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Incontro con l’Autore Giuseppe Messina degli studenti del plesso liceale di Barcellona Pozzo di Gotto

Barcellona Pozzo di Gotto (Messina). Sempre in primo piano il magico artista siciliano Giuseppe Messina, E’ un pittore, scultore, scrittore, poeta, musicista, produttore, regista… Nei giorni scorsi come scrittore è stato ospite di un “Incontro con l’Autore” tenutosi presso il plesso liceale (licei scientifico, linguistico, classico) della sua città, Barcellona Pozzo di Gotto (Messina). Una grande festa gli hanno tributato il dirigente scolastico, i docenti e gli studenti che hanno adottato il suo poema “La filosa del saggio” (Giambra Editori), scelto tra le sue tante opere. L’incontro è avvenuto nell’aula magna del liceo classico “Luigi Valli”. E’ stata la dirigente scolastica dott. Domenica Pipitò a presentare agli studenti l’artista, come gradito ospite e protagonista, soffermandosi in particolare sul suo impegno di scrittore, senza trascurare anche l’attività di scultore e di pittore. La dirigente Pipitò si è detta orgogliosa di ospitare Giuseppe Messina, in questa tornata conclusiva del progetto lettura. Di solito (gli autori, gli scrittori sono astratti, molto lontani da noi, mentre oggi abbiamo qui con noi, ci tengo a dirlo (ha detto la dott.ssa Pipitò9, questo scrittore poliedrico che avrete modo di apprezzarlo nel corso di questo incontro. Vi dico subito (ha continuato) che non ha preparato dei discorsi e che per rispondervi prenderà spunto dalle domande che gli farete. Vedrete, sarà un vero fiume in piena!”. Ha accennato, quindi, ai vari riconoscimenti ricevuti dall’artista, tra cui: la medaglia d’oro del Senato della Repubblica per la trilogia di poemi dedicati a Omero “Odissea Ultimo atto”, “La leggenda di Omero” e “Stirpi di Atlantide”; la targa d’argento del Presidente della Repubblica per i suoi 40 anni di attività artistica e culturale nel 2007. Riconoscimenti che il maestro Messina ha ricevuto nell’arco della sua carriera, cominciata una cinquantina di anni fa, durante la quale ha avuto anche modo di fondare il “Movimento per la Divulgazione Culturale” e una ‘scomoda’ rivista mensile, “La Molla”, che sulle sue pagine ha ospitato tanti uomini di cultura, tra cui Melo Freni e Vincenzo Consolo, due grandi scrittori che, guarda caso, sono stati allievi proprio del liceo “Luigi Valli”. Dopo la dott.ssa Pipitò è intervenuta la prof.ssa Lina Genovese che ha organizzato e preparato all’incontro gli studenti della terza B del liceo classico (seguiti dalle prof.sse Angela Rossello e Giulia Sidoti), della terza B del liceo scientifico (seguiti dalla prof.ssa Maria Rao), della terza B del liceo linguistico (accompagnati nella lettura dalla prof.ssa Rosalia Lanza), della terza E (seguiti dalla prof.ssa Mirella Livoti) e della terza F. Ragazzi, questi, con i quali la stessa prof.ssa Genovese ha letto, approfondito ed apprezzato il testo. La professoressa ha definito l’autore di levatura internazionale, in quanto diverse sue opere sono presenti anche in collezioni all’estero. “E’ un autore siciliano, nostro concittadino, che (ha detto la prof.ssa Genovese) ci fa riflettere e trovare una risposta ai nostri tanti interrogativi, tra i quali: cosa è l’uomo, cosa è la vita e verso quale futuro andiamo”. E proprio partendo da questi interrogativi che la professoressa Genovese e gli studenti si sono accostati al testo con passione e l’hanno trovato non solo fonte di approfondimento di conoscenze disciplinari (soprattutto filosofiche, letterarie, storiche), ma anche stimolo alla riflessione che è necessaria e propedeutica. Il poemetto, in quartine endecasillabe e settenari, ruota attorno alla figura del saggio che può apparire lontano, ma che è anche vicino, a seconda se si ascolta o non si ascolta: chi ascolta il saggio fa scelte corrette e vince la paura; chi, invece, non ascolta il saggio si chiude nell’egoismo, ripete gli errori del passato che sono la causa dei tanti mali sociali di cui ci parla lo stesso Giuseppe Messina, quando scrive: “Se la fame, ancora, costringe // a fuggire per deserti e mari, // se la guerra nel vortice spinge // a cercare dei nuovi ripari // non è certo colpevole il vento // che sconvolge le onde del mare // o il suo urlo che forgia spavento // nel deserto di chi sta a sperare”.

