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La Spezia, “Caro estinto”: le Fiamme Gialle arrestano sei persone

La Spezia. I militari del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza della Spezia hanno eseguito in giornata 6 misure cautelari nei confronti di un dipendente dell’Asl 5 Spezzino e di cinque tra titolari e collaboratori di agenzie di onoranze funebri della Spezia e provincia.

 I suddetti provvedimenti sono stati emessi dal G.I.P. presso il Tribunale della Spezia – Dott.ssa Diana Brusacà nell’ambito di indagini coordinate dal Sostituto Procuratore della Repubblica dott. Luca Monteverde.

 In particolare, le misure cautelari sono state eseguite nei confronti di S. C., addetto all’obitorio dell’ospedale di Sarzana, di F. S.,  G. R., D. G., G. N. e di L. C.  

 I reati contestati a S. C. sono l’istigazione alla corruzione, l’abuso d’ufficio, la rivelazione ed utilizzazione di segreti d’ufficio oltre che  alla corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio poiché gli accertamenti svolti dalle fiamme gialle hanno permesso di rilevare che quest’ultimo, quale dipendente dell’Asl 5 Spezzino addetto all’obitorio dell’ospedale di Sarzana, e quindi in qualità di incaricato di un pubblico servizio, sollecitava promesse o dazioni di denaro da parte di titolari di agenzie di onoranze funebri in cambio della segnalazione dei decessi di cui veniva a conoscenza nel corso del suo servizio e quindi agevolando, in tal modo, per l’aggiudicazione dei servizi funerari, le agenzie che si rendevano compiacenti.

 È evidente che tale condotta veniva tenuta violando i propri doveri di riservatezza, di imparzialità e di correttezza che le norme del settore impongono al personale che è incaricato di quel servizio; peraltro, secondo quanto accertato compiutamente nel corso delle indagini, la sua condotta illecita non si limitava alle sole segnalazioni dei decessi poiché in molti casi egli si adoperava anche in un’attività di pubblicità a favore di determinate Agenzie, purtroppo sfruttando il momento di smarrimento e debolezza dei parenti conseguente alla perdita della persona cara ed ingenerando, pertanto, una concorrenza sleale rispetto alle altre imprese del settore non disposte a cedere alle richieste di denaro.

 Per quanto riguarda F. S. e G. R., viene loro contestata la promessa e la consegna di denaro, di dosi di cocaina ed di altri vantaggi, quali l’assunzione “in nero” per prestazioni occasionali lavorative a favore di un dipendente dell’ASL 5 Spezzino, addetto all’obitorio dell’ospedale della Spezia, anch’egli indagato ma al momento non destinatario di provvedimenti cautelari, il quale si è adoperato per segnalare i decessi di cui è venuto a conoscenza, quindi secondo il modus operandi già descritto.

 Infatti, il dipendente Asl in questione, oltre a segnalare i decessi in cambio di denaro o di dosi di cocaina, si prestava anche quale collaboratore occasionale per l’esecuzione dei servizi funerari resi dalla Isof di Simoncini Franco, sempre dietro compenso.

 A carico degli altri destinatari dei provvedimenti cautelari, D. G., G. N. e L. C., nella loro qualità di titolari o collaboratori di imprese di pompe funebri, sono stati raccolti chiari elementi di prova circa la commissione della corruzione che è avvenuta con somme di denaro promesse o consegnate al S. C., che venivano generalmente concordate tra i 200 ed i 500 euro per ogni funerale che veniva loro procurato grazie alle tempestive informazioni dell’operatore obitoriale in questione.

Il costo della “tangente”  veniva poi ovviamente recuperato aumentando il prezzo del servizio funerario per il parente del defunto, il quale non era in grado, dato il momento delicato, di valutare serenamente la congruità della somma richiesta.

 Le investigazioni svolte al riguardo dai finanzieri spezzini sono state  avviate già a partire dal luglio del 2009, scaturendo dalla raccolta di numerose informazioni rese da operatori del settore, ossia di altri titolari di agenzie funebri della Spezia e provincia non disposti a cedere al ricatto, alla richiesta di tangente da parte dell’addetto all’obitorio di turno, che richiedeva il denaro in cambio dell’avviso “tempestivo” necessario per consentire loro di accaparrarsi il “defunto”.

