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Inquinamento e danno all’agricoltura del tarantino. Chiesto lo stato di crisi

Taranto. Lunedì 3 dicembre la delegazione di amministratori di Taranto e provincia capeggiati dall’Assessore all’Agricoltura e alle Attività Produttive della Provincia di Taranto, Antonio Scalera, incontrerà i vertici del Ministero per le Politiche Agricole e chiederà per i comparti agricolo, zootecnico ed agro-alimentare del territorio il riconoscimento dello stato di crisi derivato dalle incaute dichiarazioni del Ministro Clini sull’ipotesi di contaminazione dei prodotti agricoli e agro-alimentari locali e dalla massiccia campagna di comunicazione mediatica che ormai da diversi mesi viene svolta in tema di inquinamento causato al territorio dallo stabilimento ILVA di Taranto.


E’ quanto si è deciso stamane, 30 novembre, nel corso dell’incontro convocato nella sede della Provincia di Taranto dallo stesso Scalera e a cui hanno partecipato i rappresentanti di tutti i Comuni dell’arco jonico e i referenti provinciali delle Associazioni di categoria.


Quello che è accaduto dopo le dichiarazioni del Ministro per l’Ambiente circa il grado di contaminazione dei nostri prodotti agricoli e agro-alimentari (dice Scalera) ha avuto un effetto deflagrante rispetto alle quote di mercato riferite a questi comparti, con cali netti sia nelle vendite che nei prezzi all’acquisto. Un danno che abbiamo dovuto subire malgrado le rassicurazioni e i controlli effettuati dalla ASL che ci certificano circa il grado di salubrità e sicurezza dei nostri prodotti.

Un dramma che si consuma ferendo aziende agricole che pure in questi anni hanno investito in processi di innovazione di filiera e prodotto.

Lo Stato di crisi non viene richiesto perché è l’inquinamento ad aver contaminato le nostre produzioni che rimangono di qualità e di eccellenza (specifica Scalera) ma perché il falso allarme lanciato dal Ministro ha funzionato come segnale di pericolo rispetto ai mercati, facendo crollare ad esempio i prezzi di acquisto dei nostri agrumi dai 45 centesimi al chilo ai soli 20 del post dichiarazione.

Così mentre il Governo pensa ad una soluzione per l’ILVA, a pagare le conseguenze di una eco negativa sul territorio è proprio il comparto che dovrebbe rappresentare l’alternativa e la diversificazione alla monocultura industriale.

L’errore (ha spiegato l’Assessore del Comune di Taranto, Antonella Carella) è nel non capire che anche la catena agro-alimentare, non solo l’industria pesante, è strategica per il nostro territorio e per la nazione.


Un marchio di qualità che la provincia di Taranto non ha nessuna intenzione di farsi depredare.

Immagine che va riconquistata anche nel comparto zootecnico che pure ha subito già un notevole danno diretto nell’area attigua all’ILVA ma che nell’area della Murgia rappresenta modelli di sviluppo di grande qualità e sicurezza (spiega Giovanni Campiello, direttore dell’Associazione Allevatori della Puglia).

Ma conto di rappresentare gli effetti estesi di quella immagine negativa (ha detto Scalera) a cominciare dai mitilicoltori, fino alle nostre produzioni agro-alimentari tipiche che meritano rispetto e una campagna mediatica e promozionale risarcitoria.


Il documento con le richieste avanzate dal settore è stato firmato da tutti i rappresentanti dei Comuni e delle Associazioni e sarà portato all’attenzione del Ministero nella riunione che si terrà lunedì 3 dicembre alle ore 15.30.

Per il Ministero delle Politiche Agricole saranno presenti il capo dipartimento delle politiche competitive, della qualità agroalimentare e della pesca, Giuseppe Serino e il capo dipartimento delle politiche europee e internazionali e dello sviluppo rurale, Giuseppe Blasi.


Nella foto un momento dell’incontro nella sede della Provincia di Taranto (al centro l’Assessore Antonio Scalera).
(N.B.)

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