Home » CULTURA » Lo stemma dei quattro mori, storia affascinante lunga un millennio

Lo stemma dei quattro mori, storia affascinante lunga un millennio

Come ogni simbolo araldico che si rispetti, quello dei quattro mori, ha una lunga storia dietro di sé, ha sempre rappresentato l’identità di un’isola che ha attraversato complesse e tormentate vicissitudini storiche. Questo stemma ha però un itinerario particolarmente intricato, un percorso di oltre un millennio, dato che affonda le sue radici nell’alto Medioevo.

Una studiosa sarda, docente all’Università di Cagliari, ha provato negli anni ottanta, a inoltrarsi nel non facile sentiero della ricerca, per venire a capo della reale origine di questo stemma. Che non fosse propriamente sardo lo sapevano in pochi, nonostante lungo il corso dei secoli, a partire soprattutto dal XIV, avesse accompagnato le vicende storiche dell’isola. E tuttavia non è poi difficile capirlo, basterebbe peraltro fare una visita a Saragozza, bellissimo capoluogo dell’ Aragona, per notare nel museo della città, questo stemma esposto tra i reperti del XVI secolo, il quale campeggiava all’epoca nel palazzo dei regnanti d’Aragona.

La presenza aragonese prima, e spagnola poi, in Sardegna, fa parte della lunga e tormentata storia di dominazioni nell’isola; ma i sardi sentono il loro stemma come vincolo d’appartenenza, e di tutto hanno fatto per fare capire che non è stato ‘adottato’, ma nato in ‘famiglia’. Gli intellettuali sardi sono ricorsi perfino a qualche congettura, pur di aggiudicarsene l’origine, attribuendole una possibile legittima autenticità, ma inutilmente: le tortuose vie della storia portano nella penisola Iberica. Ce lo confermava già Geronimo Zurita, uno storico al servizio dei regnanti della Casa di Aragona nel 1500, il quale, delle varie leggende che fin da allora circolavano sulla provenienza del simbolo dei quattro mori, ne accreditò una, quella più conosciuta, e anche la più credibile, poiché parte da eventi storici realmente accaduti.

Tanto per sfatare il mito che in esclusiva legherebbe lo stemma  all’isola, il primo sigillo dei quattro mori che si conosca risale al 1281, ed era utilizzato come simbolo nei dispacci che partivano dalla Casa d’Aragona, ossia da Pietro III. Questo accadeva quasi mezzo secolo prima che la Sardegna fosse conquistata dagli Aragonesi, e già qui i conti non tornano. La prof.ssa D’Arienzo ha tracciato un severo e articolato lavoro di studio e di ricerca, partendo dagli archivi storici di Cagliari e proseguendo in quelli delle città spagnole che hanno conservato le orme delle vicende riguardanti l’emblema dei mori.

La sua origine è strettamente legata ad una leggenda, quella che, come si accennava poc’anzi, ha prevalso su tutte, perché la più attendibile per le cronache del tempo, e anche secondo le ricerche degli storici e studiosi moderni. Il riferimento ai quattro mori risalirebbe al padre di Pietro III, ossia a Giacomo I, conosciuto anche come ‘il Conquistatore’, in quanto si era distinto nelle sue imprese militari ed aveva ampliato i territori appartenenti al regno d’Aragona e Catalogna, aggiungendovi Valenza e le Baleari, sottratte dopo numerose battaglie, alle grinfie dei Saraceni, che all’epoca avevano nelle mani quasi tutta la penisola Iberica.

Prima che il sovrano passasse a miglior vita, volle spartire i territori conquistati tra i due figli, assegnando a Pietro III (detto il Grande), buona parte dei possedimenti del regno, ossia l’Aragona, la Catalogna e Valenza; mentre a Giacomo II, lasciò le Baleari. Secondo le ricerche della D’Arienzo, pare che poco prima della sua scomparsa, si fosse pentito di questa spartizione, e ammonì i figli circa il rischio della frantumazione dei territori della Corona, qualora anch’essi avessero agito allo stesso modo con i propri discendenti. Ma ci pensò Pietro, il figlio forse prediletto, a scongiurare il pericolo. Alla morte del padre, infeudò le terre del fratello alla Corona d’Aragona, e infine se le guadagnò militarmente, tenendo le redini di tutti i territori conquistati dal padre, e allo stesso tempo mantenendo fede, oltre ogni limite, alle sue raccomandazioni, rendendo  così salda e unita la Confederazione.

Per confermare l’unione di quei popoli, creò anche il simbolo che poi adottò come emblema della Corona d’Aragona; ogni messaggio in partenza dal Palazzo ne recava una copia in piombo, quale sigillo di Cancelleria. Si trattava di uno scudo crociato con i quattro mori. Dagli studi è emerso che c’era anche una scritta in Latino, e il disegno di un serpente sotto la croce, che doveva essere rossa in campo bianco. La scritta allude al serpente che insidia la Croce, la quale ha poi un significato semantico puramente religioso: rappresenterebbe il Cristianesimo che riesce a prevalere sul dominatore e usurpatore, ossia i Saraceni, chiamati anche Mori. La scritta in Latino sarebbe l’eloquente riferimento alle vittorie e alle conquiste dei regnanti della Corona Aragonese, che avevano valorosamente sopraffatto il terribile esercito dei Saraceni e il suo temutissimo comandante, conosciuto in Italia e nell’isola, col nome di ‘Museto’. Questo principe arabo aveva regnato tra la fine del novecento e il primo millennio, fino al 1044, anno della sua scomparsa.

