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La Paita a Savona: ascoltare la gente e gli amministratori in una politica popolare che rivaluti tutti i luoghi liguri e non solo le città.

Savona. Il volantino che annuncia la sua venuta a Savona, il 16 dicembre, alle ore 20.,30, è articolato su quattro punti fondamentali: sostegno a chi crea lavoro, lotta al dissesto, meno burocrazia, giustizia sociale. A giudicare dalla folla che gremisce con fiducia la Sala Rossa del Comune di Savona, tutto  il corridoio  e un’altra sala (dove sono sistemati gli schermi per permettere di assistere comunque all’incontro) c’è  grande interesse e voglia di partecipare anche in una città limbo come Savona. Chissà che qualcosa non possa davvero cambiare! Raffaella è giovane, attiva e, come lei stessa afferma, ha consumato le suole per girare la regione, non solo perché candidata alle primarie del Partito Democratico per la Presidenza della Liguria, bensì da subito, da quando è diventata parte della giunta regionale come assessore.

A presentarla ufficialmente alla cittadinanza è Luca Martino, assessore al bilancio, allo sport e ai servizi demografici del Comune di Savona, che afferma di essere diventato sostenitore della Paita per due motivi: l’innovazione che lei rappresenta e, soprattutto, la sua capacità di ascoltare gli amministratori di una regione tanto problematica come la nostra che ha bisogno di un’interlocuzione forte. Poi, è il momento della savonese Lorena Rambaudi, importante assessore regionale alle politiche sociali e giovanili, che ha saputo dimostrare, nel tempo, le sue capacità. La Rambaudi appoggia la candidatura di Raffaella fin dall’inizio perché con lei ha condiviso la difficile avventura della giunta Burlando in un periodo arduo, devastato da una crisi economica senza precedenti. In questi momenti, conclude, è necessario un impegno forte a dire sì, quando possibile, o anche no, ma sempre “mettendoci la faccia”.

Infine, è il giornalista Mario De Fazio de Il Secolo XIX a intervistare Raffaella. Ella risponde con decisione, non si nasconde, crede in una politica popolare, periferica, che si occupa dei luoghi “distanti” e non solo delle città, in particolare degli ultimi. Rivendica di essere il candidato della Liguria perché proviene da un paese ligure, da una famiglia semplice, ha iniziato come amministratore locale, conosce bene la realtà. Punta sul rilancio dell’entroterra, sull’agricoltura ligure, sul made in Liguria, oltre che sui porti, che immagina interlocutori internazionali, su una sanità di eccellenza con un centro mondiale di riabilitazione, su trasporti ferro-gomma, sulla promozione di un turismo che rilanci le nostre bellezze paesaggistiche e culturali, su infrastrutture che ci colleghino finalmente al resto del mondo, cioè alla vita. Abbiamo tutto nella nostra regione, compreso le competenze, come ha dimostrato l’assegnazione dei lavori della Costa Concordia, ci manca ora una guida giovane, sicura e forte, innovativa, che possa avere a disposizione un lungo periodo per realizzare un programma molto articolato come richiede il momento storico attuale. Tale programma è spiegato nel dettaglio (http://www.raffaellapaita.it/doc/programma.pdf) perché è giusto che la gente lo conosca e lo valuti, scelga liberamente alle primarie per i contenuti e non per vecchie ideologie, e non si basi sulle solite sintesi che vogliono dire tutto ma anche niente. Raffaella, occupandosi dei luoghi più belli e meno conosciuti della nostra regione, ha scoperto tante energie e orgoglio ligure al quale ridare coraggio. Per questo, oltre 180 amministratori liguri sostengono la sua candidatura. Il suo principale avversario è Sergio Cofferati che, invece, se fosse Presidente per due mandati, li concluderebbe a 80 anni, non conosce bene la regione (è ligure solo di adozione e da poco, da quando, cioè, è diventato parlamentare europeo, prima è stato sindaco di Bologna), ha quasi settanta anni, è più anziano di Burlando che non si è ricandidato anche per via dell’età. È davvero difficile pensare che possa spendere per noi tutte le forze che servono oggi, quando il futuro diventa passato in un attimo e il mondo globale rimescola le carte come in un soffio di vento.

Io penso che ogni tanto, nella vita ci si fermi un treno davanti. Ora sta a noi liguri– delle piccole città, dei paesini, dei sorprendenti villaggi abbarbicati alle verdi colline, dei carruggi, del mare e dei monti- decidere se vogliamo prenderlo oppure no. E magari, in seguito, anche i nostri figli e nipoti che sono andati via in massa, prenderanno un treno per tornare.
(Renata Rusca Zargar)


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