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Imperia. Successo per il libro di Giorgio Amico “Guy Debord e la società spettacolare di massa”

Imperia. Il 28 luglio 1957 a Coscio d’Arroscia veniva fondata l’Internazionale Situazionista, un movimento artistico e culturale che si caratterizzò ben presto come un’avanguardia direttamente politica, impegnata in una critica radicale della società contemporanea, nella quale concetti come alienazione, mercificazione, sfruttamento, deriva consumistica non vivono più nella società capitalista analizzata da Marx, ma piuttosto nel “regno liquido e cromatico” dello spettacolo, un mondo in cui i rapporti sociali e personali sono scanditi da video e la facoltà di immaginare è schiava dello spettacolo collettivo, un mondo in sostanza privo di autonomia.

Di questo movimento eclettico, fantasioso, provocatore – “forse l’unica vera avanguardia del Novecento”, come è stato definito -, che ebbe breve vita ma le cui idee sopravvissero al suo scioglimento nel 1972, e di colui che fu uno dei fondatori nonché il suo esponente più noto, Guy Debord, ci ha parlato qualche giorno fa Giorgio Amico, presentando, presso il Circolo ARCI “Guernica”, Imperia P.M. il suo libro “Guy Debord e la società spettacolare di massa” (ed. Massari 2017), su cui si allega una interessante nota informativa.

Guy Debord e la società spettacolare di massa (ed. Massari 2017) rappresenta una novità assoluta per il mercato editoriale italiano. Si tratta infatti della prima biografia complessiva di Guy Debord, su cui finora nel nostro paese erano usciti studi (anche molto importanti, ma parziali) soprattutto sul cinema. Il libro, di 320 pagine corredate da una ricca rassegna di immagini, ricostruisce dettagliatamente la vita dell’intellettuale francese, evidenziandone le origini italiane (da parte della madre), l’infanzia difficile, gli studi liceali a Cannes nel primo dopoguerra, fino all’incontro nel 1950 con le avanguardie artistiche parigine ed in particolare con i lettristi di Isidore Isou.

La ricerca, fondata sullo spoglio minuzioso degli 8 volumi della Corrispondenza, ricostruisce la fitta rete di relazioni che il giovane Debord costruisce a partire dal suo arrivo a Parigi nel 1951. In modo dettagliato si racconta dell’adesione convinta al movimento lettrista, dei primi esperimenti cinematografici (il famoso film senza immagini che tanto scandalizzò i critici, suscitando polemiche e risse, tanto che ne vennero immediatamente vietate le proiezioni), fino allo scandaloso attacco a Charlie Chaplin e alla nascita di un nuovo movimento politico/artistico: l’Internazionale lettrista.

È a partire da questo momento che l’interesse di Debord si fissa sull’Italia dove ad Alba opera il Laboratorio sperimentale di Pinot Gallizio e Piero Simondo e ad Albisola il MIBI di Asger Jorn, già surrealista dissindente animatore nel dopoguerra del gruppo CoBrA. Proprio dall’incontro fortuito nel 1954 fra Debord e Jorn ha inizio il percorso che conduce in tre anni alla Conferenza di Cosio, alla fusione fra l’Internazionale lettrista e il MIBI (con l’aggiunta dell’effimero Comitato psicogeografico di Londra dell’inglese Ralph Rumney) e alla nascita dell’Internazionale situazionista.

Obiettivo di Debord non è rivoluzionare l’arte, ma la vita. Fin da subito l’IS si divide fra artisti e politici, fautori di una rapida trasformazione del movimento in una organizzazione esclusivamente politica. Decisivi saranno gli anni fra il 1957 e il 1962 contrassegnati interamente dal contrasto fra Debord e gli artisti che ad uno ad uno vengono espulsi (come Simondo e Gallizio) o costretti ad allontanarsi (come Jorn). Non estranea a questa progressiva radicalizzazione dei situazionisti è la militanza di Debord nel gruppo operaista francese Pouvoir Ouvrier emanazione della rivista Socialisme ou barbarie. Una pagina poco conosciuta che il libro  ora ricostruisce nei dettagli, dagli scontri di piazza per l’Algeria indipendente alla partecipazione in Belgio ai picchetti del grande sciopero dei metallurgici del 1961. Una storia mai raccontata in Italia, dove è prevalsa una narrazione solo intellettuale dei percorsi di Debord.

Dal 1962 un’Internazionale situazionista sempre più impegnata sul tema del potere dei consigli operai (centrale il mito della grande rivolta antiburocratica ungherese del 1956) lancia campagne in tutta Europa contro i piani di guerra della Nato e subisce per questo attentati da parte dell’estrema destra, mentre entra nel mirino dei servizi di sicurezza francesi e non solo. E poi lo scandalo di Strasburgo che di fatto apre la stagione del ’68, la notte delle barricate nel quartiere Latino che vedono i situazionisti protagonisti assoluti degli scontri e delle assemblee. È il momento del trionfo, ma anche l’inizio del declino dell’IS che nel 1972 si scioglie tristemente dopo tre anni di polemiche, soprattutto per il rifiuto di Debord di un “situazionismo” di maniera diventato moda giovanile diffusa. Nel libro si ricordano le feroci invettive debordiane contro i “Pro-situs”, i seguaci di un situazionismo di massa diventato moda salottiera.

L’ultima parte del volume ricostruisce sulla base di uno spoglio minuzioso della Corrispondenza il progressivo distacco di Debord dalla politica, il lento ripiegarsi su se stesso (conseguenza anche di una salute compromessa da decenni di eccessi alcolici), la fuga da Parigi, il rifugiarsi nell’eremo di Champot in un antico casolare in pietra che, scrive Debord, «sembrava aprirsi direttamente sulla Via Lattea». Sono gli anni del silenzio, della riflessione, ma non del pentimento. “Il leopardo muore con le sue macchie” risponde sarcastico Debord al medico che lo invita a smettere di bere. Fino a quel colpo di fucile al cuore, proprio come tanti anni prima Hemingway, che la notte del 30 novembre 1994 chiude a 63 anni la vita di Guy Louis Marie Vincent Ernest Debord nato alle cinque del pomeriggio del 28 dicembre 1931 da Paulette Rossi in una casa del 19° arrondissement a Parigi.
(Francesco Mulè)


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