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Ingauni a Venezia con Adalberto Guzzinati per la 55^ Biennale d’arte dal 29 giugno

Albenga. Sarà guidata dal giornalista e critico d’arte Adalberto Guzzinati la comitiva di appassionati d’arte ingauni che andrà a visitare la 55^ Biennale d’Arte di Venezia, dal 29 giugno al 7 luglio.

“Anche per questa edizione – ci ha detto Guzzinati – accompagnerò un gruppo di persone alla scoperta di quella che è considerata ancora l’ evento artistico più importante dell’anno per galleristi, critici, collezionisti, giornalisti ed appassionati d’arte. Avremo l’occasione di incontrare fra gli altri Victor Alimpiev, Yuri Ancarani, Gianfranco Baruchello, Neil Beloufa e Rossella Biscotti”.

Ai Giardini e all’Arsenale la Biennale d’Arte veneziana ospita artisti di 88 paesi e si pone quale appuntamento artistico europeo principale dell’anno. Già il titolo: “Il Palazzo Enciclopedico” spiega la volontà enciclopedica del curatore Massimiliano Gioni ed il desiderio di accumulazione del presidente Paolo Baratta. La Mostra è dislocata oltre che negli storici Padiglioni dei Giardini, all’Arsenale e nel centro storico di Venezia. Sono10 i Paesi presenti per la prima volta: Angola, Bahamas, Regno del Bahrain, Repubblica della Costa d’Avorio, Repubblica del Kosovo, Kuwait, Maldive, Paraguay eTuvalu. Novità assoluta è anche la partecipazione della Santa Sede con una mostra allestita nelle Sale d’Armi. In Principio è il titolo scelto dal cardinal Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, per il Padiglione vaticano, curato da Antonio Paolucci, che è anche il direttore dei Musei Vaticani. Il Padiglione Italia all’ Arsenale è curato quest’anno da Bartolomeo Pietromarchi e presenta una mostra dal titolo “Vice versa”.

Numerosissimi gli eventi collaterali che coinvolgono in pratica tuta la città lagunare, promossi da enti ed istituzioni nazionali e internazionali e dislocati un po’ dappertutto. Il Palazzo Enciclopedico forma un unico percorso espositivo che si articola dal Padiglione Centrale, ai Giardini, fino all’Arsenale, con opere che spaziano dall’inizio del secolo scorso fino ad oggi. Includono oltre 150 artisti di 38 nazioni.

“Nel corso di questi anni – ci ha detto il presidente Paolo Baratta – nella rappresentazione del contemporaneo è cresciuto il desiderio dei nostri curatori di mettere gli artisti in prospettiva storica o di affinità reciproca, evidenziando legami e relazioni sia col passato, sia con altri artisti del presente. Nello stesso tempo, rispetto all’epoca delle avanguardie, è cresciuta sempre più l’attenzione verso l’intensità della relazione tra l’opera e lo spettatore il quale, ancorché scosso da gesti e provocazioni, alla fine ricerca nell’arte l’emozione del dialogo con l’opera, che deve provocare quell’ansia ermeneutica, quel desiderio di andare oltre che ci si attende dall’arte. In questa direzione compie un passo decisivo questa Biennale che dà vita a una grande mostra-ricerca. Con Il Palazzo Enciclopedico Gioni, assai più che portarci un elenco di artisti contemporanei, riflette sulle loro spinte creative e sembra portare ancora più avanti il quesito: ma qual è il mondo degli artisti? L’interesse prospettico arriva al punto da ricercare relazioni con mondi diversi, per cui sono rappresentate opere di artisti contemporanei, ma anche opere del passato, riferimenti diversi, lavori che non hanno la pretesa di opere d’arte, ma che fanno parte degli stimoli a immaginare e sognare oltre la realtà, un’altra realtà”.

La Mostra è ispirata all’utopistica idea creativa di Marino Auriti che nel 1955 depositò all’ ufficio brevetti statunitense il progetto di un Palazzo Enciclopedico, un museo immaginario che avrebbe dovuto ospitare tutto il sapere dell’umanità. Auriti progettò un edificio di 136 piani che avrebbe dovuto raggiungere i 700 metri di altezza e occupare più di 16 isolati della città di Washington.

“L’impresa rimase incompiuta – racconta Gioni – ma il sogno di una conoscenza universale e totalizzante attraversa la storia dell’arte e dell’umanità e accomuna personaggi eccentrici come Auriti a molti artisti, scrittori, scienziati e profeti che hanno cercato – spesso invano – di costruire un’immagine del mondo capace di sintetizzarne l’infinita varietà e ricchezza. Oggi, alle prese con il diluvio dell’informazione, questi tentativi di strutturare la conoscenza in sistemi omnicomprensivi ci appaiono ancora più necessari e ancor più disperati”.
(Claudio Almanzi)


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