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La lotta alla mafia sul muretto dei Fieui di caruggi di Albenga

Albenga. Importante momento sabato 17 novembre ad Albenga, dedicato a tutti coloro che oggi ancora credono  alla legalità. Sarà infatti presente, alle ore 16.30, nel centro storico ingauno Giovanni Impastato, fratello di Peppino, ucciso nel 1978, a soli trenta anni di età dalla mafia. In vico del Collegio, accanto a Palazzo Oddo, inaugurerà sul celebre muro di “E ghe mettu a firma” la piastrella da lui autografata per i Fieui di caruggi con la scritta: Sempre avanti con le idee di Peppino.

“È una testimonianza seria ed importante – dicono i Fieui – in un momento in cui nel nostro Paese assistiamo ad un crollo dei valori positivi che dovrebbero essere alla base di ogni società civile a favore dell’illegalità, della corruzione, del malaffare, dilaganti ormai nella vita politica e, purtroppo, anche in quella quotidiana, con danni che rischiano di essere irreversibili”.

Giovanni Impastato è in questo periodo in Liguria, accompagnato dal giornalista Claudio Porchia, per portare avanti la sua battaglia contro tutti i tipi di mafia e per presentare, dopo il grande successo editoriale di “Come resistere a Mafiopoli”, il suo nuovo libro “Peppino Impastato: anatomia di un depistaggio”, dedicato proprio al ricordo del fratello.

Peppino Impastato era un giovane animato da una grande voglia di giustizia e di libertà ed ebbe un effetto dirompente nella realtà siciliana dell’epoca perché antesignano rispetto ai suoi temi (erano gli anni ’70) e soprattutto perché apparteneva ad una famiglia di mafiosi e suo padre stesso era un importante “uomo d’onore”. Fu capace di attirare i giovani tramite attività culturali sorte sul territorio, creando nella natia Cinisi, controllata dal boss Tano Badalamenti, un centro sociale  e Radio Aut, una delle prime radio libere italiane. Anche la madre Felicia lo seguì in questa sua ribellione alla mafia  e quando dovette scegliere non si schierò dalla parte dell’illegalità, ma dalla parte della giustizia. A Peppino Impastato e alle sue battaglie a favore dei beni comuni si ispirò il regista Marco Tullio Giordana per il celebre film “I cento passi”, la distanza che separava la casa di Peppino dalla casa del boss di Cinisi. Ucciso nel 1978 in piena campagna elettorale, fu comunque votato dai suoi concittadini che lo elessero simbolicamente nel Consiglio Comunale per cui si era candidato. Si cercò di fare passare la sua morte per accidentale, con vari tentativi di depistaggio da parte di organi deviati dello Stato, ma dopo varie riaperture d’inchiesta i responsabili , Vincenzo Palazzolo e Tano Badalamenti, furono condannati.

I Fieui di caruggi invitano le Autorità, le Associazioni e la cittadinanza a presenziare alla significativa cerimonia: “Sarà un modo per dare testimonianza di fede nella legalità, nella giustizia, nella moralità”.
(C.S.)

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