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Massafra. “Ambiente H” presenta allo Spadaro2 il film “Pane/Piazza della camelia” di Tonino De Bernardi

Massafra. Film con ingresso gratuito. Viene proiettato giovedì, 19 aprile (ore 19.00) presso il cine-teatro Spadaro a cura dell’associazione “Ambiente H”  con la collaborazione dell’Associazione “Il Serraglio”, Cine-Teatro Spadaro, Circuito per il Cinema Autonomo “Nomadica”, Cine Circolo “Pricò” e I Sensi della Terra.

“Pane/Piazza delle Camelie” è il titolo del film di Tonino De Bernardi. Sarà presente lo stesso regista italiano, vicino agli ambienti della neo-avanguardia e dell’arte povera, che ha esordito nel 1967 con “Il mostro verde”, realizzato in collaborazione con il pittore P. Menzio. I suoi film informali e sperimentali, girati in 8mm e Super8, sono presto  entrati nel circuito underground italiano ed europeo. Autore di numerose opere spesso autofinanziate e visibili solo ai festival, nel 1999 ha realizzato “Appassionate”, una storia di amore e morte ed è stato il suo primo film ad avere una distribuzione nelle sale e le reazioni che la sua eccitazione visiva suscita nel pubblico sono estreme. Con “Rosatigre” (2000) ha riconfermato il suo amore per l’Italia meridionale e il suo essere un vitale e atipico «teppista dei sentimenti».

Questa la presentazione del film tratta da www.film.tv.it.

“A Gorgiti i panai Carlo e Grazia continuano a fare il pane, ogni notte, portando avanti una lunga tradizione familiare. A Centocelle, periferia romana, Piazza delle Camelie, alcuni giovani percorrono momenti delle loro traiettorie di vita.“Pane/Piazza delle Camelie” alterna e fonde documentario e finzione nel tentativo di esplorare l’oggi, il nostro presente e la contrapposizione tra antico e nuovo.


C’è qualcosa di fondamentale nell’attesa, nel silenzio, nella ripetitività delle cose comuni. Sotto l’obiettivo di Tonino De Bernardi l’anonimato diventa universalità, e la desolazione si fa trasparenza, acquistando una profondità vertiginosa, che si estende indefinitamente al di là dell’orizzonte. La realtà si mostra per quello che è, non si atteggia e non si trucca, però si mette in posa, esibendo con orgogliosa naturalezza la sua normalità. Tutto diventa bello perché risulta vero a prescindere da ogni pretesa estetica,  forte di un’impudente forma di modestia, che sfida il giudizio, ma non aspira a farsi notare. La muta tensione che imprigiona i gesti e le parole è come un impulso al cambiamento frenato dalla mancanza di un motivo per cui abbandonare lo status quo, che si tratti del rito dettato da un’antica tradizione (l’arte di fare il pane nelle campagne toscane) oppure dell’immobilità della vita di periferia (il degrado del quartiere romano di Centocelle), in cui l’impotenza e lo scetticismo fanno da gabbia alla voglia di scappare. Il senso dell’esistenza è girare intorno ai pensieri, fintanto che non si fanno ritmo e musica, e riempiono lo spazio con un’armonia che sembra fuori luogo, e invece è nata proprio lì. Così un balcone affacciato sul nulla può diventare un palco da cui cantare e suonare la chitarra, e una stanza ingombra di scaffali può fungere da teatro ad un monologo che mescola l’azione scenica, gli eventi dietro le quinte, le reazioni del pubblico, e le emozioni dell’attore.


Ogni punto della superficie del mondo si presta ad essere inciso ed aperto per ricavarne una sezione anatomica della verità, con le sue stratificazioni di ricordi, progetti, desideri ed i suoi circuiti di perenne ricerca ed eterno ritorno. Ancora una volta, lo sguardo del regista entra nelle case, sale sui tetti ed esce nelle strade, perché vagare è l’unico modo di cui dispone la coscienza per esistere: la frase, concreta o astratta, deve continuare ad avanzare, per poter raggiungere il punto finale che conclude il periodo e lo promuove a racconto. Prima di allora, non c’è modo di formulare un discorso organizzato in premessa e conclusioni; tutto è aperto alla sperimentazione, e, in assenza di una visione d’insieme che decreti le priorità logiche, tutto deve essere considerato ugualmente importante”.


Questa, invece, la presentazione del regista tratta da www.cinemaindipendente.it

“La sua è una ricerca costante, quasi documentaria, volta all’essenza più semplice e vera della vita, nella quale quindici minuti si dilatano fino a divenire ore, mattini, pomeriggi, sere e notti intere. Nel cinema de-bernerdiano, il dispositivo di (ri)produzione si pone in un atteggiamento devozionale nei confronti della materia viva dei corpi e della realtà, si costruisce nella durata, nel suo farsi cinematografico, nei primi piani, nell’avvicinarsi e allontanarsi dai personaggi, nel confondersi con essi, nel fluttuare della coscienza. Tonino De Bernardi, con il suo “fareilcinema”, scrive esperienze di vita inevitabilmente infinite entro i limiti del tempo, traveste i protagonisti per soddisfare le sue esigenze di sogno e fantasticheria, e come un bambino, immagina determinate cose e poi vuole vederle per vedersi, conoscersi e ri-trovarsi”.

Per informazioni: eicoolsat@alice.it; 3409039618 – o008801200.

Nelle foto il regista Tonino De Bernardi e la locandina della serata.
(Nino Bellinvia)

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