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La caduta di un ‘oggetto non identificato’, nel 1933, è il tema del romanzo “Protocollo Rs 33”, di G.L. Francesco Fiabane e Marcello Murru

G. L. Francesco Fiabane e Marcello Murru, i due autori del thriller “Protocollo RS 33”, hanno ricostruito in forma romanzata una storia fondata su fatti realmente accaduti nel 1933, in piena epoca di regime fascista. Secondo i documenti analizzati quindici anni fa dal Presidente del Centro Ufologico Nazionale (CUN), il prof. Roberto Binotti, la vicenda presenterebbe contorni credibili. A corredo dell’analisi storica dei documenti, dei quali egli è entrato in possesso tramite anonimi (tanto per restare in clima di mistero..), ci sono alcuni telegrammi trasmessi dal Duce, il quale impone il massimo riserbo e segretezza sulla vicenda dello strano velivolo di forma conica, precipitato nell’hinterland milanese il 13 giugno del 1933..

Basterebbe una sinossi e pochi ragguagli su un tema di questo tipo, per scatenare l’attenzione degli appassionati; se poi quale ingrediente intrigante, si allude ad un fatto realmente accaduto, allora le credenziali del buon romanzo ci sono tutte, e la lettura diventa incalzante e avvincente. La smania di capire e arrivare fino all’appendice è la norma per i lettori che amano inoltrarsi nei percorsi sommersi del mistero. Il mistero, nella narrazione di vicende come queste, è un elemento trainante nella dinamica dei fatti raccontati.
Potrebbe essere configurato come un torrente che scorre in superficie e all’improvviso scompare in falde sotterranee, per poi riemergere in una risorgente. Sta all’abilità di chi scrive sfiorare le corde giuste attraverso l’arte del narrare, e i due autori hanno dimostrato di conoscere davvero le tecniche di un’arte che ha necessità di estro creativo non comune, per trasformare la storia raccontata in ‘materia viva’, che vibra nella fantasia e nella curiosità di chi legge.

Negli ultimi decenni la fenomenologia riguardante avvistamenti di velivoli con caratteristiche ‘aliene’, non identificabili, ha decisamente rotto gli argini dello scetticismo, non solo delle persone comuni, ma anche degli esperti che analizzano il fenomeno. Gli episodi si sono moltiplicati a dismisura, in ogni angolo del pianeta sono state riportate notizie di cronaca che rimandano all’irrazionale di queste supposte visioni di oggetti e individui, con fattezze non identificabili in quelle umane. Ma il tutto resta sempre avvolto nel drappo dell’enigma, o meglio dell’ambiguità e incertezza.
Prima di procedere ad un’analisi del romanzo di Murru e Fiabane, vale la pena inoltrarsi sui fatti storici dai quali i due autori sono partiti e si sono poi ispirati, ossia dallo schianto di un oggetto ‘volante’ che agli occhi di chi avrebbe visto sarebbe apparso di forma insolita e strana. Si sarebbe trattato di uno schianto fortissimo, che avrebbe causato problemi anche alla corrente elettrica sul luogo dell’impatto. E sarebbe avvenuto in un vasto campo, o area dismessa, che immediatamente sarebbe stata delimitata e interdetta al pubblico dei curiosi in un raggio di 3 km, dal punto in cui, secondo i documenti giunti fino a noi, si sarebbe verificato l’evento.

Ufo è l’acronimo dell’espressione inglese “Unidentified Flying Object o Unknown Flying Object”. Secondo i riscontri del Centro di Ufologia, i documenti analizzati su quello che accadde il 13 giugno del 1933, sarebbero autentici. L’oggetto misterioso, realizzato con insolite leghe di metalli, quasi fosforescenti, sarebbe precipitato fuori Milano, in un sito circoscritto tra le giurisdizioni di Milano e Varese.
Se all’epoca l’attenzione si fosse rivelata morbosa, e non si fosse riusciti a tenere sotto controllo la stampa, si sarebbe detto che, secondo l’osservatorio di Brera, “trattavasi di un gigantesco meteorite precipitato con violento impatto al suolo..” Non avrebbe fatto una piega, dato che simili evenienze erano al vaglio degli scienziati, e dunque poteva rientrare nella sfera del verosimile.

L’Agenzia Stefani, che in quegli anni diffondeva in anteprima le notizie alla stampa – con funzioni simili all’ANSA odierna – aveva ricevuto ordini tassativi in merito: riserbo assoluto. Dell’evento fu informato immediatamente il Duce, tramite la Direzione Affari Speciali, che aveva già provveduto a trasmettere alcuni telegrammi (dei quali esistono gli originali), imponendo il silenzio sullo strano ‘incidente’, e diffidando chiunque, ma soprattutto i giornalisti, dal diffondere informazioni al riguardo. Così, la libertà d’espressione e il diritto all’informazione, erano serviti..
Trattandosi di un avvenimento in qualche modo avvolto nel mistero, per le caratteristiche che presentava, i telegrammi della Direzione Affari speciali erano stati chiari: chiunque avesse contravvenuto agli ordini del Duce, sarebbe incorso in pene davvero severe, comminate eventualmente dal Tribunale della Sicurezza dello Stato, dove i responsabili sarebbero stati -quando se ne fosse presentato il caso – deferiti. Fu immediatamente chiaro che la notizia era circondata dal massimo riserbo, e che nessuno era autorizzato a mettere il naso su un fatto dai contorni inquietanti, sulle cui verità, il governo, aveva stabilito una sorta di ‘diritto di prelazione’.