Egli aveva cercato anche di conquistare la Sardegna, ma aveva fallito, perché si erano coalizzate tutte le forze navali dei quattro Giudicati sardi, oltre al consistente aiuto delle due Repubbliche Marinare di Genova e Pisa, sempre più interessate con le loro mire espansionistiche, all’isola.

Dopo la breve digressione torniamo al simbolo dei quattro mori. La scritta in Latino era dunque piuttosto eloquente, e rispecchiava i forti sentimenti dei regnanti e del popolo d’Aragona nei confronti degli invasori, l’avversione istintiva che li aveva sempre indotti a combatterli e a respingerli.

I mori, nella loro simbologia, alludono ai quattro regni riconquistati e riuniti nella Corona d’Aragona, e ai quattro principi Mori sconfitti in una clamorosa battaglia, quella di Alcoraz. Un’ambivalenza curiosa, che merita d’essere approfondita, seguendo gli studi della prof.ssa D’Arienzo.

Le tracce di questo stemma singolare, ci portano ancora più in profondità nelle alterne vicissitudini storiche, che poco hanno a che fare con la leggenda ad esse strettamente legate, poiché lo scontro terribile tra l’esercito guidato da Pietro I nel 1096, nella battaglia di Alcoraz, e quello degli Arabi, si svolse realmente, e pare fosse stata combattuta fino all’ultimo sangue, letteralmente.

Negli episodi legati a questo evento bellico, comunque, s’inserisce la leggenda. Secondo quello che era stato tramandato ai secoli successivi, l’esito della battaglia volgeva in favore dei Saraceni, che ormai con il loro impeto stavano decidendo le sorti dei territori intorno a Barcellona, quando all’improvviso apparve sul campo uno strano cavaliere, che pare avesse un aspetto che incuteva paura, ma il suo valore si comprese quando s’appressò con furore verso i soldati Saraceni.  Nel volgere di poco tempo rovesciò le sorti della battaglia. Una battaglia che sembrava persa, e che invece il misterioso cavaliere ribaltò in favore degli Aragonesi. La leggenda vuole che egli fosse S. Giorgio, che indossasse un abito bianco sfolgorante e sul petto campeggiasse una grande croce rossa, simbolo dei Cristiani. I Saraceni, chiunque fosse stato il tenebroso cavaliere, li mise in fuga davvero. Con la sua prodigiosa spada, tranciò la testa d’innumerevoli soldati arabi, facendo un autentico scempio.

Quando il resto dell’esercito si allontanò, gli Aragonesi andarono, come voleva la consuetudine in battaglia, a fare bottino tra i soldati stesi sul campo, per impadronirsi di armi e tutto ciò che potevano ritrovare intorno. Così notarono, vicine tra loro, quattro teste di Mori mozzate, e le rispettive corone tempestate di pietre rare e preziose, simbolo della loro casta. Si trattava di principi arabi, travolti dal misterioso cavaliere, che all’improvviso aveva fatto irruzione nel corso della battaglia. Per gli Aragonesi divenne un segno importante, si trattava di un segno Divino. E’ noto che gli Aragonesi prima, e gli Spagnoli più avanti, erano cattolicissimi (lo sono tuttora..), pertanto le teste dei quattro mori entrarono quasi con prepotenza nel simbolo che i regnanti, da allora in avanti, adottarono, sia pure con diverse varianti nel tempo, per quel che concerne la rappresentazione, ma sempre campeggiava sullo stemma della Casa di Aragona, la croce rossa in campo bianco, e sugli angoli della croce le teste dei quattro mori.

Nel corso dei  secoli ha subito quindi tante modifiche; le differenze riguardano soprattutto i mori, che sono apparsi prima con la corona, poi con una benda sulla fronte  legata alla nuca, poi con la benda sugli occhi e il nodo tipico sulla nuca, sempre dipinti di scuro, perché si trattava di Mori, e con i capelli ricciuti.. Infine è cambiata varie volte la posizione delle teste, ora rivolte verso sinistra, ora verso destra e di nuovo verso sinistra.. Lo stemma segue le sue vicende tra il rigore dei fatti storici e la leggenda, ma resta comunque un percorso affascinante, che, come abbiamo visto, non nasce in Sardegna, ma è assolutamente d’origine aragonese-spagnolo.

Ci avevano provato in Sardegna ad attribuirsene la ‘paternità’ fin dal XVII secolo, si trattava d’intellettuali del tempo, a Cagliari e Sassari, soprattutto, per rivendicare la storia gloriosa dei Giudicati, che nemmeno a dirlo, erano anch’essi quattro.  Dunque, come poteva lo stemma non rimandare alle vicende dei secoli in cui l’isola era indipendente, si gestiva attraverso i Giudex e i suoi rappresentanti, che avevano una Corona de Logu, vera e propria Assemblea popolare sovrana, che decideva democraticamente le scelte giuridiche delle varie ‘Carte de Logu’?

