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La mia Medjugorie

Riceviamo e pubblichiamo questo messaggio-testimoniamza di Marietta Di Sario, che ha come compagna di vita una carrozzina. Altre volte l’abbiamo ospitata in questa rubrica. Ed ogni volta la sua fede ci riempie il cuore. Questa volta ci parla della sua nuova “chiamata” a Madjugorie, augurando anche a tutti fedeli un “buon viaggio” non solo a Medjugorie, ma anche Lourdes, a Fatima, in Terra Santa…. Nella foto mentre viene portata con la sua carrozzina sul monte ove c’è la statua della Regina della Pace.

Carpi. Partire per Medjugorie per me significa sempre rispondere ad una “chiamata”. Nella scelta di accogliere questo invito risiede tutta la mia libertà. In che senso? Possiamo essere tutti d’accordo nel ritenere che sia semplicemente la curiosità a spingere milioni di persone a mettersi in viaggio per Medjugorie ma non credo che lo stesso si possa pensare per chi sceglie di ritornarci più volte.

Nella prima esperienza ho  riscoperto la bellezza e la potenza della preghiera. Non mi chiedevo più se fosse possibile che in quel luogo la “Regina della Pace” ogni giorno visitasse i suoi figli e se realmente consegnasse messaggi di speranza e di amore per il mondo. Non era così importante. Sentivo in me un imperativo ad orientare nuovamente la mia vita, avvertivo la mia responsabilità di donna battezzata.

In quel luogo ho riscoperto che nella miseria della mia umanità ferita rimane ben saldo l’anelito di eternità e di perfezione perché in quel luogo si respira un “anticipo” di paradiso, di pace.

Nella pace la sofferenza non scompare ma nella pace sentiamo la vicinanza di una Mamma che accoglie per noi le nostre preoccupazioni, paure e trasfigura persino la malattia.

Scrivo questo con profonda consapevolezza perché non si tratta di pura teoria ma di vita vissuta!


Il mio nome è Marietta Di Sario e la mia carrozzina è la mia compagna di vita. Avevo solo quattro anni, quando fui colpita dalla poliomielite, e da allora, i ricoveri in ospedale sono diventati la routine della mia esistenza. Sono invalida al 100% agli arti inferiori e superiori, da sola non riesco a compiere neppure il più banale gesto. Dipendo completamente, in tutto e per tutto, dagli altri. Anche solo per bere un bicchiere d’acqua, sfogliare un giornale, o voltarmi nel letto, dipendo da altre persone.

La mia vita, come quella di tanti disabili e ammalati, senza la luce della fede, appare solo come un’inutile esistenza piegata ed inchiodata dalla sofferenza. Era anche il mio pensiero fino a quando non ho scoperto la gioia di essere discepoli del Signore “alla scuola di Maria”. Grazie alla Mamma celeste ho iniziato a guardarmi con occhi nuovi e a ringraziare il Signore per come sono e per il dono della sofferenza. Il dolore, vissuto nella fede, può diventare grazia per tutti coloro che incrociano la mia vita e quella di quei fratelli che sono ancora più provati di me, nel corpo e nello spirito. E’ solo con Maria che, attraverso la preghiera, scopriamo il valore della sofferenza e lo sveliamo agli altri.

In questo percorso hanno avuto pertanto un ruolo determinante i pellegrinaggi a Lourdes, a Fatima, in Terra Santa e, da ultimo ma non per ultimo, quello a Medjugorie.


Ritorno ogni anno sia a Lourdes che a Medjugorie non per chiedere la guarigione ma per portare a Maria le intenzioni di tutte le persone che si affidano alle mie preghiere e che riempiono la mia vita.

Quest’anno sono ritornata a Medjugorie portando con me la memoria del cuore delle esperienze passate.  e quindi anche la certezza che La Mamma mi ha accolto di nuovo, con la stessa tenerezza e con la stessa gioia. Ero partita con il desiderio di rifocillarmi, di recuperare le forze e la gioia, quella piena!

In questo quinto viaggio ho portato con me anche un versetto del Vecchio Testamento in cui il Signore promette di far nuove tutte le cose. Ho portato con me quel desiderio di novità, di straordinario da vivere nell’ordinario, un desiderio di bene che si  trasforma in vita concreta. E’ questo anche un desiderio di gratitudine al buon Dio per la vita e per quanto ricevo nell’amicizia di tanti fratelli.

Un ringraziamento speciale va all’assistente spirituale dell’Unitalsi che ci ha guidati in questo pellegrinaggio, Don Wianney, non dimentichiamo che  proprio per i nostri pastori  la Regina della Pace chiede preghiere particolari.


Grazie a tutti i volontari dell’Unitalsi che rendono “possibile” il nostro camminare, anche sulle strade più impervie, come quelle della Bosnia, dandoci in prestito le loro braccia e i loro piedi, oltre al loro grande cuore. Ed infine desidero ringraziare e chiedere al Signore di ricompensare chi mi ha dato la possibilità di vivere questa esperienza, aiutandomi anche economicamente. E’ proprio grazie alla generosità  di altri amici che lo scorso 8 novembre ho potuto conoscere di persona il nostro caro Papa Francesco a cui ho portato l’affetto e le speranza di tutti. E che emozione aver potuto parlare con il Papa che è stato vicino a me e mi ha “toccato” e parlato d’amore.

Per tutti voi, amici pellegrini, assicuro le mie preghiere.

Una testimonianza senza preghiera è vuota e sterile, la preghiera dona senso al nostro agire.

Auguro ad ognuno di voi “buon pellegrinaggio”, oggi, domani, sempre..

Marietta Di Sario


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