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L’Associazione Genere Femminile e la Giornata Mondiale per l’eliminazione delle mutilazioni genitali femminili del 6 febbraio

Roma. Il 6 febbraio si celebra la Giornata Mondiale indetta dall’ONU per l’eliminazione delle mutilazioni genitali femminili.

Si tratta di pratiche diffuse presso numerosi gruppi ed etnie dei Paesi dell’Africa Subsahariana e in alcuni Paesi della Penisola Arabica.

A parlarcene è Cotrina Madaghiele, presidente dell’Associazione Genere Femminile, la quale ci ribadisce che “Le mutilazioni genitali femminili costituiscono un abuso verso le bambine oltre ad essere una violazione del diritto alla salute e all’integrità fisica delle donne, delle ragazze e delle bambine”.

Per tutte, l’evento è un grave trauma: molte bambine entrano in uno stato di shock a causa del lancinante dolore.

Secondo gli avvocati Angela Speranza Russo e Valentina Biagi dell’Associazione Diritto in Rosa, “le mutilazioni genitali femminili sono discriminatorie in quanto violano il diritto delle bambine e delle donne alla salute, alle pari opportunità, a essere tutelate da violenze, abusi, torture o trattamenti inumani”.

Dal punto di vista antropologico, secondo la prospettiva della cultura d’origine, le mutilazioni costituiscono il diritto di accesso alla comunità delle donne, al proprio ruolo sociale e garantiscono, in relazione al matrimonio, l’accettazione da parte dell’uomo.

Da un punto di vista medico, in una prospettiva occidentale, le mutilazioni possono avere effetto sulla sfera della sessualità e nei rapporti; costituire un limite importante al parto; complicare le infiammazioni e il decorso delle patologie e rischiare di ridurre la salute riproduttiva della donna.

In Italia, nonostante la legge n. 7 del 2006 abbia istituito il divieto di praticare le mutilazioni genitali, queste pratiche sono presenti per effetto dell’immigrazione.

Secondo una ricerca commissionata nel 2009 dal Ministero per le Pari Opportunità all’Istituto Piepoli sul fenomeno, è risultato che, nel nostro Paese, tra le 110 mila donne provenienti da quei Paesi africani in cui viene praticata la mutilazione genitale, possiamo parlare di circa 35 mila donne africane soggiornanti in Italia che hanno subito questa pratica, per lo più nel Paese di origine.

La prevenzione della diffusione di pratiche di mutilazione in territori d’adozione come l’Italia è un valore importante e condiviso tra operatori e ricercatori, in considerazione dei rischi sanitari e psicologici per le giovani donne che le subiscono.

Il 20 dicembre 2012: l’Assemblea generale dell’ONU ha adottato per consenso la risoluzione di messa al bando universale della pratica delle mutilazioni genitali femminili. La risoluzione esorta gli Stati membri dell’ONU a intraprendere tutte le misure necessarie a varare leggi che proteggano le donne e le ragazze da questa forma di violenza, mettendo fine all’impunità.

La risoluzione prevede misure punitive contro chi viola le leggi ma anche assistenza sanitaria e psicologica alle donne vittime.

“Noi (conclude la presidente dell’Associazione Genere Femminile) auspichiamo che le misure punitive siano accompagnate da misure educative per sradicare questa pratica disumana”.

“Giornata Mondiale per l’eliminazione delle mutilazioni genitali femminili” che fa seguito  alla “Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne” dello scorso 25 novembre 2012 con la quale si ribadiva che era giunto il momento di prendere sul serio il fenomeno e che le Istituzioni devono necessariamente riflettere sull’opportunità di nuove modalità di collaborazione tra pubblico e privato, in un momento in cui il welfare tradizionale non riesce più a far fronte in maniera efficace a tutte le esigenze. Cambiamento che deve venire dalla cultura, dall’educazione, dalle leggi, dall’insegnamento alla parità dei sessi e al rispetto reciproco, dalla promozione, nel mondo della ricerca scientifica, nella scuola e in tutto il percorso formativo, di una cultura rispettosa della dignità di donne e uomini.

Da evidenziare anche che nel luglio dello scorso anno, grazie alle Associazioni “Genere Femminile” e “Giovanna d’Arco  Onlus”, è nato a Roma il “Centro ascolto donna” centro dei consulenza legale e psicologica per le donne in difficoltà, patrocinato dal Consiglio Regionale del Lazio e della Provincia di Roma.

Per contatti le nostre lettrici possono rivolgersi all’Associazione Genere Femminile: fax 178 2229493; e-mail: generefemminile@tiscali.it oppure telefonando direttamente alla dott.ssa Madaghiele Cotrina al numero 3479091265. Da consultare i siti: www.generefemminile.itwww.dirittoinrosa.com

Nella foto la dott.ssa Madaghiele Cotrina.
(Rossella Bellinvia)


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