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La spedizione ‘Supramonte 2’ e la scoperta di resti umani risalenti all’epoca nuragica

Il noto trekker, naturalista, speleologo ed esploratore dei siti più inediti e suggestivi della Sardegna, Elio Aste, nel volgere di circa mezzo secolo, ci ha offerto attraverso report, pubblicazioni e spedizioni nei luoghi più remoti dell’isola – in particolare le regioni centrali – spettacoli ed esperienze unici, nonché diverse scoperte importantissime per la conoscenza dei territori esplorati.

Conoscenze di tipo naturalistico, paesaggistico e archeologico, sempre con l’attenzione rivolta alle caratteristiche geomorfologiche di questi luoghi, alle quali si sono aggiunti studi e ricerche che hanno reso queste spedizioni di grande rilevanza scientifica, in relazione ai ritrovamenti e reperti rilevati in loco, di assoluta importanza anche in ambito paleoantropologico.

Tra le tante ‘spedizioni’ guidate da Elio Aste, ce n’è stata una veramente di rilievo, effettuata nel 1975, che egli ha denominato “Supramonte 2”, il cui obiettivo era l’esplorazione della dolina ‘Su Suercòne’, ampiamente illustrata dallo stesso Aste poco dopo ai giornalisti, riuniti in una sala della Biblioteca S. Satta a Nuoro.

Il resoconto della spedizione, che ha assunto rilevanza scientifica, realizzata alla fine di maggio del 1975, preceduta solo dai tempi tecnici necessari all’organizzazione, ha condotto ‘sul campo’ personaggi noti nell’isola, studiosi ed esperti di scavi e ricerche in numerosi siti archeologici della Sardegna.

Parteciparono dunque un docente di Antropologia all’Università di Cagliari, il prof. Giovanni Cosseddu – il prof. Antonio Porcu, docente di Geologia all’Università di Cagliari – un noto botanico, Stefano Alias, all’epoca dirigente del Demanio Forestale di Nuoro.

Ma la presenza più significativa era rappresentata dall’ing. Dino Giacobbe, esponente carismatico, tra i fondatori della Speleologia moderna nell’isola, il quale aveva compiuto interessanti ed approfonditi studi di carattere archeologico, e non era agli esordi per quel che concerne l’esplorazione di siti in questo ambito. Nel ‘75 aveva la rispettabile età di 80 anni, ma il fervore di un trentenne, e malgrado le non ottimali condizioni fisiche, volle partecipare a quell’importante evento (reso possibile con un elicottero); certamente non aveva più le energie per seguire percorsi impegnativi con lunghe escursioni a piedi.

Elio Aste, nella relazione che poi lesse davanti alla stampa, alla fine della spedizione, definì ‘straordinaria’ la partecipazione dell’ing. Giacobbe, col quale aveva condiviso diverse esperienze. Col tempo lo studioso aveva assunto un ruolo importante nella sua formazione sul piano archeologico e naturalistico. Una figura di rilievo che aveva stimolato la sete di conoscenza di Aste, e aveva contribuito ad incentivare il suo sapere in questo ambito. Elio Aste lo considera un Maestro.

Ed egli era in effetti un grande esponente della Cultura sarda, uno che la Storia l’aveva scritta partecipando in modo attivo agli eventi del suo tempo, con l’azione e l’impeto del suo carattere. Dino Giacobbe, originario di Dorgali, classe 1896, come si è accennato aveva una forte e spiccata personalità, era un istintivo, e fu arrestato più volte durante il fascismo a causa della sua ferma opposizione e sfida al regime. Conseguì la laurea in ingegneria, ma fu ostacolato nell’esercizio della professione proprio perché si esponeva apertamente contro la dittatura. Per le stesse ragioni partecipò alla guerra civile spagnola, in qualità di ufficiale, per combattere contro il regime oppressivo di Franco.

Aveva giurato, dopo la partecipazione attiva alla I guerra mondiale, che non avrebbe più fatto parte di un esercito, pur essendo stato insignito di riconoscimenti e   tre medaglie al valor militare. Ma era un irriducibile, uno dei fondatori e dirigente del Partito Sardo D’Azione, e non rimase fedele a quel proposito. Lottò strenuamente contro il fascismo, fino alla fine, pagando un pesante tributo alla causa della libertà  e democrazia con l’esilio volontario negli Stati Uniti. Dino Giacobbe non poteva che essere amico e compagno di lotta di  Emilio Lussu, li accomunava un’autentica simbiosi quanto ad ideali politici, anch’egli esponente di spicco del partito Sardo d’Azione, e valoroso combattente nella prima guerra mondiale.

Aste si considera fortunato ad averlo incontrato nella sua strada, ha appreso tanto da lui, e ha condiviso la passione per l’ambiente e l’archeologia.  Per questo lo informò della spedizione Supramonte 2, e l’ing. Giacobbe, nonostante gli impedimenti dovuti all’età e allo stato di salute, non si fece ripetere l’invito. Lo studioso si ritrovò  così tra il gruppo di esperti che in elicottero raggiunsero il Supramonte. La Regione Sardegna fornì supporto logistico per la spedizione, compreso l’elicottero (fu per la precisione la direzione dell’Ispettorato delle Foreste di Cagliari a mettere a disposizione il mezzo, un ‘Lama SA 315B’).