 Il lavoro dei finanzieri è cominciato così, ascoltando le numerose lamentele e richieste di aiuto che pervenivano da questi impresari onesti, che in molti casi sono stati disposti anche a collaborare formalmente, mettendo per iscritto le situazione delle quali erano a conoscenza, le richieste che venivano loro fatte e facendo anche i nomi dei dipendenti degli obitori della Spezia e Sarzana che erano coinvolti.

Tale collaborazione veniva offerta per lo stato di disagio che stavano patendo e perché il sistema che si era venuto a creare li aveva praticamente estromessi dal mercato.

 Partendo da queste informazioni, le fiamme gialle hanno poi svolto ulteriori accertamenti, analizzando i tabulati telefonici delle persone sospettate e verificando l’effettiva esistenza di contatti avvenuti tra gli operatori degli obitori segnalati ed alcuni impresari di pompe funebri, spesso frequenti ed in orari di servizio, circostanze queste che fornivano ulteriori riscontri rispetto alle situazioni già evidenziate.  

 A partire poi dal mese di maggio del 2010, venivano pertanto disposte dall’Autorità Giudiziaria spezzina intercettazioni telefoniche ed ambientali che hanno consentito di captare conversazioni estremamente chiare avvenute tra gli indagati, che facevano emergere un sistema capillare  di corruzione, attuato anche mediante forme di pubblicità che avvenivano con i parenti del defunto a favore di determinate agenzie, di rivelazione del segreto d’ufficio e di abuso d’ufficio.

  Infatti, all’esito delle investigazioni svolte, sono state delineate non solo le condotte dei soggetti destinatari dei suddetti provvedimenti ma anche quelle di altri addetti degli obitori della Spezia e Sarzana, infermieri e titolari di agenzie, in quanto sono 14 le  persone complessivamente iscritte nel registro degli indagati.

 Per gli altri dipendenti pubblici coinvolti nei fatti oggetto di indagine il Pubblico Ministero titolare del fascicolo procedimentale ha richiesto l’applicazione della misura interdittiva della sospensione dall’esercizio di un pubblico ufficio o un pubblico servizio, in ordine alla quale il G.I.P. ha fissato il giorno per il rituale interrogatorio in seguito al quale valuterà l’applicazione o meno della misura richiesta.

 Nel corso delle investigazioni, gli indagati avevano anche concordato l’utilizzo di un linguaggio criptato per la segnalazione dei decessi del tipo …. se ci fosse da prendere il morto.. mi devi dire questo:andiamo a prendere sto campari si o no? o formule similari, che veniva usato con estrema disinvoltura, anche nella consapevolezza, in alcuni di essi, di essere oggetto di indagini, non astenendosi tuttavia dal reiterare le “vendite” dei funerali.

 Al riguardo, conferme circa il sistema illecito oggetto di indagini venivano acquisite nei fatti accertati dal servizio giornalistico mandato in onda il 2 marzo u.s. nel corso del noto programma “LE IENE”  trasmesso dal canale televisivo Italia 1, denominato “Vendesi  morti”. Il programma ha mostrato un filmato girato presso l’obitorio dell’ospedale di Sarzana da un impresario di onoranze funebri che si era vista chiedere il pizzo da S. C. in cambio della segnalazione della sua agenzia ai parenti del defunto.

Nel filmato girato dal predetto imprenditore C. le rivelava che se ci fosse stato un buon rapporto tra loro qualcosa glielo avrebbe passato, precisando che là funzionava così, la tangente, sempre e comunque in contanti, oscillava dai 300 ai 500 euro a seconda di quanto la famiglia era disposta a pagare per le esequie e che doveva essere lasciata nei bagni dell’obitorio.

Ma la donna non si era piegata al ricatto e aveva richiesto l’intervento delle Iene che, fingendosi parenti di una nonna morta da poco, avevano intervistato e accusato il necroforo in questione di prendere il pizzo; quando poi hanno fatto vedere al C. il filmato girato dall’imprenditore, l’addetto all’obitorio aveva cercato di minimizzare dicendo che scherzava, arrivando persino a dire che era pronto a denunciare chi lo accusava. Poi, però, pensando che le telecamere fossero spente aveva confessato:…”un impresario m’ha detto prendi qua, ho preso 800 euro per una salma, questo è vero. Ho sbagliato a prendere i soldi non puoi giocare sui dolori delle persone e sulla dignità di un morto”.

Ma le indagini svolte dalle fiamme gialle  hanno fatto luce su un sistema più ampio e diffuso,  radicato in città e provincia.

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