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Massafra. Un elogio, un rimprovero e un chiarimento

Un elogio

Mi è molto piaciuto il video di Fabrizio Quarto, ma mi sono piaciute di più le sue parole riferite alla nostra Massafra: “… è un luogo meraviglioso, noi massafresi dobbiamo essere all’altezza di tanta bellezza, dobbiamo prendercene cura, dobbiamo farla crescere sana e forte, solo così avremo onorato la nostra terra, solo così avremo onorato noi stessi!”

Bravo Fabrizio, ti esprimo pubblicamente il mio elogio per queste parole, soprattutto per le ultime: onorare la nostra Terra; ci avrei aggiunto il verbo “amare”, “amare e onorare la nostra Terra”.

In quella frase è condensato il più bel programma che ogni sindaco, ogni consigliere comunale ma persino ogni cittadino dovrebbe fare suo nella vita di tutti i giorni. Amare e onorare la nostra Terra, quella che ci ha visti nascere, è come amare e onorare la mamma che ci ha generati. Non è una cosa facile rimettere in sesto l’amministrazione di Massafra dopo 10 anni di gestione Tamburrano, ma chiunque sarà eletto, se rimarrà fedele a quello spirito, non tarderà a trovare la soluzione ai tanti problemi e troverà sempre la comprensione e l’appoggio della gran parte dei cittadini che hanno a cuore le sorti di questa Città.

Un rimprovero

E’ buona regola per ogni buon amministratore che lascia l’incarico, tenere in ordine i conti e presentare alla Città il bilancio della propria attività. La cosa che voglio rimproverare all’amico Martino Tamburrano è questa: non avere sentito il dovere, dopo dieci anni di amministrazione, di dare il rendiconto della propria gestione, di illustrare le opere e i traguardi raggiunti nella crescita culturale, sociale ed economica della Città. Questo finora non è avvenuto, ma mi preoccupa soprattutto ciò che si vocifera e cioè che esiste un colossale debito lasciato in eredità alla prossima Giunta. Si parla di un debito nei confronti di un imprenditore che oscilla tra 12 e 16 milioni di Euro, cioè tra 24 e 36 miliardi delle vecchie Lire. Abbiamo il diritto di sapere se questo debito esiste, da cosa nasce e chi l’ha causato. Vogliamo sapere chi è il responsabile, visto che non si tratta di qualche centinaio o di qualche migliaio di euro. Si tratta di un errore imputabile a un amministratore o a un funzionario? Si tratta di errore o di altro?

In attesa che arrivi la risposta, s’impone un’altra considerazione. In questi 10 anni l’attività imprenditoriale e le fortune di una società che opera nel campo del trattamento dei rifiuti sono cresciute in modo astronomico e i frutti sono sotto gli occhi di tutti e di questo ci rallegriamo. Purtroppo, di pari passo, la Città si è impoverita e non ha tratto alcun vantaggio dall’avere nel proprio territorio un impianto per la produzione di CDR e un inceneritore che brucia 700 tonnellate al giorno di CDR con le relative immissioni inquinanti, pur modeste che siano. La Città in questi 10 anni è stata abbandonata alla logica di quella impresa e nessuno ha fatto mai valere l’interesse pubblico, nè, tantomeno, ha fatto eseguire controlli sia di giorno sia soprattutto di notte per vigilare che quell’attività pericolosa per la salute e per l’ambiente si svolgesse nel rigoroso rispetto della legge. Quando passate davanti alla discarica e sentite quell’orribile puzza, significa che in quel momento l’imprenditore sta risparmiando a spese della collettività, cioè a spese della salute di noi tutti. Infatti, pur essendo dotato d’impianto per la diffusione di un liquido che spruzzato scompone e abbatte la puzza, raramente viene messo in funzione. Naturalmente quel liquido costa parecchio e, siccome nessuno controlla, l’imprenditore fa i comodi e gli interessi suoi, e non gli si può dare torto.


Un chiarimento

Una mia cara amica (così almeno l’ho sempre considerata e la considero) ritiene che i miei interventi in campagna elettorale non sono ammissibili e che, se volessi parlare, mi sarei dovuto candidare. Questa tesi mi pare sbagliata per diversi motivi. Seguendo la logica della mia amica, la politica sarebbe riservata solo a coloro che si candidano e che poi vengono eletti. Quindi se uno si candida e poi non viene eletto deve tornare nel suo privato e non rompere. Tutti gli altri cittadini che non si candidano dovrebbero tacere. Non mi sembra una impostazione propriamente democratica e non la condivido. Rispondo alla mia amica che non ho bisogno di candidarmi per fare politica. Se fare politica è rendere un servizio alla mia Città, ebbene questa cosa la faccio tutti i giorni da 37 anni. Ho scritto, e ripeto, che mi considero un consigliere comunale, seppure “onorario”, e quello che faccio nel campo dello studio e della divulgazione delle conoscenze dei beni storico-artistici e archeologici e della promozione del nostro territorio, lo faccio del tutto gratuitamente e, se non lo faccio io, non lo fa nessun altro a Massafra. Se mi candidassi e, putacaso, fossi eletto, ciò che faccio ora non potrei farlo più. Negli ultimi due anni sono venuti a mancare alcune colonne portanti della Cultura a Massafra: Gino Convertino, Nicola Andreace, Attilio Caprara e Orazio Santoro, senza dimenticare in campo accademico il prof. Orazio Bianco. Orbene, molti di costoro sono stati miei maestri e, venendo meno loro, considero mio dovere trasmettere alle nuove generazioni, dai ragazzi delle elementari ai giovani e ai meno giovani, il bagaglio di conoscenze che mi hanno trasmesso per far conoscere a tutti la multiforme bellezza del nostro territorio. Cara Clementina, ti voglio bene e ti prego di comprendere le ragioni che mi spingono a intervenire nel dibattito elettorale. Le Gravine e il patrimonio storico, archeologico, artistico e architettonico che esse racchiudono sono stati sempre la Cenerentola a livello politico e amministrativo. Un depliant in quadricromia e qualche battuta a effetto in campagna elettorale e poi più niente: questo è successo finora. Ho sempre detto ironicamente, ma con una punta di amarezza, che il Comune di Massafra spende per le Gravine esattamente la stessa somma che spende il Comune di Palagiano, cioè Zero. Con la differenza che Massafra ha venti Gravine tra grandi e piccole e Palagiano non ne neppure una. Siccome i matrimoni non si possono fare coi fichi secchi, anche la tutela e la valorizzazione del patrimonio rupestre non si può fare solo con le buone intenzioni. Chi deve dire ai nuovi amministratori che, se vogliono essere credibili, se vogliono veramente amare e onorare Massafra come merita, già da ora si devono impegnare a stanziare nel Bilancio comunale una cospicua somma da destinare esclusivamente al recupero, alla conservazione e alla valorizzazione del nostro patrimonio rupestre e ipogeo? Alcuni candidati propongono di concorrere ai bandi e ai fondi europei, ma lo sa questa gente che quasi tutti i programmi europei si fondano sul cofinanziamento? E se manca un Capitolo di Bilancio ad hoc da dove prenderanno i quattrini per partecipare a quei bandi?

Nelle foto: Fabrizio Quarto; Martino Tamburrano.
(Giulio Mastrangelo)

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