte e drammatica, sapendola restituire all’onore della storia grazie alla forte umanitŕ che emana dalle interviste di quelle prime donne che hanno avuto il coraggio di raccontare la loro storia”.
“Dalla fine del 700, - continua la Genta - prima dell’introduzione delle reti e fino al secondo dopoguerra, le olive venivano raccolte una ad una e le sciasceline raccoglievano ogni oliva caduta per terra stando chine per ore e ore. Un lavoro duro, al freddo, con i geloni alle ginocchia e soprattutto lontano dal proprio paese, dalla propria casa. Un lavoro che riempiva i tempi morti della montagna e che permetteva alle giovani donne di dare un aiuto alla famiglia.
Le coraggiose ragazze tornavano alla fine dell’inverno. Tra novembre e gennaio avevano raccolto a mano migliaia e migliaia di olive, avevano, cantato, lavorato e vissuto insieme”.
Ora il libro č diventato anche un documentario ed anche un’opera teatrale, sono state raccolte altre interviste, c’č un sito Internet, si sono aggiunti una mostra, un cd musicale: insomma da una piccola ricerca dedicata ad un tassello di microstoria si č messo in moto un meccanismo che sta crescendo in tutta la sua forza dirompente: “Vado nelle scuole e nei comuni che mi invitano - ha detto la Genta - per far conoscere questa pagina di storia che ci appartiene e che puň essere anche un modo per far capire come nel nostro passato ci siano tanti punti di contatto con la realtŕ tragica che ci circonda”. Questo progetto - conclude Porchia - dal mese di marzo 2009 č diventato disponibile per diversi contesti, dalle scuole ai teatri, dalle manifestazioni alle feste di piazza, dalle rassegne teatrali a quelle musicali. E puň essere un buon veicolo di divulgazione per conservare la nostra memoria e lasciare ai nostri figli un mondo ricco di valori”.
(Claudio Almanzi)
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