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Le difficoltà del comparto bancario italiano rischiano di causare una crisi sistemica nell’Ue

Mentre il Fondo Monetario Internazionale ammonisce il sistema bancario tedesco, che non presenterebbe un trend in termini di redditività soddisfacente, e insiste affinché, sia gli istituti di credito, che il ramo assicurativo, provvedano ad accelerare l’aggiustamento al periodo prolungato di bassi tassi d’interesse, si pensa ai bilanci del settore in casa nostra, che di certo non brilla per efficienza. E non perché il ‘sentiment’ dei mercati finanziari, che hanno un fiuto particolarmente fine in questo ambito, esprima un pessimismo lontano dalla realtà. Il comparto bancario italiano, non il peggiore in Europa, presenta comunque un panorama che non è affatto rassicurante. E’ ormai noto che la situazione di stabilità interna delle banche, è compromessa per via dei crediti deteriorati, ce ne sono per un valore di centinaia di mld, nelle casse degli istituti italiani, dei quali, una parte, impossibili da recuperare, il resto di difficile esigibilità, visto che si tratta di crediti incagliati, ossia non prontamente incassabili

La BCE sta vigilando sulle sofferenze bancarie, in tutta l’Unione, e i processi di controllo sono basati su un particolare strumento chiamato ‘Single Supervisory Mechanism’, si tratta di circolari, con moduli allegati, che ogni istituto di credito deve compilare, precisando l’entità dei crediti deteriorati (che ha in portafoglio), e la relativa copertura, per garantire che queste voragini possano essere coperte senza interventi esterni, soprattutto di carattere statale. Il malessere del comparto bancario, ha incerta datazione, ma sicuramente non è riconducibile, in termini di tempo, agli ultimi esercizi. Si tratta di situazioni pregresse, che col tempo, hanno acquisito un profilo che in molti casi sfiora l’emergenza. Proprio il controllo sistematico avviato dalla Banca Centrale Europea, ha permesso di portare in superficie il tenore degli squilibri e le ‘sofferenze’ esistenti nel settore, e nel contempo di porre in essere misure atte a fronteggiare le gravose difficoltà.

Come si accennava, in Italia, navigano in pessime acque almeno 16 istituti, attualmente sotto commissariamento. Secondo un recente elenco pubblicato da ‘Il sole 24 ore’, si va ben oltre le 4 banche finite in bancarotta,  che poi hanno sollevato lo scandalo di cui ormai tutti sanno.

Sarebbero dunque Banca Popolare dell’Etruria, Banca delle Marche, Cari Ferrara, Cari Chieti, anche Cari Loreto, Banca Popolare delle province calabre, BCC Banca Romagna Cooperativa, BCC Irpina, BCC Banca Padovana, Credito Trevigiano, Cassa Rurale di Folgaria, Banca di Cascina, Banca Brutia, BCC di terra d’Otranto, Istituto per il credito sportivo, Banca Popolare dell’Etna.

Una ‘pandemia’ finanziaria, che si estende quando, per ovvie ragioni, ci sono condizioni congiunturali che rendono ostile la ripresa. Sarebbe necessario che gli investitori ne prendessero atto, soprattutto coloro che sono in possesso di obbligazioni subordinate, con rischio elevato, e azionisti. Sono queste le categorie più esposte, dato che non sono tutelate veramente da leggi adeguate, e rischiano, com’è stato il caso dei risparmiatori che avevano investito nelle banche finite in default, di ritrovarsi in mano titoli senza più alcun valore reale.

Per la tutela è importante avvalersi di ricerche basate sul patrimonio di vigilanza, che mette in rilievo il rapporto tra investimenti e patrimonio della banca stessa. Occorre controllare dati fondamentali che sanciscono l’efficienza o l’inaffidabilità di un istituto di credito, ossia il ‘Tier 1 capital’, detto anche ‘Core Tier 1’, che in sostanza significa patrimonio di classe 1, e costituisce la componente più fondamentale del capitale di una banca. Il rapporto tra il Tier 1 e le attività ponderate per il rischio, permette di stabilire il coefficiente patrimoniale, Common Equit Tier 1,  noto con la sigla ‘Cet 1’, che riflette in pratica lo stato di patrimonializzazione di una banca, è pertanto un coefficiente importante che ne misura il grado di stabilità ed efficienza sul piano finanziario. In base alle regole stabilite dall’Unione, un Cet 1 Ratio (cioè il rapporto tra Core ed Equity Tier 1), deve essere almeno del 10%.

A tutela del risparmiatore, ci sono anche i parametri di rating accertati dalle varie agenzie che si occupano dell’analisi di questi dati, e sono in grado di esprimere una valutazione abbastanza attendibile sull’effettivo stato finanziario di un istituto di credito.

Purtroppo sono i mercati che non si fidano molto della solidità del sistema creditizio italiano, ed è per questo che ogni tanto, specie negli ultimi mesi, si diffonde il cosiddetto ‘panic selling’, ossia la fretta di vendere e disfarsi di  titoli che si ritengono a rischio. La tendenza dei risparmiatori è comunque quella di glissare ed evitare il settore, con perdite conseguenti, e ‘performance’ negative talora disastrose.

Nonostante i rappresentanti politici del Ministero di Economia e Finanza, continuino imperterriti a ripetere che il comparto in Italia è solido, sotto controllo, in realtà, i tedeschi, in questo versante, hanno le loro ragioni, dato che proprio l’enormità del valore espresso in termini di crediti deteriorati, può mettere a rischio anche il settore bancario in Europa. ‘Rischio crisi sistemica’, la chiamano gli analisti, in quanto potrebbe scatenare effetti a catena, non facilmente controllabili nel breve periodo. Il Fondo Atlante, ben salutato dai mercati, non ha creato eccessive illusioni, non sarà insomma una panacea per tutti i mali. I mezzi, benché consistenti per un ‘pronto soccorso’ degli istituti in difficoltà, non sono un pozzo senza fondo.

Ci sono istituti, considerati anche solidi, che viaggiano con i loro vuoti a perdere; Banco Popolare, per esempio, ha dichiarato che nell’ultimo trimestre ha svalutato crediti deteriorati per un valore che supera i 600 milioni di euro. Rapportandolo allo stesso periodo del 2015, è quasi quattro volte tanto, e questo dice tante cose sullo stato dell’economia italiana, dato che le banche sono termometri importanti in questo senso. Il Pop di Milano, sta anche peggio in questo versante. L’unica via di salvezza e sostegno è la BCE, che ha il compito di soccorrere gli istituti in difficoltà, ma con precise garanzie, dietro l’analisi di buoni e promettenti piani industriali.

Nonostante i Ceo dei due istituti rassicurino sulle misure intraprese, dove ci sarà spazio anche per il paracadute del Fondo Atlante, la voragine rappresentata dai crediti deteriorati è veramente grande, e viene da uno strano meteorite, che si abbatte ciclicamente sul sistema, che ora è globale: si chiama crisi.

Tutto questo alla luce di una serie di allarmi e scosse, dal pericolo Brexit – che secondo la stessa Banca d’Inghilterra trascinerebbe, nel caso il referendum si risolvesse con l’uscita del Regno Unito dall’UE – l’Europa in recessione, agli umori negativi che si respirano in area comunitaria, circa la concessione dello ‘status’ di economia di mercato alla Cina. Un altro mezzo disastro all’orizzonte per il vecchio continente, e non solo.
(Virginia Murru)

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