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La Comunità Islamica italiana aspetta un riconoscimento dal paese

Come da Protocollo tra il Governo e L’U.CO.I.I (Unione Comunità e Organizzazioni Islamiche d’Italia), dal giorno 18 maggio ci sarebbe stata la possibilità di apertura delle moschee, ovviamente, rispettando tutte le norme di sicurezza. Nonostante ciò, la Comunità islamica unita ha preso, durante una riunione in videoconferenza, la decisione di non aprire le moschee prima del 25 maggio. Dopo questa data, comunque, ci sarà la messa a norma dei locali e un’apertura graduale, con il massimo delle disposizioni di prevenzione e sicurezza, in modo che i fedeli si abituino progressivamente alle nuove regole. Questo sacrificio e dimostrazione di collaborazione a salvaguardia del bene di tutti è ancora più significativo per il periodo che la Comunità ha attraversato. Infatti, il 24 aprile scorso è iniziato il sacro mese di Ramadan in cui, oltre al digiuno dall’alba al tramonto, sono previste preghiere collettive tutte le sere tra le ore 22 e le 24. La Comunità, tra l’altro, aveva chiuso le moschee ancora prima dell’obbligo sancito dal Governo e tutte le preghiere collettive erano state sospese.

Il 24 maggio, è stata la festa di fine del Ramadan, Eid-al-Fitr, una delle due feste più importanti dell’Islam. La Comunità Islamica ha dimostrato di saper sacrificare qualcosa che ritiene veramente importante per la Società in cui vive e per non dare nessuna possibilità al Coronavirus di replicarsi. Ogni vita è sacra e, prima di ogni altra cosa, bisogna salvaguardare la vita umana. Lo stesso Profeta Mohammad (pace e benedizioni su di Lui) aveva già parlato delle epidemie e aveva detto che bisogna rispettare il distanziamento e il contenimento delle persone: “Se su una terra dovesse aprire un’epidemia, non andateci; e se vi trovate in essa non uscite da questa terra fuggendo”. Non aver fatto la Festa è un dolore per ogni musulmano, attutito, però, dalla gioia di aver rispettato con sacrificio il mese di digiuno e di riflessione e di festeggiare con amore nell’ambito della propria famiglia. Dio, onnipotente e onnisciente, vede la preghiera anche nelle case e comprende il sacrificio di chi ha voluto privilegiare il rispetto per la società in cui vive. Forse, i giovani musulmani avranno pensato che non si sarebbero ammalati ma avranno ricordato i loro genitori più anziani, i loro nonni, e, probabilmente, i loro vicini di casa o i loro compagni di lavoro che, magari, avrebbero potuto ammalarsi.

Dio premia il sacrificio di chi rinuncia per un obiettivo e un amore  grande.
Zahoor Ahmad Zargar

https://it.m.wikipedia.org/wiki/Zahoor_Ahmad_Zargar


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