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Io ho un sogno (utopia): vivere in un’Italia diversa

In questi giorni, mi è capitato di vedere la pubblicità che dice “We have a dream”, abbiamo un sogno, della Telecom. Quelle immagini mi riportano alla mente uno dei modelli della mia gioventù, Martin Luther King, nobel per la pace 1964, che si è battuto perché il suo sogno si avverasse: “…che tutti gli uomini sono creati uguali. Io sogno che nella terra rossa di Georgia, i figli di quelli che erano schiavi ed i figli di quelli che erano padroni degli schiavi si potranno sedere assieme alla tavola della fraternità.

Io sogno che un giorno anche lo stato di Mississippi, uno stato ardente per il calore della giustizia, ardente per il calore dell’oppressione, sarà trasformato in un’oasi di libertà e giustizia. Io sogno che i miei quattro figli piccoli un giorno vivranno in una nazione dove non saranno giudicati per il colore della pelle, ma per il contenuto della loro personalità. Oggi ho un sogno! Sogno che un giorno in Alabama, con i suoi razzisti immorali, con un Governatore dalle labbra sgocciolanti parole d’interposizione e annullamento, un giorno, là in Alabama, piccoli Negri, bambini e bambine, potranno unire le loro mani con piccoli bianchi, bambini e bambine, come fratelli e sorelle.

Oggi ho un sogno! Sogno che un giorno ogni valle sarà elevata, ed ogni collina e montagna sarà spianata. I luoghi asperi saranno piani ed i luoghi tortuosi saranno diritti, e la gloria del Signore sarà rivelata ed il genere umano sarà riunito.” (28 agosto 1963)

Ma oggi qual è il sogno di tutti? Forse, fare del denaro, superare la concorrenza, conquistare il mercato… E per fare ciò, si usa, rimasticandolo, anche il discorso di un uomo che non si occupava né di mercato né di concorrenza, ma di diritti civili, di un eroe che ha dato la vita per i suoi ideali.

E’ scritto sul sito Telecom:  “1963-2013. Sono passati esattamente 50 anni da quando  il premio Nobel per la pace, Martin Luther King pronunciò a Washington il discorso più celebre della storia: “I have a dream” . Il testo indimenticabile, assoluto e potente di un uomo simbolo della lotta per l’uguaglianza delle opportunità. Dopo 50 anni, i valori che ispirarono quel discorso  sono ancora attualissimi: alla rassegnazione passiva e alla violenza, oggi come allora preferiamo contrapporre la forza dirompente di un sogno. Il sogno di un mondo senza pregiudizi, il sogno di un mondo connesso da valori comuni quali la fratellanza, il senso di giustizia, la libertà.”

In un video, sempre sullo stesso sito, un uomo importante e qualificato come Franco Bernabè, presidente esecutivo di Telecom Italia, spiega la campagna “Comunicare, connettersi, vivere”:

-…oggi utilizziamo come metafora (il discorso “I have a dream”) perché la connessione consente a tutti di partecipare… consente a tutti di evitare di essere esclusi… questa metafora esprime al meglio la nostra missione…-

Che cosa si propone, dunque, in questa pubblicità progresso? Di dare a tutti in breve tempo l’effettivo uso della banda larga in Italia, con nuove linee aggiornate e investimenti, perché finalmente questo paese cammini al passo con i tempi, magari gratuitamente? Forse, ma per il momento, lo scopo sembra proporre Telecom come gestore di telefonia e comunicazioni in internet, in alternativa ad altri gestori.

Capisco che in un questo paese, dove ognuno pensa solo per sé e non ha vergogna di affermare ogni giorno tutto e il contrario di tutto, ci sia un tale abbassamento della soglia morale che nessuno si senta offeso da tale uso dell’immagine di Martin Luther King. Spero, perlomeno, che i suoi eredi, come da diritti copyright, abbiano avuto dei vantaggi economici da questa vendita e che li usino per migliorare le condizioni di qualche povero in America, nero o bianco che sia, visto che anche là ne esistono tanti. Magari, senza raccontargli che il sogno dell’umanità sia un abbonamento Telecom. Martin Luther King, infine, aveva chiesto di  essere ricordato come chi aveva cercato di dare da mangiare agli affamati, coprire coloro che non avevano i vestiti, essere chiaro e duro sulla questione della guerra in Vietnam e infine “amare e servire l’umanità“.

Per carità, non fategli sapere che, almeno in Italia, sarà ricordato, soprattutto, per la telefonia!
(Renata Rusca Zargar)

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