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Massafra nel X secolo

Taranto. Con la completa distruzione di Taranto e con la deportazione come schiavi dei suoi uomini sfuggiti alla morte in combattimento, è ragionevole ritenere che Massafra, a partire dal 928, sia diventata il capoluogo del Distretto e sede di Gastaldato.

Ci induce a ritenere in tal senso la prima fonte scritta ove compare il toponimo di Massafra, un atto giudiziario, più precisamente la sentenza emessa in castello Massafra[1] nel novembre 970 d.C., l’unica di tale periodo (fig. 5).

Attraverso tale preziosa fonte documentaria sappiamo che nel X secolo, dunque in epoca prenormanna, esisteva un centro urbano, Kastron bizantino o Castellum (come lo chiama la sentenza cassinense), di nome Massafra presieduto da un Gastaldo, che – come è noto – assommava ed esercitava funzioni amministrative, giudiziarie e militari sul territorio a lui affidato. La vicenda portata alla cognizione del Gastaldo Trifilio è ben nota.  Il monaco e presbitero Ilario, abate della chiesa di San Pietro della città di Taranto, lamentando che tale Iocardo ‘per birtutem et malo hordine’ fosse entrato ‘in ipsa clausuria nostra’[2] e lo avesse privato del terreno recintato danneggiando cinque termiti (alberi di olivo), ricorre al Gastaldo di Massafra chiedendo (‘Iudica nobis domine’) di essere reintegrato nel possesso del terreno appartenente al suo monastero.

È singolare far notare perchè il presbitero Ilario si sia rivolto al Giudice di Massafra.

A rigor di logica, si sarebbe dovuto rivolgere al Giudice di Taranto.

Senonchè, avendo chiesto giustizia al Gastaldo di Massafra, è evidente che nella seconda metà del X secolo questa Autorità era l’unica competente ratione loci a jus dicere, cioè a conoscere della lite. Pur se nel 967 era avvenuta riconquista di Taranto da parte delle truppe di Niceforo Foca, le cose non cambiano. Infatti, anche dopo l’arrivo dei bizantini, Taranto non cessa di essere un luogo insicuro: nel 976, infatti, viene di nuovo messa a fuoco e fiamme dall’Emiro di Sicilia[3]. Il cambio di regime ancora troppo recente, il fatto che Taranto fosse ancora un cumulo di macerie non facilmente difendibile dalle temibili e ricorrenti scorrerie saracene, la persistenza del diritto e delle consuetudini longobarde nella popolazione a maggioranza latina sono i motivi che inducono i  bizantini a non spostare  gli uffici amministrativi e giudiziari dal Castello di Massafra che, per essere l’unico avamposto fortificato, è il luogo più sicuro nei dintorni di Taranto, lasciando l’amministrazione della giustizia nelle mani di un greco di nome Trifilio. Ne consegue che a partire dal 928 e forse fino all’arrivo dei Normanni, Massafra è stata – quantomeno di fatto – il capoluogo del Gastaldato di Taranto.  Ciò implica un’altra osservazione. Poiché – di norma – i Gastaldati avevanosede nelle città episcopali[4], èlegittimo chiedersi  se, nel periodo considerato, anche il vescovo di Taranto abbia risieduto a Massafra. La cronotassi episcopale per  Taranto non ci aiuta in tal senso in quanto, per oltre due secoli (dal 744 al 968),  non ci è rimasta memoria di alcun vescovo titolare della sede di Taranto. Solo nel 968 ci è nota la elezione di tale Giovanni  ad arcivescovo di Taranto da parte del Patriarca di Costantinopoli. Allo stato delle nostre conoscenze, quindi non si può affermare che Massafra nel X secolo fosse anche sede di vescovado ma, è molto probabile, che sia avvenuto qui ciò che ebbe a verificarsi a Brindisi nello stesso periodo. L’arcivescovo di Brindisi, infatti, “in seguito alla pressione saracena, aveva traslato la sua residenza in Oria”[5]. Ciò che, invece, possiamo affermare senza tema di essere smentiti è che ad un potere politico amministrativo, militare e giurisdizionale inerisce necessariamente un territorio, cioè l’ambito circoscrizionale su cui quel potere viene esercitato, e che la base territoriale di Massafra nel X secolo si estendeva, a Sud-Est, quantomeno sino al fiume Tara, perchè il controllo e la difesa di tale importante fonte di acqua dolce aveva natura strategica, e, a Nord-Est, sino alle Pianelle. Questo spiega come mai nel 1594 per ributtare a mare i turchi sbarcati presso il Tara interviene non il Vescovo di taranto ma il vescovo di Mottola Jacopo Micheli e i suoi armati fra cui molti massafresi. Se il fiume Tara non fosse appartenuto alla sua diocesi, il Vescovo di Mottola non avrebbe avuto né il diritto né il dovere di difendere un territorio non rientrante nella sua giurisdizione.
(Giulio Mastrangelo)



[1] Sul prezioso documento conservato presso l’Archivio di Montecassino vedi il mio Un giudicato longobardo del 970 in Terra d’Otranto, in Annali della Facoltà di Giurisprudenza di Taranto, Anno IV, Cacucci ed., 2011, p. 299 ss.

[2] I termini ‘chiusura’, ‘clausura’, ‘chiusa’ sono sinonimi di ‘difesa’ ossia di terreno recintato con parieti a secco: Vedi sul punto il mio Su un’antica servitù di pascere, legnare e addacquare esercitata dai massafresi sulla difesa di S. Marco dei Lupini in tenimento di Palagiano, in Archeogruppo 3, Bollettino dell’Archeogruppo “E. Jacovelli”, Massafra 1995, pag.

[3] R. Caprara, Banditismo e pirateria, in Idem, Le torri costiere per la difesa anticorsara in provincia di Taranto, 1982, pag.11.

[4] C. D. Fonseca, Aspetti istituzionali dell’organizzazione ecclesiastica meridionale dal VI

al IX secolo, in Particolarismo istituzionale e organizzazione ecclesiastica nel Mezzogiorno meridionale, Galatina 1987, pag. 14.

[4]    C.D. Fonseca, L’organizzazione ecclesiastica dell’Italia Normanna tra l’Xi e il XII secolo: i nuovi aspetti istituzionali, in Particolarismo cit., pag. 82. meridionale, Galatina 1987, pag. 14.

[5] C.D. Fonseca, L’organizzazione ecclesiastica dell’Italia Normanna tra l’Xi e il XII secolo: i nuovi aspetti istituzionali, in Particolarismo cit., pag. 82.

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