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La Spezia. Operazione “Caronte”: decapitata associazione a delinquere dedita al traffico internazionale di esseri umani

La Spezia. L’articolata indagine, iniziata a febbraio, al termine di 10 mesi di attività condotta con metodi investigativi tradizionali e con intercettazioni telefoniche, ha consentito l’individuazione di un’associazione criminale con vertice in Nigeria, dalla connotazione transnazionale, potendo contare su ramificazioni in diversi stati africani, prevalentemente Niger e Libia, ed Europei, tra cui Italia, Francia e Germania.

L’organizzazione criminale nigeriana determinava periodicamente delle vere e proprie “quote” di persone da inviare in Europa, mediante i canali dell’immigrazione clandestina, assegnando ai loro referenti, anch’essi di etnia nigeriana ed ormai radicati nelle nazioni occidentali, il compito di destinarli ad attività illecite di ogni genere, quali prostituzione, spaccio di stupefacenti ed altri reati.

Nel corso degli ultimi 3 anni è stato calcolato che almeno 5000 persone siano state fatte entrare clandestinamente in Europa, attraverso rischiosi viaggi con i quali le vittime venivano condotte prima attraverso il deserto del Niger e della Libia e successivamente ammassati in veri e propri centri di raccolta dislocati lungo le coste libiche da dove, in relazione alle diverse esigenze del “mercato” o delle organizzazioni criminali, venivano imbarcate su natanti alla volta dell’isola di Lampedusa. Qui giunti, dopo un periodo variabile di permanenza, venivano destinati ai centri di accoglienza di Puglia, Molise, Campania, Calabria e Sicilia. In questa fase si attivavano le teste di ponte dell’organizzazione con sede in Italia: nigeriani già domiciliati, legalmente o meno, nel territorio nazionale, rifornivano gli immigrati di schede telefoniche intestate a soggetti inesistenti al fine di renderli reperibili per i loro aguzzini, ma invisibili alle ricerche delle Autorità, e ne organizzavano la fuga per poi assegnarli alle dipendenze degli sfruttatori, posti ad un livello intermedio del sodalizio criminale, che ne avrebbero disposto in relazione alle direttive dell’organizzazione od alle loro esigenze.

Al vertice della compagine delinquenziale con base in Italia è stato individuato tale OKOJIE Humphney, detto “ONFRY”, nigeriano di 29 anni, residente nell’hinterland spezzino.

Alle ragazze veniva prospettato l’ottenimento di posti di lavoro in Italia, garantendo un sicuro miglioramento delle condizioni di vita, salvo poi richiedere una somma di danaro (fino a 60/70 mila euro) per “riscattare” l’investimento finanziario sostenuto dall’organizzazione che si è impegnata a facilitare l’espatrio.

Al fine di ottenere la fedeltà delle sventurate da avviare alla prostituzione in Italia, venivano praticati riti “voodoo”, con l’effetto di  creare una forma di sudditanza psicologica, integrata anche da minacce di morte nei confronti loro e dei familiari, sino allo scioglimento del vincolo di obbedienza e schiavitù. Il rituale mistico/tribale,  tradizionalmente utilizzato per creare un legame tra la vittima e i trafficanti, veniva eseguito in territorio africano.

L’attività di prostituzione, e di spaccio della droga, se eseguita con perseveranza ed obbedienza verso i controllori, avrebbe consentito alle ragazze di riscattare il prezzo pattuito per la liberazione tuttavia, come accertato, alcune di loro hanno preferito, in luogo di una nuova vita, salire di un gradino nell’organizzazione criminale, accettando a loro volta di diventare  protettrici e responsabili di nuove arrivate.

In considerazione della gravità dei reati accertati nei confronti dell’organizzazione, radicata in tutta Italia, dal mese di agosto l’indirizzo delle indagini è stato assunto dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Genova, sotto il coordinamento del dott. Vincenzo Scolastico e del dott. Federico Panichi che hanno intensamente lavorato sull’esito delle investigazioni eseguite dalla Guardia di Finanza della Spezia, alla quale hanno affiancato alcuni uomini della Sezione di Polizia Giudiziaria “Criminalità Organizzata” presso la Procura, giungendo all’emissione di complessive 8 misure di custodia in carcere nei confronti di altrettanti componenti del sodalizio criminale.

Le operazioni sono state eseguite a Torino, Milano, Verona, Reggio Emilia, la Spezia e Salerno.

La scintilla che ha condotto al disvelamento dell’estesa organizzazione è scaturita dall’ordinaria attività della Guardia di Finanza al contrasto dello spaccio di sostanze stupefacenti sul territorio spezzino. Successivamente i finanzieri, acquisita la fiducia di alcuni esponenti della locale comunità nigeriana che evidentemente volevano tutelare la parte sana della loro collettività, sono riusciti ad assumere informazioni circa  il turpe traffico messo in opera dal gruppo criminale.

L’indagine “Caronte”, prima del genere ad essere eseguita con questi risvolti dalla Guardia di Finanza in Europa, ha accertato il modus operandi dei protettori i quali, al fine di evitare l’identificazione delle ragazze, ne gestiscono la prostituzione in diverse città del nord Italia, con frequenti scambi di località, controllandole assiduamente per raccogliere i soldi guadagnati e rinsaldare il vincolo di sudditanza, giungendo a malmenare, e talvolta ad uccidere, le ragazze che non pagano il loro debito.

Il traffico di esseri umani, principalmente quello delle donne, ha assunto le dimensioni di un vero e proprio business, diventando il terzo crimine nazionale per diffusione e profitti. L’UNODC, agenzia ONU per la lotta al crimine organizzato, ha consegnato dati sconcertanti, secondo i quali oltre 6.000 donne nigeriane vengono introdotte ogni anno in Europa a scopo di sfruttamento sessuale, per un giro d’affari annuo di oltre 228 milioni di dollari.

La Guardia di Finanza sta sviluppando le indagini anche al fine di accertare la direzione dei flussi finanziari, che permettono il rientro in patria di enormi somme, utilizzate prevalentemente per l’effettuazione di investimenti in attività illecite, o piuttosto per il riciclaggio con investimento nell’economia edilizia.


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