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In Liguria le donne musulmane protagoniste della sollevazione contro il terrorismo

Savona. Si è conclusa ieri, sabato 28 novembre,  a Savona, la serie di manifestazioni indette dalla Comunità dei Musulmani della Liguria contro il terrorismo. In piazza Sisto IV si sono radunati i rappresentanti di varie comunità religiose e civili per dire, tutti insieme, “No al terrorismo, sì al dialogo”. Il presidente della comunità islamica regionale, Zahoor Ahmad Zargar, ha voluto ribadire a Savona, sua città di residenza, il messaggio che, nei giorni scorsi, si era levato forte da Imperia, La Spezia, Genova, Albenga, dove gli immigrati sono numerosi. Nelle altre città erano state protagoniste, in prima fila, tante donne con i loro bambini. Così pure a Savona: ogni signora portava un biglietto con scritte contro il male assoluto della morte di persone innocenti, come: “Io dico no alla violenza”, “Isis cancro per gli islamici”, “La nostra condanna senza se e senza ma del terrorismo”, “No all’Isis, no al terrorismo, noi ci siamo”. Molti tenevano in mano una fiaccola accesa simbolo della luce e della vita umana che mai deve essere spenta brutalmente.

Hanno partecipato all’incontro, oltre il vescovo della diocesi di Savona e Noli, monsignor Vittorio Lupi, che ha confermato lo spirito di accoglienza e di fratellanza con la comunità islamica, la chiesa evangelica valdese, un rappresentante dell’ashram induista di Altare, l’assessore Francesco Lirosi in rappresentanza del Sindaco, una rappresentante dell’Anolf (Associazione Nazionale Oltre Le frontiere) e tanti altri.

Parole molto significative sono state pronunciate dalla signora Maria Bolla, presidente Aned (associazione ex deportati), che ha spiegato come l’attuale momento le richiami alla memoria la promulgazione delle leggi razziali in Italia, nel 1938, con conseguente deportazione nei campi di sterminio nazisti e la sofferenza di deportati e familiari, al di là di ogni credo. Anche allora vennero sterminati uomini, donne e bambini, come succede oggi negli attentati e con i tanti profughi che vagano per l’Europa, rigettati da tutti. Ha ricordato i molti ragazzi non accompagnati che arrivano e che non si sa dove finiscano ma che, nel migliore dei casi, avranno dei traumi che li accompagneranno per tutta la vita. Maria si è rivolta alle donne perché si uniscano ancora una volta a cucire le bandiere della pace, perché tornino protagoniste. In conclusione, ha detto, solo nelle moschee si può vincere e delegittimare moralmente il terrorismo.

A questo appello ha fatto eco l’imam della moschea di Savona, Hiny, che ha urlato quanto questo terrorismo, individuale o di gruppo, nulla abbia a che vedere con l’Islam, che è una religione di pace. I terroristi, usando il nome di Dio, sporcano la religione, uccidono e fanno uccidere tutti, musulmani e cristiani. Hiny ha chiesto aiuto all’Europa e all’America perché i musulmani non vengano associati a quei criminali che usano il nome di Dio per loro interesse.

Tutte queste manifestazioni hanno coronato la stima e il rispetto della società tutta, islamica e non, per il presidente Zahoor Ahmad Zargar che si impegna, da più di venti anni, con tutte le istituzioni civili e religiose, affinché la comunità islamica non sia mai ghettizzata -come è avvenuto in altri paesi europei- ma possa integrarsi dignitosamente.

Le parole che egli ha ribadito in tutte le varie occasioni sono di estrema semplicità. I musulmani sono persone come tutte le altre: vivono qui, lavorano qui, mandano i figli a scuola qui. Non vogliono certamente rovinare la vita dei loro stessi figli, anzi, hanno lasciato luoghi e affetti cari proprio per dare un futuro migliore alle loro famiglie e il futuro è in questo paese. Molti – come Zargar- sono cittadini italiani, hanno moglie italiana, figli nati e cresciuti culturalmente in Italia, dove lavorano. Bisogna smetterla di vederli come “diversi” perché provengono da tanti paesi, ma imparare a considerarli cittadini con gli stessi interessi di tutti gli altri. Non a caso l’incontro è iniziato proprio con l’inno nazionale italiano.
(Renata Rusca Zargar)

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