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Massafra. Concerto-preghiera di Al Bano per la restaurata Cappella del SS.mo Sacramento

Massafra. “Grande preghiera cantata”. Si potrebbe definire così l’entusiasmante ed emozionante concerto dell’artista pugliese e del mondo Al Bano che è stato accompagnato all’organo dal M° Artenisio Paoletti.

Ma ne parleremo più avanti. Andiamo con ordine.

Cominciamo col dire che è stata per tutti una serata  irrepetibile, indimenticabile quella dello scorso 18 dicembre nella super affollata Antica Chiesa Madre in occasione della conclusione dei lavori di restauro della “sontuosa Cappella” settecentesca di cui è Rettore Mons. Cosimo Damiano Fonseca. E’ stato proprio questi con animo profondamente grato a rivolgere il più cordiale benvenuto e il più caloroso saluto a quanti hanno partecipato all’evento, momento significativo ed esaltante della conclusione dei lavori di restauro.

Il pensiero riconoscente del prof. Fonseca è andato innanzitutto al beneamato Pastore, S. E. Mons. Pietro Maria Fragnelli, che ha sempre guardato con amabile attenzione non solo all’itinerario spirituale e religioso compiuto in questi ultimi anni dall’Arciconfraternita del SS.mo Sacramento e dall’Associazione Maria SS.ma del Pozzo, ma anche all’impegno culturale e pedagogico profuso per far riacquisire alla Comunità massafrese il senso della “matricità” di questa Antica Chiesa Madre entro la quale vi sono tracce cospicue di una fede millenaria: senso della “matricità” inteso come stigma di appartenenza e come gene di identità.

Insieme con quella nei confronti del Vescovo, la riconoscenza di Mons. Fonseca si è fatta altrettanto viva e sensibile nei confronti di un ospite atteso e di un artista illustre, “il carissimo Al Bano” (come l’ha chiamato), il quale, reduce da una tournée nei Paesi nordici dell’Unione Europea, ha voluto portare a questo evento la testimonianza del suo impareggiabile talento canoro.

“La sua venuta a Massafra  (ha fra l’altro detto il prof. Fonseca) vuole essere altresì un atto di testimonianza e di memore affetto nei confronti di Giuseppe Giacovazzo, Peppino per gli amici e fraterno amico di Al Bano e mio – giornalista insigne, scrittore di singolare talento, Senatore della Repubblica e Sottosegretario di Stato agli Affari Esteri, che il 1° marzo scorso era qui presente in occasione del mio ottantesimo compleanno. Il Concerto di Al Bano vuol essere un rinnovato abbraccio e una testimonianza di grande affetto”.

Il prof. Fonseca ha rivolto anche il suo grazie al concittadino, il Maestro Gianvito Tannoia, docente presso il Conservatorio Musicale Duni di Matera, del quale il prof. Fanelli (coordinatore della serata) ha letto il prestigioso curriculum nel quale viene sottolineato il suo ruolo nella tradizione organistica nazionale e internazionale contemporanea (in questa occasione ha eseguito all’organo l’op. 4, n. 4 in fa “Organkonzert” di Georg Friedrich Haendel).

Il prof. Fonseca ha rivolto ringraziamenti ai suoi illustri e cari colleghi (mirabili relatori dell’evento “restauro”), il prof. Pietro Dalena dell’Università della Calabria (ne parleremo prossimamente) e il prof. e architetto Filiberto Lembo dell’Università della Basilicata.

Il primo, il prof. Dalena, per essere stato prezioso tramite con Al Bano nel quadro altresì dei futuri rapporti di collaborazione scientifica a Cellino San Marco, e il secondo, prof. Lembo, per aver curato il restauro della Cappella, filologicamente rigoroso, severamente essenziale e criticamente attento alle superfetazioni, sovrintendendo alle maestranze impegnate nell’impresa: la Ditta Vito Locorotondo per le opere murarie e il Maestro marmoraro Joseph Lopriore, la Ditta Aristide Annese per gli impianti elettrici, l’impresa Fabio D’Eredità per la ripulitura e il risarcimento degli stucchi e delle decorazioni. “Cappella a pianta centrale vignolesca”, come lì’ha definita il prof. Lembo, riportata allo stato del momento di massimo fulgore e che adesso si può ammirare così come era stata pensata e realizzata nel ‘700.

Il prof. Fonseca ha anche espresso la sua affettuosa riconoscenza al prof. Gregorio Angelini, Direttore Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici delle Regioni Campania e Puglia, al qual è legato da un’amicizia ultratrentennale che ha le radici negli anni ottanta quando con funzioni diverse, ma con il medesimo spirito e impegno civile, operavano a Potenza dopo il tragico sisma del novembre 1980 per aiutare le genti lucane a uscire dalla crisi economica e sociale. “A lui nella sua alta funzione istituzionale (ha detto) mi preme dirgli grazie per la proficua collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici della Puglia e segnatamente con l’Arch. Augusto Ressa intervenuto a questo incontro e che altresì ringrazio”.  Ed a sua volta il prof. Angelini ha portato una testimonianza di quei tempi dicendo fra l’altro “Il prof. Fonseca ha inventato l’Università della Basilicata… con un risultato straordinario!”

Un compito doveroso e gratificante quello svolto nel corso della serata dal prof. Fonseca, che non ha dimenticato il suo “mestiere di storico” e a riservarsi (e a riservarci) una ultima chiosa.