Infine, a reclamarne con orgoglio l’appartenenza, ci hanno pensato i Sardisti, partito politico fondato nel periodo della prima guerra mondiale, il cui vessillo è proprio quello dei quattro mori. E’ poi curioso ricordare un fatto di cronaca che rimanda alla prima seduta del Consiglio regionale della Sardegna, avvenuto nel 1950, quando la Regione Autonoma non aveva nemmeno due anni. Per il Consiglio, tra le varie delibere previste all’ordine del giorno, c’era anche quella relativa alla scelta dello stemma. Fu proposto in modo quasi naturale, tanto i sardi erano avvezzi al simbolo dei quattro  mori. Non dimentichiamo che nel 1720 l’isola era passata ai Savoia, e pertanto diventò parte importante del Regno di Sardegna a tutti gli effetti. I sovrani di Casa Savoia ne assimilarono anche lo stemma, che diventò a sua volta quello della Casa regnante, con  opportune integrazioni, per esempio l’aquila, che era già nel loro stemma.

E i quattro mori erano anche il simbolo di un glorioso reggimento fondato durante il Regno dei Savoia, che comunque non ha nulla a che fare con l’isola; discorso a parte invece per la Brigata Sassari, anch’essa gloriosa, ma di chiare origini sarde.

Anche l’isola gemella, la Corsica, mai conquistata comunque, ha nel suo stemma un moro, risalente al Regnum  Sardiniae et Corsicae, del quale Bonifacio VIII, per porre fine all’interminabile conflitto, cosiddetto del ‘Vespro’, fece ‘dono’, infeudando le due isole, al regno di Giacomo II. Egli conquistò poi la Sardegna, ma non la Corsica, che rimase sempre indipendente; per chiudere la parentesi siamo alla fine del secolo XIII.

Tornando alla seduta del primo Consiglio della Regione Autonoma della Sardegna, e al dibattito sulla scelta dello stemma – per la verità praticamente già deciso perché accettato all’unanimità – era presente nell’aula uno studioso e storico dell’Università di Sassari, il prof. Antonio Era, che si astenne dal voto. Egli ne spiegò le ragioni, sostenendo che lo stemma che si stava per adottare come simbolo della regione, non era poi così peculiare per dell’isola, in quanto certo, si era diffuso nel corso dei secoli, in particolare durante il Regno dei Savoia, ma le sue origini erano ben più lontane. E narrò qualche dettaglio al riguardo, lasciando un po’ perplessa l’Assemblea. Pochi certamente erano a conoscenza delle vicende relative a quel simbolo, ma tutti erano concordi nel ritenere che fosse il miglior modo di rappresentare l’isola. Naturalmente vinse la maggioranza, all’unanimità, e il professore si adeguò, ma non se ne dichiarò mai entusiasta. Egli avrebbe desiderato un simbolo autentico, propriamente sardo, magari creato ad hoc per l’occasione, gli spunti storici del resto non mancavano, ma in ogni caso si arrese alla volontà unanime dell’Assemblea.

Nella penisola, all’estero, la curiosità è tanta riguardo al vessillo della Regione Sardegna, che riporta lo stemma dei quattro mori, nemmeno tutti i sardi conoscono la storia delle sue origini, che sommariamente è stata qui raccontata. Resta il fatto che anche la leggenda, diffusa peraltro per merito di un italiano, che era diventato lo storico ufficiale di Ferdinando il Cattolico, verso la fine del XV secolo, convive in simbiosi con i fatti reali della sanguinosa battaglia di Alcoraz. L’italiano si chiamava Luca Marineo, era siciliano di nascita, ed era approdato nella penisola Iberica sotto la protezione di una famiglia nobile del tempo, insegnando poco più che ventenne, Latino e storia, e poi fu assunto in seguito dalla Corona, divenendone cronista e storico.

Una serie di dettagli, e soprattutto la pertinacia e la smania di sapere della prof.ssa D’Arienzo, hanno permesso di venire a capo delle intricate vicende legate a questo stemma, così singolare, con un vago alone di mistero, e forse per questo anche affascinante.
(Virginia Murru)

Condividi:
  • Facebook
  • Twitter
  • Google Bookmarks
  • Digg
  • del.icio.us
Invia articolo ad un amico Invia articolo ad un amico Stampa questo articolo Stampa questo articolo

IMMAGINI DELLA LIGURIA



Meteo Liguria

Meteo Liguria

CAMBIO VALUTE

Il Widget Convertitore di Valuta è offerto da DailyForex.com - Forex Opinioni - Brokers, Notizie & Analisi

TUTTO CINEMA

© 2007 - 2017 LIGURIA 2000 NEWS - Anno XI - Collegati -

Se trovate qualcosa coperto da copyright comunicatelo al webmaster, provvederemo alla sua rimozione, grazie!