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L’archeologo e storico Roberto Caprara ricorda la figura di Espedito Jacovelli a trent’anni dalla scomparsa

Massafra. L’archeologo e storico dell’architettura rupestre prof. Roberto Caprara (già docente di Archeologia Medioevale nell’Università di Sassari), che fra l’altro ha tenuto lezioni nel corso delle due edizioni 2010/2011 del workshop “Habitat Rupestre” (sarà presente anche alle prossime Giornate di Studio a Firenze), al quale hanno partecipato oltre ai partner spagnoli, francesi, greci e turchi, anche numerose Università italiane e Fondazioni ed Associazioni culturali, ricorda la figura di Espedito Jacovelli a trent’anni dalla scomparsa. Lo stesso prof. Caprara, ha curato, fra l’altro (in occasione della Festa Patronale “Madonna della Scala 2010”),  l’introduzione dello studio di Espedito Jacovelli “La Chiesa e il Monastero delle benedettine di Massafra”, tratto da “Studi di storia pugliese in onore di Giuseppe Chiarelli” (Galatina 1976), ristampa anastatica a cura di Giulio Mastrangelo.


In questi giorni il prof. Caprara ha in preparazione il “dizionario etmologico e grammaticale del dialetto parlato a Massafra e del dialetto dell’Arco Jonico delle Gravine” che sarà stampato da Antonio Dellisanti Editore. Ma ecco qui di seguito il suo “Ricordo di Espedito Jacovelli” un grande personaggio che scoprirete nella lettura che segue.

Nella foto la targa commemorativa del 22 giugno 2000 chi trova affissa all’ingresso del portone della Società Operaia di Mutuo Soccorso in Corso Italia (il cognome è riportato come Iacovelli, in quanto i familiari hanno modificato il loro cognome da Jacovelli in Iacovelli).

(Nino Bellinvia)


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Roberto Caprara ricorda Espedito Jacovelli


Il 24 giugno di trent’anni fa Espedito Jacovelli concludeva la sua vicenda terrena.

Trent’anni sono una generazione, tempo lungo per gli uomini, lunghissimo per una città senza memoria com’è Massafra, per cui tocca a noi vecchi assumere il ruolo di memoria storica e far conoscere ai giovani le grandi figure del passato, fra le quali, certamente, un posto di spicco spetta a Espedito Jacovelli.

Cercherò, in breve, di riassumere la sua opera generosa, tentativo impareggiabile di sprovincializzazione della nostra Città, in moltissimi campi nei quali agì da protagonista.

Massafra ha oggi gente di teatro che nulla ha da invidiare ai professionisti, ma essi sono l’albero vigoroso sviluppatosi dal seme piantato da Espedito con la piccola filodrammatica Carlo Goldoni nell’immediato dopoguerra, dopo le esperienze condotte innanzi fra le due guerre.

Le sue grandi capacità di organizzatore si rivelarono negli anni in cui fu Presidente dall’antica Società Operaia di Mutuo Soccorso, che egli rivitalizzò e della quale celebrò il centenario di fondazione nel 1964.

Ma l’attività preminente di Espedito si svolse, con leggendaria energia, in molti altri campi della cultura e dello sviluppo civico.

A lui si deve la fondazione della Pro Loco, che ebbe un giornale mensile, ‘Voce Nostra’ che è oggi fonte storica primaria per conoscere le vicende di Massafra negli anni Cinquanta e Sessanta, e nella quale, autentica fucina di idee, nacquero il Settembre Massafrese ed il Palio, con una serie di iniziative, come la mostra di pittura ‘Lucerna d’Argento’, assurte a dignità di grandi manifestazioni nazionali.

Sappiamo che oggi personaggi che negli anni ruggenti della Pro Loco non erano neanche a Massafra si sono ritagliati un ruolo di protagonisti in quelle iniziative,  ma, per onestà storica, occorre ristabilite la verità.