L’establishment del regime era orientato verso il segreto di stato, e le vie d’investigazione aperte sul caso, dovevano seguire i percorsi convenzionali richiesti dalle vicende ‘top secret’ riservate ai servizi di intelligence dell’epoca. Una vicenda dunque realmente accaduta, circonfusa in qualche modo di enigmi, comunque ambigua e affascinante, che certamente aveva allertato Mussolini, il quale all’epoca, gestiva, ‘ad interim’, il Ministero degli Interni, già dal 1926, creandogli certamente anche qualche grattacapo.
Ci pensò poi l’OVRA, ossia l’organo di polizia di questa organizzazione segreta, a rimuovere l’oggetto non identificato, e a trasportarlo in un luogo altrettanto segreto, che erano gli stabilimenti della SIAE Marchetti di Vergiate. L’oggetto’ fu condotto dunque in una delle aviorimesse (hangar), del grande complesso industriale. Gli stabilimenti della SIAE Marchetti, erano un centro aeronautico quasi all’avanguardia per l’epoca, e non solo a livello nazionale, ma europeo, se non mondiale (gli aerei da combattimento prodotti in queste fabbriche furono utilizzati anche dagli Stati Uniti nel corso della Grande guerra). I capannoni erano ubicati nei dintorni del nuovo aeroporto di Malpensa, divenuti poi, a partire dai primi decenni del novecento, un centro di riferimento per la produzione di velivoli, destinati alla ricerca e sviluppo del settore. E’ noto dalle cronache, che gli stabilimenti in questione presero fuoco, ma verosimilmente furono incendiati con precisi intenti, nel corso degli ultimi anni di guerra.

E’ bene ricordare che l’OVRA (acronimo di Opera-Vigilanza-Repressione-Antifascista), era stata istituita e voluta da Mussolini, e svolgeva già dal 1926, servizi di intelligence e controspionaggio. Si occupava anche dei servizi informativi che riguardavano esponenti politici ritenuti sovversivi nei confronti del regime, persone comunque sospettate di svolgere attività clandestina ai danni del fascismo; la denuncia ai Tribunali speciali e alle Commissioni di confino, era praticamente automatica in questi casi. Si trattava, pertanto, di Servizi segreti gestiti da un corpo di polizia puramente politico, perché perseguiva ‘reati’ che attentavano alla sicurezza del regime. Fu istituzionalizzata nel 1930, il significato della sigla verrà rivelato infatti solo quell’anno.

Nel 1927, intanto, in un discorso alla Camera dei deputati, passato alla storia come ‘discorso dell’Ascensione, il Duce sosteneva:
<Signori: è tempo di dire che la polizia non va soltanto rispettata, ma onorata, Signori: è tempo di dire che l’uomo, prima di sentire il bisogno della cultura, ha sentito il bisogno dell’ordine: In un certo senso si può dire che il poliziotto ha preceduto nella storia il professore. ../., Io devo assumermi il compito di governare la nazione italiana ancora da 10 a 15 anni. È necessario. Non è ancora nato il mio successore. >
Un presentire inquietante, dato che il regime durò davvero esattamente altri quindici anni..

Tuttavia Mussolini decise di vederci chiaro sull’insolito velivolo precipitato al nord, e costituì un Gabinetto segreto per ‘inquisizioni speciali’, addetto alle indagini sul fatto accaduto nel giugno del 33. Tale struttura in codice, prese la sigla di RS/33. In realtà questa sorta di Commissione d’indagine era composta da personaggi noti del mondo scientifico, presieduta peraltro dal ben conosciuto scienziato Guglielmo Marconi, e da un suo team di professori. Proprio loro avrebbero doviziosamente analizzato i rottami del presunto “disco volante”, e informato poi il Conte Cozza. Egli avrebbe quindi agito da tramite, tra gli scienziati incaricati di esaminare lo strano oggetto, redigendo alla fine un verbale con i risultati delle conclusioni alle quali sarebbero pervenuti, e gli organi preposti del regime fascista, in primis il Duce.

