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Lettera da Lourdes: “Vi darò un cuore nuovo”

Riceviamo, e pubblichiamo volentieri, una lettera ricevuta da Lourdes. Leggetela con calma e fatela leggere ad altri. Da parte nostra non ci sono altri commenti. Pubblichiamo anche la foto di chi ce l’ha inviata e che scopriremo nella lettura.

Il mio nome è Marietta, sono nata il 16 luglio del 1992 su un “treno bianco” in pellegrinaggio verso la grotta di Massabielle, cuore del Mistero di Lourdes. Era il mio primo viaggio con l’Unitalsi, su quel treno incontrai per la prima volta i volti dolci e sorridenti delle dame e dei barellieri. Come un bimbo in braccio alla sua mamma, mi sentii subito a casa, protetta dalla loro vicinanza. Mi lasciai accarezzare dalla loro presenza, il mio cuore iniziava a battere per la prima volta…mi unii a loro nella preghiera e nei loro canti di lode. Riesco ancora oggi a sentire l’eco di quell’Ave Maria!

Sono nata lì, perché è lì che il dolore del mio lungo calvario si è trasfigurato! L’Amore della Mamma celeste e dei suoi figli mi aveva travolto e strappandomi il vecchio e povero cuore me ne donava uno completamente nuovo.

La mia carrozzina da 45 anni è la mia compagna di vita. Avevo solo quattro anni, quando fui colpita dalla poliomielite, e da allora, i ricoveri in ospedale sono diventati la routine della mia esistenza. Sono invalida al 100% agli arti inferiori e superiori, da sola non riesco a compiere neppure il più banale gesto. Dipendo completamente, in tutto e per tutto, dagli altri. Anche solo per bere un bicchiere d’acqua, sfogliare un giornale, o voltarmi nel letto,  dipendo da altre persone. 

Come vorrei pregare inginocchiandomi e congiungendo le mani, ma ciò non mi è possibile. Con il tempo ho scoperto che per ringraziare Dio basta un cuore che batte, si commuove e prega.

Tre anni fa ho lasciato la Lucania e mi sono trasferita a Carpi. Partire dalla Basilicata non è stata una sconfitta per me, perché in terra emiliana ho ritrovato la mia amatissima sorella Carmela, mio cognato Rocco e l’affezionatissimo nipote Antonio.

L’avvocato e amico carissimo Salvatore Pagliuca, Presidente nazionale dell’Unitalsi, scriveva in un articolo che se la Basilicata, e S. Chirico nello specifico, perdeva un cittadino dopo la mia partenza, l’Unitalsi non avrebbe perso Marietta, che avrebbe continuato a operare nella Sottosezione di Carpi.

La gioia di vivere in famiglia è una sensazione unica e non credo di esagerare, quando penso che a Carpi ho ritrovato due famiglie!

A Carpi, come in Basilicata, non mi è mai mancato l’amore della comunità unitalsiana che s’innesta perfettamente a quello dei miei cari. Grazie agli amici dell’Unitalsi sono riuscita a visitare luoghi come la Terra Santa, Fatima, Malta, Loreto, San Giovanni Rotondo,…

Il pellegrinaggio per me è un luogo dell’anima dove avverto una sensazione di familiarità, conoscenza, pace. Nelle mie giornate non mancano la sofferenza, le amarezze, i dispiaceri, le umiliazioni e la stanchezza. I pellegrinaggi mi donano la carica e la giusta dose di speranza e coraggio per affrontare le difficoltà del quotidiano.

Il pellegrinaggio è un cammino e ogni volta per me diventa un cammino di fede e di ringraziamento. Non mi metto in viaggio per chiedere la mia guarigione, perché sono già guarita, proprio nel mio primo pellegrinaggio a Lourdes! Con l’intercessione di una Madre tanto compassionevole e tanto tenera per coloro che soffrono, ho scoperto l’amore che ha spinto Gesù, «l’uomo dei dolori», a morire per noi sulla Croce. Con la giovane Bernardette, consumata fino alla fine dall’ amore e dal dolore, “macinata come un chicco di grano”, ho imparato  che  l’accettazione della sofferenza è una vittoria che non ti fa conoscere la felicità, ma la vera gioia, non una gioia sensibile, ma un appagamento tranquillo e misterioso.

A Lourdes ho scoperto che la sola infermità è quella di essere amputati da Dio!

Non credo ci sia un miracolo più grande di questo! Davanti alla grotta di Massabielle ho ricevuto più di quello che potessi mai sperare.

Cari amici, la grazia sovrabbondante che Dio aveva riservato per me ha continuato ad agire e continua ancora oggi nella sua opera attraverso la mia famiglia e i miei amici, che sono l’unico dono tangibile che avevo chiesto nel mio primo indimenticabile pellegrinaggio a Lourdes.

A distanza di anni diventa questa un’occasione propizia per salutare e ringraziare tutti voi. E’ mio desiderio esprimere il mio apprezzamento e la mia gratitudine a tutta la famiglia dell’Unitalsi lucana, che nonostante la distanza mi è sempre vicina. Saluto con affetto e stima Sua Eccellenza Monsignor Ligorio, gli Assistenti Spirituali, il neo eletto Presidente nazionale, Avv. Pagliuca, il Presidente regionale, Rocco Palese, tutti i presidenti, consiglieri e consiglieri aggiunti, confermati e neo eletti, di tutte le Sottosezioni, senza dimenticare tutti coloro che hanno avuto incarichi in questi anni, perché con il loro “servizio” hanno contribuito concretamente alla crescita dell’Unitalsi.

Grazie di cuore a tutti coloro che partecipano attivamente all’organizzazione di questo pellegrinaggio e che ogni anno lo rendono possibile. A voi, care dame e cari barellieri, che nell’indossare la divisa, bianca o blu, di questa straordinaria associazione, vi mettete al servizio degli altri con umiltà e senso profondo di responsabilità, perché possiate, attraverso la visita all’ammalato durante l’anno, intesa come continuazione nella quotidianità dell’esperienza del pellegrinaggio, rinnovare il significato autentico della vostra presenza  a Lourdes. Un pensiero speciale è per i volontari del primo anno, perché siano capaci di contagiare, con il loro entusiasmo, le persone che incontreranno nella vita di tutti i giorni. L’augurio è di rivederci l’anno prossimo su questo treno!

Il mio augurio più grande è che ognuno di noi scendendo dal treno bianco continui a portare Lourdes nel cuore, raccontando con la vita la gioia di essere discepoli del Signore “alla scuola di Maria”. 

Vi chiedo di stare uniti nella preghiera donandovi il regalo più grande, il sorriso! E’ il sorriso, il segno dell’amicizia di tutti coloro che entrano ogni giorno dalla porta principale del mio cuore. Lì si fermano in silenzio, ne ascoltano e custodiscono i battiti, soprattutto nei momenti più difficili, quando le forze umane vengono meno e si sente più forte il dolore. Rimangono lì, strumenti nelle mani del Signore, a aiutarmi a rinnovare il coraggio e  a fortificare la fede in un Padre che, nel suo infinito Amore, a ciascuno di noi  ha consegnato il dono più bello e più grande: la propria vita.

Marietta Di Sario – Lourdes, luglio 2011

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