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La Riforma della scuola è legge

Savona. Quando, circa un anno fa, sono iniziate le consultazione degli insegnanti, pur essendo stata interpellata, ho preferito non rispondere in quanto ormai sono in pensione e mi è sembrato giusto che si esprimessero quelli che hanno ancora un futuro davanti.

Ci sono, però, alcune considerazioni che ho meditato fin dal primo momento e che ora vorrei esprimere.

In particolare, la questione della meritocrazia, un problema che già si era posto negli anni in cui ero in servizio.

Come valutare gli insegnanti? Qualche volta, si era pensato di valutarli secondo i titoli: più lauree, più master, ecc. =  sei un insegnante migliore. So per esperienza, però, che ci sono persone di vastissima cultura incapaci di comunicarne anche solo una piccola parte agli studenti o di tenere la disciplina in classe.

Comunque, non se n’è mai fatto niente e, nell’appiattimento richiesto ai dipendenti della scuola pubblica, non ha mai contato chi si impegnava di più, chi ci metteva l’anima… Anzi, forse, erano più apprezzati quelli che non creavano problemi con attività, idee, creatività… perché è sempre meglio il quieto vivere!

Personalmente, invece, ho sempre trovato ingiusto avere lo stesso stipendio di chi, magari, arrivava sempre in ritardo, detestava quelle ore che passava in classe, sparlava dei suoi studenti, correggeva solo lo stretto necessario…

Negli anni, io ho fatto ridere tutti i miei conoscenti perché giravo con pacchi di compiti da correggere in quanto ho sempre pensato (e messo in pratica come insegnante di lettere) che per imparare a scrivere bisogna… scrivere! (ovviamente, poi, bisogna correggere)

Io non avrei avuto paura di farmi valutare dal preside o da chiunque altro: avrei semplicemente dimostrato quello che stavo facendo (fatti non parole). E non credo neppure che tutti i presidi siano corrotti e soggetti a preferire le belle gambe o i figli degli amici. I miei presidi (parecchi in tanti anni) sono stati tutte persone serissime e hanno sempre apprezzato il mio lavoro e il mio impegno, anche se, qualche volta, abbiamo avuto dei forti contrasti (come credo succeda in tutte le relazioni umane). Ma il contrasto non è a vita e, se si è in disaccordo su qualcosa, non è detto che si sia in disaccordo su tutto!

Nella scuola è sempre mancato il controllo: nessuno, ad esempio, ha mai visionato i lavori dei miei alunni, rivisto le mie correzioni o le mie valutazioni…

Una volta, diversi anni fa, mi era capitato di dare un passaggio in auto da Savona a Spotorno a un ispettore scolastico che arrivava da Genova per un convegno. Avevo pensato: “Adesso gli racconto tutto quello che faccio!” (Io sono molto entusiasta, per carattere, della vita in genere e, in particolare, dei progetti che seguo.) L’ispettore, al ritorno, (ma sarà stata una combinazione) non aveva voluto più venire in auto con me.

Perché mai, mi chiedo, l’insegnante non dovrebbe essere valutato? Chi è? Dio?

Se nel privato si è valutati dal proprio dirigente, perché nel pubblico si può perdere tempo impunemente?

L’Italia è il paese dei privilegi e delle lobby, per questo rimane tanto indietro rispetto ai paesi sviluppati. A voi non è mai capitato di andare in un ufficio pubblico e trovare gente scocciata, stanca, nullafacente? A me sì, spesso.

Infine, a quanto ho letto, nella nuova legge, la valutazione non sarà di una sola persona, oltre al preside ci saranno altri insegnanti, due genitori o un genitore e un alunno nelle superiori.

E questo è un vero sacrilegio secondo chi protesta: essere valutati da un alunno!

Forse, se l’alunno è una persona (come spero sarà considerato), potrà avere un’idea di quello che fa l’insegnante, anche perché credo che tutti gli insegnanti mettano al corrente la classe della loro programmazione, del metodo che usano, dei loro criteri di valutazione, delle competenze e degli obiettivi che dovranno essere raggiunti. Forse, l’alunno non sarà preparato nella materia quanto un docente (ovvio) ma credo che nelle superiori sia in grado di comprendere come l’adulto si stia comportando, se riesce a veicolare la sua sapienza, se riesce a comunicare l’interesse per la materia, se rispetta (non sempre gli insegnanti lo fanno) la dignità della persona umana che ha davanti in veste di discente. È ovvio che gli adolescenti spesso sono in contrasto con il mondo degli adulti, ma non penso proprio che perdano completamente la capacità di giudizio.

E se non abbiamo fiducia nei giovani, di che mondo stiamo parlando?

Provate a leggere la lettera al link (http://www.unita.it/scuola/scuola-prof-ignoranti-inquisitori-docente-liceo-scientifico-maturita-studenti-penalizzi-valutati–1.581836?page=3).

Forse, è un po’ esagerata, ma ci sono docenti così come descritti.

È strano che la maggioranza, quelli competenti, impegnati, amanti del proprio lavoro, abbia troppa paura di scrollarsi da dosso i tanti parassiti che aspettano solo di passare il mese per ritirare lo stipendio.

Di altri punti della legge, parlerò la prossima volta.
(Renata Rusca Zargar)


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