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L’era dei social – dipendenza virtuale e ansia di comunicare

Che l’essere umano fosse, tra gli esseri viventi, quello più ‘sociale’, è noto da tempo, ne parlò perfino Aristotele nell’opera ‘Politica’, definendolo ‘l’animale sociale’ per eccellenza, poiché ha l’inclinazione naturale all’aggregazione, ad essere ‘gregario’.

E’ una concezione semplice da constatare, non c’è bisogno di scomodare i sociologi per una deduzione logica come questa. I grandi studiosi, i filosofi in particolare, hanno impiegato tempo e ingegno per esporre le loro teorie su questo tema. Anche Darwin studiò a lungo il comportamento umano e la propensione alla socialità, dimostrando che questo è un istinto comune anche ad altre specie del mondo animale che vivono in branco per ragioni di assistenza reciproca. Ora,  nell’era della tecnologia più avanzata, dove l’informatica sta governando quasi con dispotismo le nostre esistenze, il desiderio conscio o inconscio – difficile ancora esprimere un’opinione al riguardo – di stare sempre legati l’uno all’altro da fili invisibili e virtuali, che esprimono febbre e ansia di comunicare, potrebbe rappresentare l’eccesso di quell’istinto naturale del quale si è accennato, certamente un’esasperazione che sfugge al nostro controllo. Nel terzo millennio è esplosa la corsa ai social, la smania ‘di fare sapere’ agli altri quello che siamo, o forse quello che pensiamo d’essere, comunque di manifestare agli amici virtuali le nostre impressioni, emozioni, incanti e disincanti della vita..  Una sorta di misticismo che soddisfa il nostro ego, o che ci illude di veicolare con ‘transfert’ istintivi tutto ciò che non trova più spazio nel nostro mondo interiore. L’importante è comunicarlo a questa jungla virtuale; che sia terapeutico? Gli esperti potrebbero formulare con fondate ragioni i loro dubbi.

E’ possibile che, nonostante i continui full immersion di contatti quotidiani, una delle ragioni di questa sete di comunicazione e relazioni, sia la grande solitudine alla quale in fondo ci espone una società troppo fondata sulla tecnologia. Sembra proprio questo l’impulso compulsivo, quasi parossistico, che spinge flussi di persone a trascorrere ore davanti ad un pc o uno smartphone che consente la fruizione e la gestione degli account sui social. Come non bastasse il lavoro, ormai orientato sulla comunicazione a distanza, pregio o dannazione del fenomeno della globalizzazione, il fatto è, comunque, che siamo davvero legati gli uni agli altri da questi fili di seta che ci attraversano, ci condizionano, ci forzano ad essere degli ingranaggi di un sistema che ha già deciso per noi. La verità in definitiva, è che non ci si può sottrarre facilmente, non ci si può comportare come ‘obiettori’, di fronte a questi stimoli esterni, perché si rischia di restare ai margini. Non si tratta di comunicare solo sui social, in gran parte dei siti internet ci sono forum, c’è la possibilità di commentare una pagina virtuale, c’è lo spazio di rigore anche negli articoli dei quotidiani on line, riservati a coloro che intendono esprimere un’opinione.. tutto è volto all’esigenza di comunicare. In ogni sito, di qualunque genere, è presente sempre l’opzione riservata ai contatti: ‘scrivici..’ ‘please feel free to email us..’

Chi millanta resistenza verso l’attrazione esercitata dai social e da questo genere di comunicazione in generale, non è un autentico anticonformista che detesta le convenzioni della società strutturata secondo dettami che non si sentono propri, può semmai provare ad essere fuori dal contesto, ma solo fino ad un certo limite, poi.. Si può esecrare la tendenza ad apparire sui social, non di rado per ragioni di opportunismo, ma non ci si può rinchiudere in una campana di vetro e osservare certi scenari da lontano come se non ci appartenessero. Ci si può astenere da facebook, Twitter, Linkedin, Instagram, tanto per citare le più note, ma questi individui che vorrebbero ostentare un senso di superiorità e invulnerabilità, verso queste piattaforme sociali, non faranno certo a meno del loro cellulare, e chissà quante volte compiono voli virtuali sui social per curiosare sui profili altrui.. come se le news del giorno fossero dietro l’account di persone conosciute..

Il disprezzo di chi definisce il mondo dei social, come il pianeta dei cretini, è a dir poco arbitrario e azzardato; vero è che ognuno ha il diritto d’imbandire la propria tavola come meglio crede, ma in quella mensa qualcosa si dovrà masticare, gli ‘alimenti’ non li si potrà fare venire da Marte..

Tanto per avere un’idea chiara, dell’impatto dei social e della loro importanza nel nuovo millennio (bisogna dire che la febbre da social è cominciata nel 2003..), dobbiamo dare uno sguardo ai numeri e alle statistiche, giusto per comprendere le proporzioni del fenomeno. Ci sono circa 3 miliardi nel mondo di utenti internet, se coloro che gestiscono un account su facebook fossero considerati per ipotesi uno stato a sé, sarebbe il terzo più grande del pianeta.. Potrebbe anche essere sufficiente a lucidare le idee al riguardo, ma qualche altro dettaglio ci aiuterà a comprendere meglio.

