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In Africa non si fabbricano armi ma ce ne sono dappertutto: parlano il segretario nazionale delle Scuole Cattoliche Associate Centrafricane e un giovane africano

Savona. Giovedì 12 novembre,  presso la Città dei papi, Centro diocesano pastorale, a Savona, Paul  Guinimanguimi, Segretario nazionale dell’ECAC (Scuole Cattoliche Associate Centrafricane) della Repubblica Centrafricana, ha fatto il punto sulla situazione generale del suo paese.

-La crisi attuale –ha spiegato- è la conseguenza delle crisi precedenti, a partire dall’imperatore Bokassa e dei vari colpi di stato. In queste numerose crisi, la popolazione ha sofferto molto la povertà, tante persone hanno dovuto lasciare la casa e il villaggio, sono scappati nella foresta e dormono per terra, i giovani non hanno futuro… Ognuno cerca solo di sopravvivere anche rubando e uccidendo, c’è violenza, morte, vendetta, tanto che, per avere un bene, è diventato normale usare le armi. Non è facile fermare tutto questo. Oggi tutto il mondo è tormentato dal male, dalla violenza, anche se ci sono molte persone che si dedicano alla pace e all’aiuto degli altri.  Bisogna prendere coscienza che chi uccide sbaglia, e potrebbe, in seguito, essere lui stesso la vittima. L’educazione è il primo passo per la pace e lo sviluppo. Ma il 60-70% di bambini non vanno a scuola, anche perché non potevano uscire per strada a causa delle violenze. La scuola cattolica si è mobilitata per aiutare tutti i bambini ad andare a scuola.-

In Centro Africa, infatti, ci sono parecchi missionari cristiani e, da tempo, l’Associazione onlus “Savona nel cuore dell’Africa”, sostiene dei progetti soprattutto riguardanti la sanità e l’educazione in vari paesi, tra cui, appunto, la Repubblica Centrafricana (http://www.savonanelcuoredellafrica.org/realizzati.html)

All’incontro era presente anche Bolivie Wakam Toupi, un giovane studente, che ha mostrato sulla cartina geografica i sei stati dell’Africa centrale di cui la Repubblica Centrafricana è il più ricco di risorse ma con il livello di vita più misero. La riflessione da fare, come altrove nel mondo, è chiedersi chi sia dietro tutto questo. Chi ha interesse a tenere un paese ricco in una situazione di totale instabilità? Tra l’altro, non c’è nessun luogo in Africa dove vengano fabbricate delle armi. Eppure, ci sono armi (e guerre, lotte, violenze) dappertutto. Chi le fornisce?

–Noi giovani africani, – sostiene Bolivie- che abbiamo avuto la fortuna di studiare in Europa, America, Cina, dobbiamo fare una rivoluzione pacifica. Dobbiamo tornare al nostro paese e puntare sull’economia. In Africa c’è la possibilità di praticare l’agricoltura, c’è la terra e, per il clima, si possono avere tre raccolti all’anno.-

Bolivie collabora con l’ingegner Giampiero Suetta che fornisce e installa, da tempo, in Africa, centrali di pannelli solari che servono a far funzionare le strutture mediche oltre che a reperire l’acqua.

Qui, a Savona, il giovane è sempre disponibile ad andare a parlare nelle scuole con gli studenti: ascoltare le sue speranze e i suoi sogni può dare speranza e sogni anche ai nostri ragazzi. Per invitarlo, basta chiamare Patrizia Cattaneo, responsabile scuola di “Savona nel cuore dell’Africa”, cell. 3492637328.
(Renata Rusca Zargar)



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