Il gruppo partì dalla base di ‘Farcana’, situata sull’Ortobene di Nuoro, e l’atterraggio avvenne proprio nelle prossime vicinanze della dolina ‘Su Suercone’.

Non si trattò di un’esplorazione avventurosa, avviata semplicemente per scoprire i misteri della dolina; Elio Aste aveva già provato il brivido del rischio, con una discesa di centinaia di metri fino al fondo de Su Suercone, dove aveva scoperto, insieme ad alcuni suoi accompagnatori, una tomba d’epoca nuragica.

La notizia era stata diffusa dai due maggiori quotidiani sardi, anche perché Elio Aste ha collaborato a entrambi per diversi anni. La dolina affascinava gli appassionati di trekking, speleologi, naturalisti e archeologi. Su Suercone si presentava come un enorme cerchio di calcare (così com’è anche oggi), chiaramente di derivazione carsica, d’aspetto un po’ inquietante. Per similitudine richiama del resto uno scèol circondato dalla macchia, dove all’interno è convogliato il materiale detritico proveniente dallo sprofondamento del suolo, le cui pareti precipiti di calcare si elevano dal fondo per centinaia di metri.

La discesa dai bordi della dolina non era immune da rischi. Allorché il gruppo di esperti, raggiunse il sito nel quale Elio Aste poco tempo prima aveva scoperto i resti umani, il materiale fu prelevato con cautela dall’antropologo e classificato con rigore scientifico.

Il geologo presente alla spedizione analizzò le caratteristiche geomorfiche della dolina carsica, la struttura della roccia, tracciando  delle ‘coordinate’ circa le cause del grande cratere e l’origine geologica del cedimento strutturale del suolo. Secondo i rilievi, quella enorme depressione circolare era da attribuire ad uno sprofondamento di carattere tettonico, legato verosimilmente al fenomeno della subsidenza.

All’interno della dolina si notarono anche diversi endemismi, dei quali si occupò il botanico facente parte della spedizione. Elio Aste in quell’occasione, munito delle sue inseparabili macchine fotografiche e da presa, documentò i passaggi salienti di quell’esplorazione, materiale poi documentato e tuttora conservato.

Alla fine il gruppo di esperti rientrò in elicottero alla base di Farcana. Da precisare che era la prima spedizione che si era avvalsa di mezzi aerei.

‘Supramonte 2’ è solo uno dei numerosi contributi che Elio Aste ha dato alla ricerca in Sardegna, in parte diffusi tramite reportage su La Nuova Sardegna e Unione Sarda. In questo vasto repertorio c’è anche la scoperta della Fortezza ‘Su Doladorgiu’, nel Supramonte di Baunei. Tale scoperta è veramente rilevante, nessuno prima di allora aveva prestato attenzione alle peculiarità archeologiche singolari di quei ruderi; Aste ne aveva tracciato con puntigliosa precisione il perimetro, ricostruendo poi l’intera pianta della fortezza con una planimetria. Dalla ricostruzione sono evidenti le torrette laterali, che avevano funzione di sorveglianza e difesa del territorio.

La fortificazione si trova su un colle roccioso, nei cui lati è convogliato il pietrame precipitato dal vertice, dove sorge la fortezza che domina la vista nella valle del Golgo. Certamente un punto strategico per controllare eventuali movimenti di invasori che potevano spingersi dalle sponde del vicinissimo Tirreno nell’entroterra, in linea d’aria forse solo un km.

Nonostante Aste abbia informato a suo tempo della scoperta le autorità competenti per giurisdizione (si era verso la metà degli anni ’80), la fortezza non fu  protetta com’era ovvio che fosse, e il degrado rese ancora più vulnerabili i resti dell’importante sito archeologico. Né fu mai avviata un’adeguata campagna di scavi, volti al recupero di eventuali reperti.

Il sito è stato lasciato nel più assoluto abbandono, mai valorizzato e neppure utilizzato per motivi turistici. La vallata del Golgo è meta di un notevole flusso di turisti, anche stranieri, richiamo esercitato dalla ricchezza naturalistica e paesaggistica, soprattutto perché consente l’accesso alle calette più esclusive del Mediterraneo, rinomate per la singolare bellezza e i meravigliosi colori dei fondali marini.

Elio Aste meriterebbe più gratitudine per la sua instancabile attività di esplorazione e ricerca nei Supramontes, è veramente notevole il contributo derivante dall’esplorazione e studio sistematico del territorio della Barbagia, Ogliastra, Baronia ed altre subregioni della Sardegna. Note le esplorazioni di tanti anfratti naturali, grotte, come Su Bentu e Sa Oche, la Grotta Crobeddu e tantissime altre in giurisdizione di Baunei.

Notevole la pubblicazione sul villaggio nuragico ‘Tiscali’, Sardegna nascosta, Sardegna selvaggia, Tra mondi sotterranei e trekking d’avventura, tanto per citare le più conosciute. Vastissimo è il repertorio di articoli e pubblicazioni varie in questo ambito.

Un personaggio della Cultura sarda che meriterebbe d’essere più conosciuto, perché ha dedicato la vita, non di rado rischiando seri incidenti, per portare alla luce gli angoli più esclusivi e remoti dello stupefacente territorio di quest’isola.
(Virginia Murru)

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