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L’album “My name is Michael Holbrook” segna il ritorno di Mika dal 4 ottobre


Milano. «Degli italiani mi è rimasta la figura di Dario Fo che ho conosciuto in una trasmissione a Napoli: un periodo andavo a casa sua, gli portavo dei fiori; abbiamo scritto un’opera teatrale insieme sulla fine del mondo ed è un grande rimpianto che non ha avuto un seguito ma da lì è nata “Stasera CasaMika”. Fo è stato una persona importante e gli sono molto riconoscente».
Mika ha ricordato Dario Fo alla presentazione del suo album di inediti “My name is Michael Holbrook”, in uscita venerdì 4 ottobre.
«Il mio nome è stato un punto di partenza: non mi piaceva e non mi sono mai chiesto il perché, forse per il fatto che arrivavano le multe – ha fatto notare – Volevo prendere le distanze da Mika. Usare il nome dell’anagrafe mi ha permesso di rivedere i rapporti con la mia famiglia con uno sguardo diverso, più adulto e coraggioso. Avevo appena scritto la mia prima canzone per questo disco dopo quattro anni e mi arrivò una chiamata perché mia madre Joannie Penniman, a cui è dedicato l’album e che nel disco fa un’apparizione, si doveva operare ad Abu Dhavi; è stata una coincidenza assurda e lei è sopravvissuta a questo primo intervento. Quattro anni fa ero andato in crisi».
13 sono le canzoni di questo disco che si differenzia dai quattro precedenti.
«Sono stato quattro anni senza fare un album – ha detto – Ho fatto quattro album e la vita si definisce a capitoli, e ogni fase ha una intenzione e una evoluzione diverse: la vita personale si era allontanata da quella artistica e le ho messe a confronto».
A fare da apripista a questo album Altre gemme dell’album sono “Paloma”, dedicata alla sorella sopravvissuta a un terribile incidente, la ballata “Ready to call this love” in duetto con Jack Savoretti, l’intimissima “Blue”.
È stata la nit estiva “Ice cream”, “Tiny love”, “Sanremo” («Non parla del festival ma delle vacanze che facevamo in famiglia, quando eravamo ospiti in Costa Azzurra da una zia che ci faceva un po’ pesare la nostra presenza»), “Dear jealousy” e “Tomorrow”; altre gemme sono “Paloma” (dedicata alla sorella sopravvissuta a un terribile incidente), la ballata “Ready to call this love” in duetto con Jack Savoretti, e l’intimissima “Blue”.
Mika è molto conosciuto in Italia, anche per essere stato protagonista di alcuni spot televisivi e per il successo ottenuto con lo show “Stasdera CasaMika” su Rai 2, lui che è libanese e naturalizzato britannico.
«Casa Mika è stato un progetto poetico, forte sugli sketch – ha ricordato – Mi ha aiutato a liberarmi delle conseguenze, anche se non ho sono cresciuto nella disciplina della televisione dove bisogna sempre cambiare pelle».
Mika guarda sempre avanti.
«In futuro? – ha accennato – C’è una idea, qualcosa che spaccherà tutto: mi piacerebbe fare con una persona uno show dove tutto è possibile, mai visto prima».
Da novembre Mika sarà in Italia con “Revelation tour” che è già un evento perché mai nessuna star della musica internazionale del suo calibro è stata protagonista di una tournée di ben dodici date nei palasport italiani: il 24 sarà al Pala Alpitour di Torino, il 26 al Pala Prometeo di Ancona, il 27 al Palazzo dello Sport di Roma, il 29 all’Unipol Arena di Casalecchio di Reno (Bologna), il 30 al Pala George di Montichiari (Brescia), il 2 dicembre al Modigliani Forum di Livorno, il 3 al Mediolanum Forum di Assago a Milano, il 1 febbraio alla Kioene Arena di Padova, il 2 al Pala Onda di Bolzano, il 5 al Teatro Pala Partenope di Napoli, il 7 al Pala Florio di Bari, l’8 al Pala Calafiore di Reggio Calabria.
«Mi sono ispirato agli show di Jacques Brel, anche io lo faccio in una maniera più spettacolare e con una energia che si sente – ha precisato – La risposta ha le stesse intensità della mia intenzione di fare performance. Anche il titolo del tour si collega al mio percorso di ricerca identitaria e rivelazione che ho intrapreso in questa nuova avventura artistica. Sto preparando uno spettacolo ricco di sorprese, forte delle esperienze e del bagaglio acquisito con i miei spettacoli televisivi, ma riportando la musica al centro di tutto. Le traduzioni sono fatte in italiano, farò canzoni con “Stardust” che non faccio in America o in Francia, cercherò di avere un rapporto molto diretto con il pubblico».
(Franco Gigante)



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