“Mi chiedevo rileggendo la scritta che è incisa nell’anello sottostante il tiburio “1556”, data del probabile completamento della Cappella, come mai si affermi in maniera tanto precoce la devozione al Santissimo Sacramento e attraverso quali tramiti il Decreto sul Santissimo Sacramento dell’Eucaristia approvato nella Sessione XIII del Concilio di Trento l’11 ottobre 1551, fosse giunto nel nostro allora piccolo centro demico dell’arco jonico.

Ebbene a me sembra che tre vescovi di Mottola siano stati i tramiti di questa recezione del Concilio di Trento e, conseguentemente del Decreto sull’Eucaristia: il primo è il domenicano Fra Angelo Paschalis, vescovo di Mottola dal 1537 al 1550 che partecipò all’assise tridentina sin dall’inizio (1541), il secondo Scipione Rebiba (1551-1560) dell’Ordine dei Teatini che venne elevato alla porpora cardinalizia e su cui ha scritto di recente – 2007 – un saggio di grande interesse Basilio Rinaudo e il terzo è Cesare Gesualdo (1560-1566) il quale partecipò nel 1561, insieme con Bartolomeo IV Sirigo, vescovo di Castellaneta e segretario del Concilio di Trento al Sinodo metropolitano indetto per l’attuazione dei Decreti tridentini. Ma non va dimenticato il ruolo dei Pappacoda feudatari di Massafra in stretto collegamento con gli ambienti riformatori napoletani e più che probabili committenti della erezione della Chiesa Madre e verosimilmente della Cappella del SS.mo Sacramento”.

Non possiamo non far presente anche ai nostri lettori che il restauro, di cui abbiamo parlato, è stato voluto tenacemente e finanziariamente dalla sorella del prof. Fonseca, Comasia,  ben al di là della circostanza dell’ottantesimo compleanno del fratello e lo ha fatto nell’intento di ringraziare il Signore per i benefici che nella sua provvidenza ha voluto concedere a lei e a tutta la famiglia. Ne è interprete il testo della lapide apposta alla sinistra dell’accesso alla Cappella sulla quale tutti i famigliari hanno voluto rendere grazie al Signore “per gli innumerevoli benefici ricevuti”.

Ed ha concluso il suo intervento con queste parole: “Vorrei che tutti voi, questa sera vi uniste a noi in questo atto di solidale preghiera”.

Un serata a dir poco stupenda, lo ripetiamo. Nel corso del suo intervento il Vescovo ha evidenziato l’opera personale, sacerdotale e culturale del “caro don Cosimo” soffermandosi su questa cappella (“ciliegia sulla torta”…), nuovo dialogo tra vangelo e cultura, invitando tutti a percorrere le vie della bellezza ed augurando a se stesso e agli altri: a “Guardare lontano e chiedere al Signore di nutrirci del pane della bellezza e del pane della vita”.

Ha fatto seguito il concerto del “grande”  Al Bano, un cantante, un uomo, un amico, un fratello che non ha voluto che si leggesse neppure il suo curriculum. Ha iniziato (senza prova alcuna) con “Ave Maria”, brano scritto da Bach e  circa 100 anni sviluppato con una nuova melodia da  Gounod e di cui ha curato (come di tutti gli altri brani) la rielaborazione insieme al M° Paoletti. All’unisono con se stesso ha poi cantato “Tu scendi dalla stelle” e poi “Mattinata” di Leoncavallo (con sue parole), “Panis Angelicus”, “Tra cielo e terra” (con testo di Giuseppe Giacovazzo edall’artista dedicata alla figlia di Giacovazzo e a sua figlia…), l’intermezzo della “Cavalleria Rusticana”, concludendo con “E’ la mia vita”, titolo anche di un suo libro, l’ultimo dei quali è “Ci credo”, nel quale si racconta rivelando come il suo credo sia stato puntellato da incontri importanti con Padre Pio, con Madre Teresa e con Giovanni Paolo II. E nel corso della serata ha fatto comprendere a tutti il suo “credo”.

E bene ha detto il prof. Fonseca che “non possiamo scambiare il dono che ci fatto se non con rinnovato affetto e la grande ammirazione per questo dono di Dio che è la sua voce”. L’artista è riuscito anche ad arricchire la fede di tutti specialmente alle vigilia di un elemento straordinario e meraviglioso e lo ha fatto in stretta correlazione con quella simbolica della Cappella del SS.mo Sacramento ed a tutti ha proposto di diventare buoni non solo un giorno, ma tutti i 365 dell’anno. Tutti in piedi ad applaudirlo.

Particolare il ringraziamento al prof. Fonseca che gli ha fatto dono della prova d’autore (un unicum) dell’affresco conservato nella chiesa “Natività della Vergine”, pubblicato nel calendario artistico del Gran Priorato per la Terra d’Otranto dell’Ordine di Malta.  Ai maestro Paoletti e Tannoia  ha donato ciascuno una tavola numerata del libro delle figure, la più bella ed importante raccolta di teologia figurale e simbolica del Medio Evo, realizzata nel periodo in cui era presidente del Comitato Nazionale dell’8° Centenario della Morte di Gioacchino da Fiore. Altra tavola è stata consegna alla signora Angiola Castiglia per Nino Di Fino, operatore di orificeria, che ha contribuito al restauro degli argenti in memoria della moglie Rina.

Nelle foto: il prof. Fonseca con Al Bano, la signora Angiola Castiglia ed i maestri Artenisio Paoletti e Giamvito Tannoia; scorcio di pubblico nell’Antica Chiesa Madre; Cappella restaurata.
(Nino Bellinvia)




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