A conclusione dell’intervento della prof.ssa Genovese, ha preso la parola il maestro Giuseppe Messina. Ha esordito ringraziando la dirigente, i docenti e gli studenti, dicendosi contento di avere avuto l’occasione di far ritorno, e questo volta non come studente, nel prestigioso liceo dedicato al dantista Luigi Valli per incontrare le ragazze ed i ragazzi. Si è detto felice di essere lì, ascoltato da tanti studenti. “Potrei parlare per settimane, mesi e anni inutilmente, se non c’è nell’interlocutore la volontà di accettare di ascoltare. Se non c’è la volontà di apprendere (ha voluto precisare), nessuno può imporci il cambiamento, nessuno può imporci niente, perciò sarete voi, esseri meravigliosi, a decidere di ascoltare questo estraneo che vi parla. Io vedo me stesso, quand’ero come voi (ha ancora detto l’artista), perciò io sto parlando a me stesso e al mio futuro, al nostro futuro, al vostro futuro, perché voi sarete i genitori e la classe dirigente del domani”.

Quello del Maestro Messina, per certi versi è stato un discorso rivoluzionario perché, citando Gandhi, ha detto che la rovina del mondo è l’egoismo e che se togliessimo l’IO e il MIO dalla nostra esistenza, porteremmo il paradiso in terra. Ha anche detto, parlando veramente con il cuore, che tutti dovremmo scavarci dentro con le unghie e con i denti, per cercare noi stessi e affidarci all’umiltà. “E’ certamente l’umiltà che potrebbe salvare il mondo dal disfacimento”. E ha anche detto continuando: “Io ho molta fiducia in voi giovani, in voi che siete i genitori della società futura, e sono certo vorrete lasciare in eredità un ottimo esempio, migliore di quello che la mia generazione ha lasciato a voi”. A questo punto si sono susseguiti sul palco a porre domande su domande diversi studenti, tra i quali: Aliberti (ha letto un commento al poema); Siracusa (ha posto la prima domanda prendendo spunto dalla citazione del flauto di canna all’inizio della seconda parte del poema, in cui si dice: “Là, in un luogo di riconoscenza, // il flauto più dolce ho sentito // mentre emetteva suono di sapienza // proveniente dal benigno mito”.

L’autore ha risposto che spesso chi ascolta il suono è attratto dal motivo, se si trova in simile stato d’animo di chi suona. Naturalmente si tratta di una metafora che chiarisce con i versi successivi: “Fu vera luce, mi schiarì la mente // e fu nuovo sussulto dentro il cuore: // Non ero più tra le fiaccole spente // e riuscivo ad essere calore, // …”. Poi, per la terza B del liceo scientifico, è stata la volta di Sofia e di Riccardo. Quest’ultimo ha chiesto cosa significhi la quartina: “Ma la voce del saggio // quantunque s’alzi forte // non scuote le coscienze // che sono foglie morte”. E il maestro Messina ha così risposto: “Spesso chi parla è ascoltato secondo la predisposizione di chi ascolta. Io potrei dire le cose più belle del mondo, ma se non si è predisposti ad ascoltare, io parlerei al vento. Il saggio può parlare a vuoto tant’è che noi in questa società ne abbiamo la prova: gli storici scrivono la storia e nella storia ci sono le esperienze degli essere umani, dei popoli; le guerre sono narrate dalla storia, la storia è piena di guerre, ma la storia non ha il potere d’insegnare alcunché: è come se non fosse stata mai scritta e le guerre si susseguono ancora, perciò quelle della storia sono parole al vento, poiché i governanti delle nazioni badano più all’avere per cui scatenano terribili guerre; non badano all’essere, all’essere umano, ed è per questo che fiumane di esseri umani, come possiamo constatare tutti i giorni, sono costretti a scappare dalla guerra, dalla fame. Ecco perché il saggio spesso parla al vento. Chi parla è importante soltanto se c’è chi sa ascoltare: ascoltare è molto difficile. Sappiate che chi bene ascolta, bene scava dentro di sé, bene cerca in sé quel qualcosa che fa risorgere dalle miserie umane. Chi non ascolta, purtroppo, è un petalo secco di rosa e non si sa dove lo porterà il vento”.

