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Inciviltà in Liguria

Savona. L’entroterra è flagellato dalla neve e gli animali selvatici stentano a sopravvivere ma i cacciatori liguri potranno sparare “sportivamente” a cinghiali indeboliti ed affamati.

Tutto ciò grazie ad una leggina urgente (proponenti Ferrando, Miceli, Cavarra e Scibilia) approvata a metà dicembre dal consiglio regionale quasi unanime che, come tutti sanno, non ha altri problemi urgenti da affrontare, visto che in Liguria il turismo va a gonfie vele, i disoccupati non esistono ed i pensionati sono in vacanza ai Carabi e si curano in cliniche di lusso: “Le province, nel caso in cui in zone del loro territorio sia vietata la caccia a causa della presenza di neve, allo scopo di ricondurre la popolazione di cinghiali a livelli sostenibili, garantiscono il raggiungimento del contingente prestabilito, attuando i piani di abbattimento con l’utilizzo dei soggetti di cui all’articolo 36, comma 2. A tal fine i soggetti incaricati degli abbattimenti sono allertati con un giorno di preavviso dalla provincia interessata”.

I “soggetti” sono gli amati cacciatori mentre la popolazione di cinghiali, molto più saggia di quella umana, ha cominciato ad autolimitarsi, con cucciolate meno frequenti e numerose, già dall’estate a causa della scarsità di castagne per la nota malattia dell’albero. Di fronte a tanta insensibilità la Protezione Animali savonese  lancia un appello a quanti amano gli animali liberi, ad offrire loro cibo per far fronte alla penuria di risorse alimentari ed alla necessità di calorie supplementari. Ecco il menu per le varie specie di volatili presenti in città e nelle campagne:

CINCIALLEGRE: arachidi;

PICCHI: carne cruda;

PASSERI e MERLI: pane secco sbriciolato e piccole granaglie;

MERLI e PETTIROSSI: croste di formaggio tagliate a piccoli cubetti;

TORDI, STORNI e PETTIROSSI: frutta fresca;

FRINGUELLI e CAPINERE: semi di girasole, fiocchi di cereali, dolci sminuzzati;

COLOMBI e TORTORE: granaglie e riso.

L’Enpa sottolinea però che occorre scegliere attentamente i siti di somministrazione del cibo, per evitare di disturbare o danneggiare le altrui proprietà; meglio non farlo da finestre e balconi e recarsi invece in giardini, parchi pubblici o addirittura ai margini o all’interno di campagne e boschi o lungo i torrenti.  A coloro che obbiettano che bisogna lasciar fare alla natura, l’associazione risponde di cominciare coerentemente ad applicare il concetto a se stessi.
(C.S.)


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