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Liguria in fiamme: la natura implora aiuto, ascoltiamola!

Millesimo. Non esistono parole di rimprovero adatte, per esprime la massima indignazione e sgomento, nel vedere incendiati un’enormità di ettari di vegetazione boschiva per colpa della mano dell’uomo.
Ed ancor di più rivolgendo un sguardo malinconico alla Liguria, terra in cui vivo, in cui il 70 % del territorio costituito da boschi, vede distrutte ampie zone di vegetazione, polmone salutare, indispensabile alla nostra vita.
Ogni anno, facilitata dall’elevata temperatura estiva, si duplicano a ripetizione incendi che nella maggior parte dei casi risultano dolosi, per motivi di lucro, disattenzione ed incuria.
Purtroppo, l’indifferenza dell’uomo, che non effettua più opere di pulizia e manutenzione ambientale, facilita la velocità di propagazione delle fiamme, rallentando gli interventi di spegnimento, anche se tempestivi e con mezzi tecnologicamente avanzati.

Ricordano i nostri padri e nonni, che ogni paese “contadino” era proprio un giardino, perché sotto i castagni veniva tenuta la vegetazione come un prato, raccogliendo il fogliame depositato secco, raggruppato in enormi teli di canapa, utilizzato nelle stalle.
Raccontano anche, che non esisteva neanche un ramoscello secco abbandonato per terra, perché raccolto con arbusti spezzati, pigne e fogliame, utili per accendere il fuoco con il legname tagliato in ciocchi da ardere, per scaldarsi d’inverno con caminetti e stufe in ghisa.

I nostri avi, non avrebbero neanche abbandonato una bottiglia vuota nel bosco, utile come vuoto a rendere o reciclato per la futura vendemmia.
Per non parlare delle buste di plastica, che un tempo, non venivano gettate nei prati, ma diligentemente piegate fino a renderle un piccolo fazzolettino, dalle nostre madri e nonne, e tenute in casa in dispensa e riutilizzate in futuro, invece di acquistarne sempre di nuove al supermercato.

E i resti del cibo umano non venivano lasciati in giro dopo i pic-nic, ma erano sempre raccolti e portati a casa, se non riscaldati in padella per l’indomani, utili quale approvvigionamento per gli animali da cortile, a quali ogni famiglia diligentemente accudiva.
Se si rompevano le bottiglie, la parte del fondo veniva utilizzata quale vaso da fiori di piante grasse ben posizionate a terra per abbellire il perimetro della casa rurale, e i cocci rotti dei vasi di terracotta, messi nel fondo stesso di altri vasi sani, sotto il terriccio, quale drenaggio dell’acqua per evitare di fare ammuffire le piante.

Forse molti non sanno che le bucce di arance ad esempio, venivano messe sulla stufa accesa,
per profumare la stanza e tanto altro veniva bruciato, e di immondizia se ne faceva solo per oggetti di latta (metallo in genere alluminio) o di plastica, la nuova invenzione che, nello scorso secolo, ha conosciuto il mondo, dall’utilizzo del tanto agognato petrolio.
Gli oggetti come attrezzi da lavoro nei campi o utensili di cucina in legno, ferro ed altri metalli, se si rompevano, venivano subito “accomodati” dalle massaie, o dal fabbro, o dal falegname, o dall’arrotino ed ombrellaio che periodicamente raggiungevano ogni piccola borgata e sapevano pazientemente aggiustare di tutto.

Oggi, invece, se qualcosa non funziona, la gettiamo via e ne compriamo subito un’altra, anche perché questi lavori ormai non li fa più nessuno, ed hanno delle spese di manutenzione che superano il costo dell’oggetto nuovo, non più realizzato con i materiali solidi di un tempo, ma di consumo a tempo determinato e dal prezzo molto competitivo.
Quante donne ancora rivoltano i colletti delle camicie un po’ usurati, rammendano calze, dalle tende e lenzuoli troppo usati ne ricavano degli stracci per la polvere, ricamano tovaglie nei punti in cui ci sono buchetti per troppi lavaggi o bruciature del ferro da stiro?
Questi oggetti di vestiario usati purtroppo o vengono gettati via nell’immondizia prima del tempo, perché non ci si osa neanche donarli alle famiglie meno abbienti.