Proprio tanti gli alunni che hanno rivolto un pullulare d’interessanti domande allo scrittore. La studentessa Costa del liceo scientifico ha voluto sapere se il contenuto del libro fa parte dei ricordi di quando era studente, oppure è frutto di riflessioni. La studentessa Ragusi, del liceo linguistico, invece, ha chiesto all’autore se crede nel fato. L’autore ha risposto che quando andava a scuola era somaro, perciò non aveva tanti ricordi. E’ stato dopo la scuola che ha dovuto correre più degli altri per raggiungere il traguardo che si era imposto. Per quanto riguarda il fato ha drasticamente risposto di non credere nella fortuna o sfortuna, perché ha imparato a sue spese che ciascun uomo è fautore del proprio destino. “Sono le scelte fatte da ciascuno di noi (ha precisato), che ci porteranno verso un tale traguardo. Il caso non esiste”.

Con le loro domande, tutte molto interessanti, gli studenti hanno dato diversi spunti, così che il maestro Messina ha potuto parlare di tanti argomenti e, tra questi, dell’Unità d’Italia che, secondo lui, per il Sud è stato un vero inganno, dal momento che è stato annesso al regno del Piemonte e rapinato di tutte le sue ricchezze, compresa la libertà, permettendo che si sviluppasse il fenomeno mafioso; una grande schifosa sciagura che mai il suo espandersi è stato impedita efficacemente. Parlando del compito dell’intellettuale nella società, ha citato Pier Paolo Pasolini. Si è quindi soffermato sulla sciagura della teocrazia, sottolineando come “…diversi popoli sono ingannati da chi governa in nome di un Dio, che mai si è seduto ad un tavolo per scrivere regole e leggi per amministrare la società e che perciò Dio è usato dai peggiori tiranni per avere il controllo sui loro popoli”.

Tante le sapienti citazioni, oltre Pasolini: da Mahandas Karamchand Gandhi (“…che con umiltà e con la pacifica disobbedienza ha liberato la sua India dall’occupazione inglese”), a Michelangelo Buonarroti (“…che ha detto di sentirsi un gigante intanto che leggeva Omero…”; da Albert Einstein (“…da ragazzo pare non brillasse tanto a scuola…”), a Papa Mario George Bergoglio (“…parla di umiltà poiché sa che sarà questa a salvare il mondo dal disfacimento culturale ed economico e morale…”); da Paolo Volponi (”…dalla periferia può venire l’originalità e il rinnovamento culturale, a Dio che è esempio di umiltà tanto da non avere imposto mai niente agli uomini e che sta dentro di noi e dentro il nostro prossimo…).

In conclusione il maestro Giuseppe Messina ha parlato molto dell’umiltà e nel ringraziare gli studenti per la loro straordinaria attenzione, li ha esortati a scavarsi dentro per cercare se stessi, di riflettere molto, poiché soltanto così s’inizia il viaggio verso la saggezza, saggezza che non si raggiunge con la vecchiaia. “Se così fosse, essendo oggi in aumento i vecchi (ha detto) avremmo un mondo di saggi”. Quindi ha raccomandato di ringraziare i loro docenti che li preparano alla vita futura e di amare i loro genitori che con sacrifici li aiutano per poter realizzarsi in questo mondo, dove vivere bene è sempre più difficile. E dopo aver augurato loro ogni bene, è stato totalmente circondato per essere ringraziato. Ogni studente ha anche chiesto di avere l’autografo sulla propria copia del libro.

Per informazioni:  artista Giuseppe Messina < messina.giusep@tiscali.it>

Nel collage fotografico: il dirigente scolastico dott.ssa Domenica Pipitò, Giuseppe Messina e la prof.ssa Lina Genovese; una rappresentanza di studenti con i professori Lina Genovese e Pippo Gitto e con in primo piano, al centro, Giuseppe Messina.
(Nino Bellinvia)

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