Sarebbero stati in definitiva i primi ‘X-files’ dei quali un governo italiano si sarebbe occupato fino ad allora. L’unico ‘vanto’ per l’Italia, se così si può dire, è che questa strana circostanza resta nella storia dell’Ufologia, il primo vero caso di oggetto ritenuto non identificabile, sia per la struttura che presentava, che per i materiali con cui era stato realizzato. Si pensava che il primo allarme fosse quello di Roswell, negli Stati Uniti; anche in questo caso si scrisse in toni allarmistici intorno ad una vicenda analoga, ossia l’impatto al suolo di un velivolo che presentava strane e insolite forme. Si indagò, ma gli scettici non furono pochi al riguardo.. Comunque questo avvenimento risale al 1947, ossia 14 anni dopo quello ritenuto eccezionale, avvenuto nei pressi di Milano nel 33’. In Italia depistaggio e insabbiamento della notizia, furono da ascrivere, come risulta dai documenti esaminati in seguito, alle manovre del regime, il quale doveva avere l’esclusiva e il controllo di una realtà di cui ben poco in ogni caso si conosceva.

Tutti avevano l’ordine tassativo di ignorare, qualora, per una qualsiasi ragione, si fosse venuti a conoscenza di notizie o fatti che avessero a che fare con lo strano oggetto di forma cubica, più ristretto alla base, con delle fessure simili ad oblò, dai quali partivano raggi di luce intermittenti..
Nonostante il massimo riserbo e segretezza delle supposte indagini sul sedicente rottame custodito negli stabilimenti dell’aeronautica, nei pressi di Malpensa, i documenti sarebbero poi finiti nelle mani dei nazisti nel 1941, e utilizzati da loro per fini di ricerca.
Per onestà di cronaca è doveroso sottolineare che, certamente qualcosa d’insolito e strano deve essere accaduto, restano a testimoniarlo dei documenti, tra i quali alcuni telegrammi del Duce, ma non si hanno altri riscontri, e tutto l’intreccio della vicenda resta avvolta nell’oscurità perché priva di riferimenti e prove concrete verificabili.

Forse per questo, la storia ricostruita dai due romanzieri, G. L. Francesco Fiabane e Marcello Murru, stimola la curiosità del lettore e lo porta fino all’ultima pagina senza neppure rendersi conto di avere assistito, ‘in prima fila’, ad una sequenza di scenari assolutamente verosimili, che di fantascientifico hanno ben poco, dato che la storia segue un filo conduttore credibile e concreto. Poco si soffermano gli autori sui presunti superstiti presenti all’interno della singolare astronave, si parla di analisi di materiali, senza che si pervenga a conclusioni certe sulle origini dell’oggetto. L’attenzione di chi legge si ritrova comunque magnetizzata e attratta dalle vicissitudini dei personaggi, dalle dinamiche della ‘sceneggiatura’, davvero avvincente nell’economia del romanzo.

La storia trascina e coinvolge, c’è sicuramente una chiave di lettura del thriller, e questa porta verso un finale che apre tutti gli enigmi della vicenda, nella quale si dibattono personaggi il cui profilo psicologico è coerente e fedele fino alla fine. La loro caratterizzazione rispetta con dovizia di particolari l’indole, i ruoli e la personalità che manifestano nell’avvicendarsi delle varie fasi della storia narrata, con estrema naturalezza. Si può dire che non si riscontrano forzature, tutto scorre in modo fluido, nemmeno per quel che concerne l’aspetto dialogico, comportamentale, nelle relazioni interpersonali tra i soggetti protagonisti, emergono rilievi dissonanti con la logica della narrazione.
Il romanzo ha una struttura solida, un’ossatura di base che segue una direzione ben precisa, ne rispetta le interdipendenze ambientali e cronologiche, usi e consuetudini di un’epoca chiaramente condizionata da un regime che entra nella vita sociale con impeto e irruenza, e non esita a mostrare rigore estremo quando si tratta di proteggere i cardini politici sui quali è fondato. In rilievo c’è anche una ricerca di fondo sulla cultura dell’epoca, perché l’ambientazione, gli slanci e le paure dei personaggi, svelano quelle luci proiettate sui costumi e il modo d’essere anche della gente comune.
Vi si riscontra anche il puntiglio della referenza e del dettaglio, curati con certosina parsimonia, senza eccessi, ma sotto la vigilanza di una prosa che, mirando all’essenziale, circoscrive ogni vicenda nell’arco di parametri che devono rientrare nell’armonia e nel contesto, senza deragliamenti narrativi. Un thriller che segue quel sottile fil rouge degli avvenimenti, che realmente sarebbero accaduti nel 1933, e su di esso costruisce l’impianto narrativo, attraverso personaggi che hanno una perfetta corrispondenza di relazioni con i fatti, le descrizioni ambientali e le interazioni che li hanno riguardati. —
Per quel suo sapere essere accattivante, per la curiosità e interesse che sa suscitare, il romanzo potrebbe diventare la trama convincente di un film, perché racchiude tutte le caratteristiche della storia credibile che appassionerebbe chiunque, anche per quella sottile e affascinante verità storica che costituisce il suo punto di partenza e di forza. Gli ingredienti per una trasposizione del genere ci sono, i due autori forniscono tutti gli elementi per ricostruire scenari e personaggi, davvero con ammirevole competenza, anche sul piano stilistico della narrazione, raffinata e ironica, col dovuto distacco dagli eventi, ma emozionalmente efficace.

(Ispirato ad una vicenda realmente accaduta nel 1933 )

(Virginia Murru)

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