Ci sarebbe anche da aprire un capitolo per le inondazioni e frane che accadono nelle stagioni più piovose, e che non sarebbero così terrificanti e devastanti il territorio come negli ultimi anni, se l’uomo intervenisse in tempo con coscienza e costanza.

In effetti, fino a circa 30 anni fa, venivano sempre tenute pulite le cunette ai margini delle strade sterrate ed asfaltate, per lo scolo dell’acqua piovana e soprattutto quella scaturita dalle sorgenti più a monte.
Venivano anche tenuti puliti gli argini dei fiumi, con ampio rispetto per non deturpare l’aspetto della vegetazione naturale, e non assoggettarla ai voleri e scopi edilizi umani.
Sempre importanti sono gli interventi di controllo del taglio boschivo, per lasciare sempre riserve  di arbusti sani e giovani in ogni bosco, per una rigenerazione ragionata e controllata.
In questi ultimi decenni, essendo che la civiltà contadina é diventata industriale, direzionando il proprio lavoro verso la vita frenetica cittadina, abbandonando le campagne meno redditizie, sarà molto difficile trovare ragazzi ed adulti che ritornino a fare questi lavori che un tempo erano svolti con diligenza e spontaneità dagli abitanti.

Il confronto con il tempo passato, ci fa riflettere al risparmio ed all’uso degli oggetti con parsimonia, comportamenti dei nostri avi che, se fossero rivalutati ed ancor oggi tenuti in considerazione, anche i nostri mari sarebbero più puliti, e non vittime del nostro moderno consumismo.

Dobbiamo rieducare le nuove generazioni al risparmio e al rispetto della natura?
Sarà forse utile che tale lavoro di ripulitura “indispensabile e costante nel tempo” debba essere organizzato e retribuito dallo Stato od Enti privati?
Potrebbe essere anche la risoluzione in parte della disoccupazione nazionale?
Perché deve essere solo effettuato “gratuitamente e solo sporadicamente” da associazioni di volontariato, recupero drogati e riabilitazione detenuti?
Ritorneremo un tempo, ormai non tanto prossimo, alla vita salutare contadina?

Ultimo canto alla natura

Strappato un fiore, il campo é calpestato,
gettata una bottiglia, il bosco é insultato.
Accesa una sigaretta, l’onore incendiato,
lasciato al destino, il profumo é umiliato.

Scomparsa nelle fiamme, briciola annerita,
attimi infiniti di fumo, e la storia é svanita.
Nebbia intensa nel vento, ti culla assopita
trafitta, gridata al cielo, il tempo ti ha rapita.

Una distrazione e sei nel fiume barricata,
tra sterpaglie e pietre, recisa e annegata,
tra foglie e cespugli il sole ti ha soffocata,
anche l’uomo distratto qui ti ha ingannata.

Anche il mare vive l’affanno del pianeta,
Anche per lui é dovuta preghiera segreta,
ora sta morendo la speranza come cometa
e implora con il cuore la salvezza, il Poeta.

Simona Bellone 2011

Ass. culturale caARTEiv – Millesimo – Savona – Liguria
http://www.caarteiv.it

Regione Liguria – patrimonio boschivo 70%
http://www.ventimiglia.biz/201101214761/Provincia-Regione/boschi-e-foreste-patrimonio-verde-della-liguria-70-del-territorio.html

Incendi Province di Savona e Imperia
http://www.cronacalive.it/incendio-tra-savona-e-imperia-e-caccia-al-piromane.html

Incendi Provincia di La Spezia
http://www.lanazione.it/laspezia/cronaca/2011/08/25/568860-ancora_allarme_incendi.shtml

Nel riquadro opera (di Simona Bellone) “Il fuoco” – 26 02 07 – acrilico su tela – 30X40
Mostra del 2007 “S’i’ fosse foco…” Ass. “R.Aiolfi” di Savona
http://www.caarteiv.it/aiolfi%20savona/r.aiolfi%20savona.htm


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