Home » CULTURA, POLITICA, PRIMO PIANO » Jens Weidmann ovvero il mister no della Bundesbank

Jens Weidmann ovvero il mister no della Bundesbank

Contrariamente alla sua espressione calma e al sorriso accattivante,  Jens Weidmann, Governatore della Bundesbank, ha un carattere deciso e intransigente. In tema di finanza e politica monetaria, ragiona secondo una precisa linea di convinzioni, basate sull’austerità e l’inflessibilità nei confronti dei paesi dell’Unione  che dimostrano d’essere poco virtuosi, per quel che concerne le norme di adeguamento al Patto di stabilità.

Più volte, negli ultimi anni, a causa di quel suo procedere in una linea di rigore verso le direttive della Commissione europea, i toni si sono fatti aspri nei confronti del Presidente della BCE, Mario Draghi, e della sua politica monetaria. In diverse circostanze, le scelte adottate da Draghi, sono state messe in discussione da Weidmann, che non ha mai taciuto sul dissenso verso le misure adottate, dimostrando poca elasticità verso strategie non convenzionali. Lo scorso anno ci sono state divergenze sull’opportunità di eseguire manovre particolari, tramite l’utilizzo di strumenti rivelatisi già efficaci in altri paesi, come il ‘Quantitative Easing’, il cui fine è quello di alzare il tasso d’inflazione e dare una scossa all’economia. Il presidente della Bundesbank, riteneva invece che un intervento di questo tipo, non fosse idoneo al contesto UE. Il flusso di liquidità immesso nel sistema, secondo la sua logica, avrebbe creato rischi d’inerzia all’interno dei processi di riforme  avviati dai governi dei paesi membri, e sollecitati dalla Commissione Europea, per riportare in una linea di equilibrio comune la situazione dei conti pubblici (Patto di stabilità).

Egli si riferiva soprattutto a quei paesi che presentano problemi di deficit e debito pubblico, che necessitano dunque di riforme, di ordine fiscale, strutturale, insomma una gestione corretta delle finanze pubbliche, nonché interventi nel mercato del lavoro e migliori politiche di bilancio. Le discordanze, e le polemiche riguardanti la politica monetaria di Draghi, partono dal presupposto che le Banche Centrali facenti capo alla BCE – riguardo agli interventi di QE (Quantitative easing) – diventano per conseguenza creditori, e ciò comporta un alleggerimento tale da indurre a mettere in secondo piano le misure urgenti sul consolidamento fiscale (una delle premesse fondamentali, interventi richiesti soprattutto ai paesi che hanno  eccessi rilevanti di debito pubblico). Gli stati interessati, trascurando gli interventi di consolidamento fiscale, potrebbero così esercitare sensibili pressioni nei confronti delle Banche Centrali, affinché i costi di finanziamento vengano mantenuti bassi per lunghi periodi. Secondo il Governatore della Bundesbank, si tradurrebbe in un innesco di meccanismi devianti e contrari agli intenti che tali misure si prefiggono. Linea di pensiero non condivisa da Draghi, che ha comunque scelto lo scorso anno di procedere secondo le sue analisi e valutazioni, intervenendo con l’acquisto massiccio di asset (bond governativi). Manovra che potrebbe ripetersi, anche dopo la riunione del Consiglio della BCE a marzo prossimo. Weidmann ha già espresso ancora una volta le sue riserve.

Lo scorso anno fu il presidente di Bankitalia a controbattere alle riserve di Weidmann, ma i contrasti sono andati oltre anche con Draghi, a volte con toni  poco concilianti, perché ognuno è rimasto arroccato nelle proprie posizioni, in merito alla politica monetaria della BCE.

Il QE, peraltro, era stato applicato, sia pure non allo stato ‘puro’, tra il 2011 e 2012, attraverso il cosiddetto ‘Piano di rifinanziamento a lungo termine’, che consisteva in misure finanziarie atte ad evitare una crisi bancaria, che già era nell’aria. La BCE, in quel periodo, concesse i prestiti alle banche che li avevano richiesti, le quali rilasciarono in cambio titoli di stato. La manovra si era rivelata efficace, anche se solo per il comparto bancario. Ma il QE di cui si discuteva animatamente nell’ambito delle Banche Centrali, nel 2015 (ma anche ora il governatore tedesco è critico riguardo ad un possibile intervento di questo tipo), e verso il quale Weidmann opponeva una dura resistenza, era stato già applicato con successo negli Stati Uniti (dalla Fed), in momenti delicati per la finanza pubblica, e in Giappone dalla rispettiva Banca Centrale. In Giappone aveva rivelato la sua indiscussa efficacia sul finire degli anni 90’ nei confronti dell’inflazione, contribuendo ad alzarla e a mettere in moto tutti quei processi economici legati al rischio di un basso livello dei prezzi, che danneggiano le imprese, creano stagnazioni e disagi, e si ripercuotono inevitabilmente su tutto il sistema economico. Weidmann ha sempre invitato a riflettere sul fatto che l’UE, non può essere paragonata agli Stati Uniti e tanto meno al Giappone, così spiega il suo punto di vista in proposito:

Usa e Giappone sono Stati unitari con un’unica politica finanziaria, in Europa abbiamo una politica monetaria comune ma con 18 Stati, politiche finanziarie indipendenti e rating sui debiti sovrani ben diversi, e in questo caso si può creare un incentivo a indebitarsi di più scaricando le conseguenze sugli altri”.

