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Martedì 15 aprile esce “50+1” dei Nomadi

Milano. “Ha dell’incredibile perchè da una certa parte era considerata blasfema mentre Radio Vaticano la trasmetteva perché era piena di speranza; all’epoca nelle chiese si celebravano le messe beat, e la censura fece la fortuna di questa canzone che ebbe un eco incredibile, gettonatissima nei juke box, appariva nelle sigle finali delle trasmissione televisive anche se non era stata trasmessa per la censura. È stata una pietra miliare per noi”.

Durante la presentazione del doppio cd “50+1”, Beppe Carletti dei Nomadi ha parlato così di “Dio è morto” del ’67 che non passò le maglie della censura Rai.

“Dio è morto” è una delle 34 canzoni di “50+1” in uscita martedì 15 aprile nel 51° anno di vita della band, formatasi nel lontano 1963 e che comprende altri classici e quelli nati in tempi più recenti da “La vita che seduce” a “lo voglio vivere” e “Sangue al cuore”.

“Non è una raccolta di successi, come qualcuno potrebbe pensare – ha detto Carletti – Sono canzoni che riproponiamo in una veste nuova, con la stessa credibilità e la stessa enfasi, un tributo ai 50 anni dei Nomadi che ci siamo voluti fare, a mezzo secolo dalla nascita della band”.

Per la maggior parte sono canzoni cantate originariamente da Augusto Daoglio e che in questa versione sono riproposte con le voci di Cristiano Turato e Massimo Vecchi.

“Massimo ne canta alcune, le altre Cristiano e mi sembrano quasi nuove – ha spiegato il fondatore della band – Sono nuovi gli arrangiamenti, con sonorità più attuali. La voce di Augusto era da fare paura ma Cristiano gli ha dato nuova vita”.

Carletti ha ricordato come nacque la collaborazione con Francesco Guccini.

“La prima canzone che incidemmo di Francesco fu “Noi non ci saremo” a Natale del ’66: parlava di esplosioni, centrali nucleari, in un linguaggio dirompende per l’epoca. Lui conosceva il nostro produttore, cui diede una musicassetta: quelle canzoni ci piacquero, ce ne innamorammo subito ed avemmo un rapporto sincero e pulito con lui”.

Del doppio cd fa parte anche “Ho difeso il mio amore”, versione italiana di “Nights in white satin” dei Moody Blues.

“L’abbiamo fatta nostra, tanto da non sembrare una cover – ha confessato – Comprai il mellotron per l’occasione, una tastiera dai suoni particolari: non la presentammo al Cantagiro, la suoniamo a tutt’oggi perché è nel cuore delle persone”.

Non poteva mancare “Un pugno di sabbia” fra le più conosciute dei Nomadi.

“Eravamo l’unico complesso al Disco per l’estate del ’70 – ha sottolineato – Siamo tornati a casa e tutti ci riconoscevano. Una volta si suonava sulla riviera adriatica e ci toccò fare due locali per sera, tanta era la nostra popolarità”.

Al Disco per l’estate del ’72 i Nomadi presentarono “Io vagabondo”.

“Eravamo dodici cantanti in gara e sei per sera andavano in finale – ha ricordato – Il giovedì vincemmo la serata e la Vanoni non ci credeva; il sabato sera arrivammo penultimi ma fu veramente un successo. Una grande riscoperta di questa canzone avvenne nell’80 con Fiorello e il suo karaoke ma noi non la cantavamo più nei concerti perché andava la discomusic”.

Il singolo “Come va la vita” è uno dei brani inediti.

“Nomadi al 100% – ha sottolineato – È uscita di getto senza pensare che potesse piacere: il testo è nostro e parla di speranza, di tutte le delusioni, delle promesse non mantenute, qualcosa di bello accadrà di nuovo; è molto attuale, perché i ragazzi aspettano che gli venga data una opportunità”.

L’altra canzone inedita è “Nulla di nuovo”.

“È la risposta che riceve chi cerca un lavoro: mi vien da sorridere – ha accennato – Una verità anche questa, sulle anomalie che ci sono in giro, perchè la quotidianeità è data per scontata”.

Infine Beppe Carletti ha parlato di Augusto Daoglio.

“Sono 22 anni che non c’è più – ha concluso – Ho solo bei ricordi perché abbiamo vissuto 30 anni insieme; mi mancano il suo sorriso, le pacche sulle spalle, gli abbracci, le soddisfazioni che non si possono dimenticare. Non ha mai avuto ambizioni di fare il solista perché ha sempre vissuto per il gruppo, e invece avrebbe potuto farlo benissimo”.
(Franco Gigante)

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