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Incubo esuberi nel settore bancario, allarme First Cisl: nel primo semestre 17.500

Che il settore bancario – nonostante le rassicurazioni del ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan – non fosse propriamente solido, già si sapeva, visto che il governo negli ultimi anni ha lanciato a diversi istituti di credito sulla via del default i suoi salvagente.

Del resto un infallibile indicatore della crisi finanziaria del comparto sono stati gli esuberi presentati nei vari piani industriali da istituti anche solidi; ma la coda del serpente non sembra ancora in vista, visto che i dati riguardanti il primo semestre del 2017, in termini di esuberi, sono piuttosto allarmanti: 17.500. Entro il 2020 si stima un’impennata che potrebbe arrivare a circa 30mila.

E’ noto che salvare Banca Marche, Popolare Etruria e CariChieti, per rimetterle sulla carreggiata della redditività, si deve agire con interventi pesanti sull’occupazione, il che significa non solo ottimizzare i piani di spesa amministrativa, ma anche operare tagli dolorosi, eliminando 140 sportelli e oltre 1.500 dipendenti.

Numeri che non descrivono orizzonti liberi da tempeste occupazionali, ed è proprio l’Ufficio Studi della First (Federazione italiana Reti dei Servizi del Terziario) Cisl, a darne conto; con questi prospetti la gestione degli esuberi diventa veramente una sofferenza per il comparto. La First Cisl definisce l’ascesa degli esuberi ‘un’ecatombe occupazionale’. Dichiara al riguardo Giulio Romani, Segretario Generale:

“Gli accordi che abbiamo sottoscritto da gennaio ad oggi, i piani industriali presentati in corso d’anno e gli annunci pervenuti portano intorno a 17.500 i nuovi esuberi decisi solo in questa prima parte del 2017. Un’ecatombe occupazionale, cui come sindacato abbiamo fatto fronte con responsabilità, utilizzando gli ammortizzatori di sistema e, nel caso delle popolari venete, anche l’intervento dello Stato”

Per gli istituti di credito significa, in termini di oneri, ben 2 mld di euro. Da questi numeri vanno estrapolate le uscite di Intesa Sanpaolo, considerato che vi è il supporto del Governo (diretto al salvataggio delle banche venete), per un importo di 1,2 mld di euro.

Sergio Romani non nasconde le preoccupazioni per l’aumento degli esuberi, che sembra incontrollabile, e aggiunge:

“Non si può continuare così, e soprattutto è ora di smetterla di pensare che il taglio del personale sia diretta conseguenza delle problematicità del credito o della digitalizzazione. Il vero problema è che le banche intervengono sui processi organizzativi senza investire su prodotti e servizi, che invece sono la leva necessaria per agire sul versante dei ricavi e per rilanciare la fiducia della clientela e anche l’occupazione del settore”.

Secondo le analisi dell’Ufficio studi (First Cisl), la parte più consistente degli esuberi è da attribuire agli istituti più blasonati. A febbraio, UniCredit, aveva sottoscritto un accordo che metteva in conto l’uscita di quasi 4mila dipendenti, il che significa il ricorso scontato al Fondo solidarietà del comparto, con un limite di 54 mesi.

E sempre secondo il rendiconto di questi studi, Intesa Sanpaolo, nel corso della travagliata integrazione delle banche venete, ha chiesto un’estensione dell’utilizzo del Fondo che si protrarrà fino a 84 mesi, e riguarderà i primi mille esuberi. Mentre per le ulteriori uscite (che sono circa 3 mila), l’utilizzo sarà a 60 mesi..

Puntando l’osservatorio su Monte dei Paschi, altro importante istituto, gli esuberi ruotano intorno a 5.500, soggetti però a trattative con il sindacato. E il repertorio è ancora lungo, oltre alle già citate uscite di Banca Marche, Carichieti e Banca Etruria, ci sono le 340 di Cariferrara, condizione per l’acquisizione nella ‘famiglia’ Bper.

E a Carige, dopo i 600 esuberi già prospettati, se ne aggiugono altri 150, ma secondo le analisi della First Cisl, si potrebbe arrivare a 900 uscite. E’ recente anche l’accordo raggiunto dall’Istituto Centrale Banche Popolari Italiane, dove gli esuberi sfiorano i 350.

E poi ci sono quelli delle Casse di Risparmio di Rimini, Cariparma Crédit Agricole, la Popolare di Bari, che presenta un piano di tagli pari a 500 uscite. Sono numeri che impressionano, la crisi è sempre dietro la porta, come un’insidia che induce ad immolare decine di migliaia di posti di lavoro. Ma in definitiva è anche il prezzo che si paga alle scatole cinesi che presenta il fenomeno della globalizzazione, dove i conti non si fanno più tra le ‘pareti’ di casa, ma con quelle del ‘vicino’.

L’Ufficio studi della Cisl, infine punta l’attenzione alle società che Intesa Sanpaolo, nel corso dell’”operazione banche venete”, non ha assorbito. A questo riguardo puntualizza il Segretario Generale Giulio Romani:

“Non vorremmo che a breve ci dovessimo trovare ad affrontare una nuova emergenza, quella dei 726 lavoratori delle società escluse dal perimetro acquisito da Intesa Sanpaolo. Serve dare urgentemente una risposta a queste persone, evitando che si ripeta quanto purtroppo già successo in altre situazioni di difficoltà irrisolte negli ultimi anni, quali Hypo Alpe Adria o le società satellite di Banca delle Marche”.
(Virginia Murru)


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