E questa è la conseguenza che più di tutte frena i suoi entusiasmi. Da Governatore della Banca Centrale tedesca, è chiaro che non veda di buon occhio l’ipotesi che poi siano i paesi più forti a pagare di più a causa della mancanza d’impegno e accortezza di quei governi che dovrebbero adottare con urgenze misure per ridurre l’entità del deficit, in area Euro. Italia in primis, dato che gli ultimi dati diffusi sul pil e la crescita relativa agli ultimi mesi, si è rivelata inferiore al previsto (0,6%, contro lo 0,9% di crescita auspicato dal governo, e lo 0,8% previsto dall’UE). Il tartassamento sul nostro paese continua, e il mantra è sempre lo stesso: ridurre il divario tra pil e debito, ancora preoccupante nonostante qualche passo avanti. L’aumento sia pure lieve del pil, consente tuttavia all’Italia di uscire dal pantano della recessione.

Intanto, Weidmann, osserva in modo critico i nuovi dati riguardanti il rapporto deficit/pil nel nostro paese, peraltro causa di polemica con l’UE. Le previsioni sul rapporto  deficit/pil, non solo esaltanti, dato che è previsto un aumento del 2,5%. Nell’ultimo trimestre del 2015 era stato del 2,3%.. Decimali che non sono di poco conto, se si considera che uno 0,2% di differenza, tradotto in valore reale, significa 3 miliardi. E sono proprio i 3 miliardi di cui l’Italia avrebbe bisogno, oggetto di contesa con la Commissione Europea, alla quale il nostro ministro dell’Economia sta chiedendo con forza flessibilità, in virtù delle risorse impiegate per l’accoglienza dei migranti nelle nostre coste. Il rischio di penalizzazioni per l’Italia è forte, dipenderà dalle valutazioni delle istanze presentate dal nostro governo in proposito.

Quando Weidmann esprime i suoi punti di vista, tutti sanno che vengono da un ‘pulpito’ che riscuote indubbia credibilità. Gli stessi mercati finanziari, trattandosi di un personaggio di grande levatura per la politica monetaria europea, ed essendo essi stessi ‘bersagli sensibilissimi’ alle scelte che provengono da ambienti così importanti, possono cambiare i loro ‘umori’, a seconda delle dichiarazioni che vengono diffuse.

Del resto, Jens Weidmann, tedesco di Solingen, ha alle spalle una carriera di tutto rispetto, un percorso quasi folgorante nell’ambiente dell’economia e della finanza. La sua formazione, per quel che riguarda gli studi universitari, si è svolta tra Parigi e Bonn, e ha poi conseguito il dottorato specializzandosi in materia di Economia Monetaria con J. M. Neumann. I riferimenti delle sue prime esperienze nel mondo del lavoro, risalgono ai tirocini seguiti in Istituti di credito francesi, e alla Banca di Francia. Nel 2006, a soli 38 anni, viene nominato direttore della divisione di politica economica e finanziaria della Cancelleria tedesca, ed era lui a rappresentare la Germania, in qualità di ‘capo negoziatore’,  nei Summit G8 e G20.

Considerato il ‘pupillo’ di Angela Merkel, Weidmann, ha percorso con passi da gigante gli steps della sua prestigiosa carriera. Prima di tutto aveva le qualità e l’attitudine necessarie, oltre ad un’ottima formazione e preparazione sul piano professionale. La Merkel ha chiesto la sua presenza in qualità di consigliere economico alla Cancelleria, e dal 2011 è diventato il candidato migliore per ricoprire il ruolo di Presidente della Deutsche Bundesbank, ossia la Banca Federale tedesca. Ma il suo ‘medagliere’ non è finito qui. E’ fresco di nomina per un altro altissimo incarico (novembre scorso): quello di Presidente del Consiglio di Amministrazione del BRI (Banca dei regolamenti internazionali, con sede a Basilea), si tratta della più ‘vecchia’ istituzione finanziaria internazionale.  La strada del Governatore della Bundesbank, non si fermerà nemmeno qui. Negli ambienti della finanza internazionale, lo considerano già il candidato numero uno, che sostituirà Draghi alla fine del suo mandato. Si ritiene, considerata la sua grande esperienza in materia di politica monetaria, che la nomina sarà praticamente scontata. E si potrà anche stare certi, che nelle sue mani, la BCE, diventerà poco flessibile nei confronti dei paesi che non si conformassero alle direttive dell’Unione.

Intanto sta suscitando non poche discussioni una sua dichiarazione, o meglio proposta, ossia quella di nominare un Ministro delle Finanze unico nell’ambito dell’Unione, che snellirebbe sicuramente l’iter di certe procedure, dato che ora, per ovvie ragioni, devono rimbalzare verso i rispettivi ministeri dei paesi membri. Ma potrebbe anche prendere finalmente avvio il sogno tanto ambito dai padri fondatori dell’Unione, che era quella di arrivare agli Stati Uniti d’Europa. Sarebbe certamente uno stimolo non di poco conto. Per ora, questa proposta, caldeggiata anche da Draghi, sta suscitando solo tante discussioni e divergenze di opinione nei diversi paesi dell’Eurozona. 
(Virginia Murru)


Condividi:
  • Facebook
  • Twitter
  • Google Bookmarks
  • Digg
  • del.icio.us
Invia articolo ad un amico Invia articolo ad un amico Stampa questo articolo Stampa questo articolo

IMMAGINI DELLA LIGURIA



Meteo Liguria

Meteo Liguria

CAMBIO VALUTE

Il Widget Convertitore di Valuta è offerto da DailyForex.com - Forex Opinioni - Brokers, Notizie & Analisi

TUTTO CINEMA

© 2007 - 2017 LIGURIA 2000 NEWS - Anno XI - Collegati -

Se trovate qualcosa coperto da copyright comunicatelo al webmaster, provvederemo alla sua rimozione, grazie!