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La dodicesima stanza. Concerto di Ezio Bosso a Verona

Verona. Ezio Bosso, pianista, compositore, direttore d’orchestra, è stato un eccezionale ospite al Festival di Sanremo 2016.  Ora presenta il concerto “La dodicesima stanza” in molte città italiane ed era al Teatro Romano di Verona il 22 giugno.

Appena entrato in scena, ha introdotto il suo primo brano, “Following a bird”, lo stesso che aveva suonato al Festival (https://www.youtube.com/watch?v=_SYtPu5Ojg0).

“Nella luce tra il tramonto e il crepuscolo, il volatile mi ha fatto perdere… -ha spiegato- La musica insegna ad ascoltare l’altro, si diventa curiosi, così ho perso il senso del tempo guardando il volo… La musica ruba il tempo, ho perso le frustrazioni, il male alle gambe, essere fragili conta di più che voler essere vincenti, si perdono i pregiudizi, l’ego, la paura… Perdiamoci insieme stasera.”

Infatti, mentre suona, Ezio Bosso è tutt’uno con il pianoforte, guarda in alto dove, come ha detto poi, volano i pipistrelli: il suo trasporto è estremo.

Prima del secondo brano, chiarisce il senso della parola “stanza”, che è il luogo dove si protegge la propria intimità. Le stanze, come anche nella letteratura surrealista, sono quelle che attraversiamo durante la nostra vita, la dodicesima (titolo del concerto) è l’ultima, dove ricorderemo tutte le altre. Bosso ama particolarmente la poetessa Emily Dickinson che ha scelto di rinchiudersi in una stanza da dove descriveva il mondo e che sapeva citare la dolcezza delle labbra e l’amarezza delle parole.

Intanto, il pianoforte parla, gioca, urla, sussurra.

Non si ha quasi il coraggio di respirare per non fare rumore, per non turbare la perfezione delle stelle in cielo, la magia del teatro romano, il fruscio del fiume che scorre, mentre tutta la sofferenza dell’uomo grida e si sublima nelle note, nella notte.

Bosso fa suonare anche l’interno del pianoforte, nella più alta espressione del genio creativo che è musica egli stesso.

Poi parla ancora, perché “spesso diamo importanza alle cose brutte e diamo per scontato quanto c’è di bello. Invece, un problema è un’opportunità per conoscerci meglio, per cambiare. Affermarsi è rendersi conto di se stessi e aprirsi agli altri, liberi da noi stessi…”

Bosso è ironico e autoironico, sa stabilire un rapporto empatico con il pubblico, facendolo anche ridere. Ma soprattutto le sue parole guidano in un mondo migliore e la sua musica entra nell’anima scatenando tutte le emozioni dell’universo.

Se Dio esiste è lì, nelle sue mani e nel suo volto.
(Renata Rusca Zargar)


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