L’onestà storica, oltretutto, è stato uno degli insegnamenti fondamentali che Espedito ha impartito a quanti siamo stati accanto a lui nelle sue varie iniziative, e di grande onestà storica ha dato prova nelle sue opere edite, che è bene ricordare.

Oggi Massafra, grazie anche all’opera dell’Archeogruppo che ne porta il nome e che egli fondò nel 1975, è una della capitali mondiali della ricerca sui siti rupestri, ma l’iniziatore, dopo i primi tentativi di padre Luigi Abatangelo, fu proprio Espedito che nel 1960 pubblicò Gli affreschi bizantini di Massafra. E fu lui che, negli anni 1972-74, condusse, con un gruppo di giovani, nella Gravina di Madonna della Scala, importanti ricerche archeologiche che consentirono di fissare almeno al V secolo l’esistenza di quel villaggio rupestre, grazie al rinvenimento di un tesoretto di monete vandale e bizantine, e di stabilire che la frequentazione umana nella Gravina risaliva almeno al Neo-Eneolitico, perché vi furono rinvenute lame di selce e frammenti di ceramica dipinta.

Ma era insieme con me nel 1961, quando scoprimmo in una grotticella, una lunga iscrizione messapica ed era insieme a mio fratello Attilio nello stesso anno, quando scoprirono la cella eremitica detta ‘del Santo barbato’ nella Gravina di Santa Caterina.

Per tutti gli anni Sessanta conducemmo insieme ricerche sulle chiese rupestri della Provincia di Taranto, per farne una pubblicazione che non ebbe più luogo per vicende sulle quali è bene stendere un velo.

Legato, come ogni massafrese, al Santuario della Madonna della Scala, ne pubblicò una prima descrizione nel 1963, cui seguì una guida nel 1978, nella quale oltre che del Santuario, parlava anche del villaggio rupestre.

Ma le opere storiche fondamentali nella sua attività di infaticabile indagatore di archivi (frequentò non solo i più ’domestici’ Archivi di Lecce, Taranto, Bari, ma anche il Grande Archivio di Napoli e quelli delle Abbazie benedettine di Cava dei Tirreni e Montecassino) sono Massafra nel secolo XVI, del 1972 e Massafra nel secolo XVII, uscita postuma, opere che conservano intatte anche oggi tutto il loro valore e che potrebbero essere prese d’esempio dagli storici di nuova generazione.

Quasi come viatico, quando già era malato e sapeva di aver poco da vivere, nel 1981, pubblicò la più seria guida di Massafra che si conosca, Massafra. La città e il territorio.

Altre idee ed iniziative di Espedito Jacovelli non si poterono realizzare per insipienza altrui: Espedito era anni luce più avanti di tanti massafresi per essere completamente capito nei progetti che guardavano al futuro. Così, ad esempio, nel 1975 fu uno dei più convinti fautori della opportunità di impiantare nel Monastero di Sant’Agostino il Museo Regionale del Rupestre, che non si fece perché gli Amministratori dell’epoca dissero di avere “ben altre idee su Sant’Agostino”. Gli anni sono passati, di quelle idee non si è vista neanche l’ombra e Sant’Agostino è tornato alle condizioni di rudere.

Quando lo vidi l’ultima volta, a Pasqua del 1982, due mesi prima della scomparsa, mi espresse un suo sogno: destinare la sua casa ad una Fondazione per la storia di Massafra, per la quale metteva a disposizione i suoi libri e le sue carte. La morte sopraggiunse troppo rapidamente perché potesse dar corpo a quel sogno.

Oggi, nel dubbio che nessuno prenda iniziative per commemorarlo a livello cittadino, tranne il ‘suo’ Archeogruppo che lo farà privatamente, per i suoi soci, adempio – sia pure in modo succinto e incompleto – all’obbligo amicale di serbarne la memoria.
(Roberto Caprara)

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