Non ci accontentiamo in questa febbre del virtuale a comunicare su queste piattaforme social, ma ora nel nostro telefono mobile abbiamo anche il display pieno di applicazioni, tutte necessarie, questo è il punto, non si può fare a meno di WhatsApp, ormai, perché, insomma, come si fa a non comunicare con i propri cari, inviare una foto sui progressi del piccolino, esibire immagini come trofei, ogni pretesto è buono per ‘trasmettere’, informare sul nostro diario di bordo, far sapere in quale lunghezza d’onda viaggiamo nella nostra vita. Quello che preoccupa non è l’esistenza di queste opportunità che la tecnologia ci mette a disposizione, che hanno assolutamente tanti meriti, ma l’abuso di queste strategie di comunicazione, la dipendenza, il non renderci conto che oltre un certo limite sono devianti, e ci rosicchiano il tempo con furti di vita reale davvero notevoli. Dunque la parola d’ordine dovrebbe essere, come ogni prerogativa umana, il buon senso, l’equilibrio, termini che non sempre ci corrispondono nell’amministrare la nostra esistenza. Llia Prigogine (fisico russo, premio Nobel per la fisica 1977), sosteneva che la Scienza è il dialogo con la Natura.. Quando questo dialogo è guidato dalla ragione, si potrebbe aggiungere..

Per tornare ai numeri, WhatsApp, per esempio, si avvicina al miliardo di utenti, e sia chiaro che l’incidenza maggiore riguarda le società più evolute, in primis quelle occidentali, non quelle in via di sviluppo, che forse hanno ritmi di vita più sani. L’impennata di utenti di questa applicazione messaging si è verificata alcuni anni fa, quando è stata acquistata da Facebook, e oggi si trasmettono quotidianamente, circa 30 miliardi di messaggi al giorno.. Da vertigine, si fa per dire, dato che sono dati destinati a crescere in maniera vertiginosa, in modo proporzionale alla fruizione e aumento del numero dei cellulari principalmente. Il colosso rappresentato dalla più grande economia emergente sui mercati mondiali, ossia la Cina, non è certo disposta a stare a guardare, vuole essere parte attiva ovunque, quando non primeggiare..

Instagram ha raggiunto o forse superato i 300 milioni di utenti, e anche qui si tratta di dati provvisori, in continuo aggiornamento, è facile immaginare che l’utenza di questo di questa applicazione, che ognuno può facilmente scaricare sul suo android, condividendo poi foto e video sui social. E ogni giorno è una lotta tra i colossi della comunicazione, recentemente, Youtube, che aveva il primato assoluto nella visualizzazione di video, in tutto il mondo, ora è stato ‘sorpassato’ da Facebook.. una bella batosta, ma è la pura e semplice conseguenza delle ‘aggregazioni’ e concentrazioni di presenze virtuali. Negli account di questi social, non di rado c’è un riscontro in termini di ‘amicizie’, davvero impressionante, sappiamo bene che inoltrare una richiesta d’amicizia ad un utente dei social che si vorrebbe conoscere,  non equivale ad incontrare una persona in carne ed ossa e stringergli la mano, parlare, incontrarsi.. Come possiamo considerare allora l’amicizia virtuale, che valore le si può attribuire in termini di relazione? Non si può negare che conoscere persone della nostra cultura o di culture lontane, sia un arricchimento di carattere umano, si può apprendere, si può allargare l’orizzonte delle proprie conoscenze. Ma resterà sempre, se poi non si concretizza con la conoscenza reale della persona, un rapporto fittizio, certo superficiale; se l’amicizia vera, quella reale non soddisfa o è limitata, può comunque essere positivo uno scambio d’idee, impressioni sui più disparati temi del quotidiano, gli spunti per comunicare non mancano.

A questa breve analisi sui social non può mancare un accenno sull’importanza che riveste per la pubblicità; di fronte ad un oceano di utenze, pubblicizzare un prodotto qualsiasi dà sicuramente risultati in termini economici, e pertanto i social sono un veicolo di primaria importanza per l’incremento delle vendite, e non ci si perde sui target, dato che il pubblico interessato all’acquisto di un prodotto ben pubblicizzato, c’è in termini percentuali. Chi si occupa di strategie pubblicitarie sa bene cosa significa contare sull’attenzione degli utenti di un social, l’ecommerce ormai ha raggiunto livelli che non si potevano neppure immaginare vent’anni fa. Un cenno statistico con qualche numero rivolto all’Italia. Il 60% della popolazione viaggia sulle strade telematiche di internet, mentre circa 30 milioni sono gli utenti presenti sui social, è forse uno dei paesi in Europa più attivi, anche in termini di ore spese davanti al pc ad inviare post, o sulle applicazioni scaricate sul proprio smartphone. In questa direzione siamo certamente tra i primi..

Purtroppo uno dei pericoli è la libertà di accesso per tutti, dunque anche per coloro che intendono sfruttare la loro presenza in queste piattaforme per ragioni che non sono certo accettabili sul piano morale, e non è neppure difficile mascherarsi, veicolare messaggi che altrettanto difficilmente si possono identificare. I più a rischio sono i giovanissimi, per ragioni che è semplice immaginare, e non è altrettanto semplice tutelare, nonostante la vigilanza, il regolamento della piattaforma. Il bilancio, numeri a parte, dovrebbe in ogni caso essere positivo, gli esseri umani, come tutto ciò che li riguarda, sono una realtà dinamica, sono parte di un avvenirismo che viene dal loro stesso ingegno, e pertanto saranno sempre proiettati nel futuro.

Si guarda tuttavia il futuro, nella prospettiva delle conoscenze tecnologiche e scientifiche, nel loro naturale divenire, con una certa apprensione, difficile immaginare che cosa ci riserverà una società che ha questo grado già avanzatissimo di progresso. Riuscirà l’intelligenza umana a controllare se stessa?
(Virginia Murru)

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