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La “Penelope” di Giuseppe Messina. Non soltanto un libro, ma soprattutto, una frustata sulla faccia di chi sta depredando l’Italia

Barcellona Pozzo di Gotto. Il testo era conosciuto dal vasto pubblico che il dieci di agosto dello scorso anno era intervenuto alla “Giornata della Divulgazione della Cultura” quando era stato declamato da Graziella Lo Vano, Nico Zanche e dallo stesso autore Giuseppe Messina. “Penelope” aveva convinto talmente la dott. Giulia     Carmen Fasolo, responsabile della casa editrice “Smasher”, che qualche giorno dopo ha espresso all’autore il desiderio di volerlo pubblicare. Ecco, adesso, il desiderio è stato realizzato.

Nella magnifica cornice barocca dell’auditorium San Vito, alla presenza di un gremito e qualificato pubblico, giunto dai diversi centri della provincia di Messina, ha avuto luogo la presentazione del volume. Ha dato inizio alla manifestazione l’intervento musicale del “Quintetto classico”, composto da Giuseppe Fabio Lisanti e Gabriella Anastasi, (violini) Rosanna Pianotti, (viola) Maurizio Salemi (violoncello) e Alessandro Monteleone (chitarra), che ha eseguito “Quintetto IV in re magg. G 448 Fandango”. Dopo il meritato lunghissimo applauso del pubblico che, per onorare gli esecutori, ha ritenuto opportuno alzarsi in piedi, ha preso la parola l’editrice Giulia Carmen Fasolo, quale moderatrice, che ha spiegato i motivi della scelta di pubblicare “Penelope”, un testo che rappresenta la metafora dell’epoca che l’Italia sta vivendo; un testo definito, a ragion veduta: “Non soltanto un libro, ma soprattutto, una frustata sulla faccia di chi sta depredando l’Italia”.

Di seguito ha preso la parola la prof. Maria Torre, biografa. Ha tracciato una sintesi della carriera artistica e culturale del maestro Giuseppe Messina, scultore, pittore, scrittore e promotore culturale, che tanto ha dato alla sua città da quando, alla fine degli anni settanta, ha fatto ritorno da Roma in Sicilia, dove ha fondato il “Movimento per la Divulgazione Culturale” in cui hanno trovato spazio tanti giovani che adesso sono a loro volta dei personaggi operanti nell’ambito dell’arte e della cultura nel senso più ampio del suo significato. Subito dopo ha relazionato, nella maniera più che mai simpatica, genuina e fuori da ogni canone, l’architetto Sergio Gallitto (anche autore dello straordinario romanzo “Tempi virtuali”), al quale è stato tributato un lungo applauso che si è saputo guadagnare con il suo accattivante disquisire. Il Gallitto ha sottolineato la validità del poemetto “Penelope”, composto dai versi endecasillabi e settenari, dalla straordinaria musicalità, contenenti una efficacissima trama che spinge il lettore a non potersi fermarsi. Non si è privato, anche, dal tracciare un excursus sulla figura del maestro Giuseppe Messina e sulla sua opera scultorea e soprattutto pittorica, rammentando che i suoi colori vivaci, brillanti, forti, mediterranei non sono usati per dipingere cose scontate, ma li piega alla sua volontà per realizzare soggetti che hanno un tutt’altro e alto  valore intrinseco e artistico, divulgatori di un messaggio umanistico, civile e culturale nell’insieme che spesso non è valorizzato da chi è responsabile della cosa pubblica.

L’ultimo intervento è stato dello stesso Giuseppe Messina che, collegandosi a quanto detto dall’architetto Gallitto, ha esordito dicendo che bisogna cancellare il detto “Nemo profeta in patria” poiché è giusto che, se qualcosa è dovuto all’artista, gli dev’essere conferito in vita, poiché in vita egli ha operato per il bene della società: “I morti non sanno che farsene della gratitudine che gli era dovuta in vita!”

Il Messina si è astenuto dal parlare del suo poemetto. Ha fatto capire soltanto che, con questa sua ulteriore opera, ha voluto dare ancora un contributo alla società e che nel leggerlo, la gente potrà comprenderne la validità.

In conclusione della manifestazione il “Quintetto classico” ha eseguito un’opera di Mario Castelnuovo-Tedesco (Quintetto op. 143) e alla fine gli applausi del pubblico che si è rialzato. Sono stati tanti che i maestri hanno voluto sdebitarsi eseguendo il “Tango en skai” di Roland Diens, suscitando un ulteriore lunghissimo applauso.

Subito dopo, gli organizzatori e gli amici intimi si sono recati nella “Casa-museo”, residenza del maestro Giuseppe Messina, dove sono stati intrattenuti in ottima allegria per uno spuntino delizioso a base di uno sfornato che, suscitando la sorpresa di tutti, compreso il padrone di casa, è stato presentato sotto forma di ciò che si sarebbe rivelata una gustosa scritta, “Penelope” appunto, su cui i commensali, come novelli “proci” e più voraci di quelli, si sono avventati ingordamente. Il tutto è stato innaffiato con ottimo vino. Tutti si sono ritrovati il giorno dopo (domenia 12 aprile) al teatro del Palacultura “Antonello da Messina” nella città dello Stretto, dove lo stesso “Quintetto classico” ha tenuto un intero il concerto, eseguendo (oltre ai due brani della sera): “Quintetto n.1” di Daniele Carmine Lisanti, “Nubia” di Giuseppe Mafali e il “Quintetto n.1” di Bruno Battista d’Amario (che è stato il maestro del chitarrista Alessandro Monteleone). Naturalmente, anche alla fine di questa serata, musicisti ed amici, si sono trovati attorno ad un tavolo imbandito per chiudere in allegra goliardia.

Nella prima foto: Giulia Carmen Fasolo, Sergio Gallitto, Giuseppe Messina e Maria Torre. Nella seconda foto il “Quintetto Classico” con Giuseppe Fabio Lisanti (violino); Gabriella Anastasi (violino); Alessandro Monteleone (chitarra); Rosanna Pianotti (viola); Maurizio Salemi (violoncello).
(Tiziana Cambria)




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