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Imperia, grande successo di Boris anche al cinema

Imperia. Al Cinema Centrale di Imperia, un vero gioiello architettonico, con bar, giardino, ingresso anni Trenta, non c’era l’assalto, ma un discreto pubblico che all’uscita era contento, divertito, sereno. Il film di Luca Vendruscolo, Mattia Torre e Giacomo Ciarrapico, con il famoso pesciolino Boris è piaciuto.

Gli appassionati della serie televisiva sperano che questo film non rappresenti, come pare, il congedo finale da parte della Banda Ferretti. In “Boris il film” gli innumerevoli fans di questa indovinatissima serie triennale sul mondo della fiction televisiva infatti hanno ritrovato i loro beniamini impegnati questa volta su dei set cinematografici. Si racconta il tentativo del regista Renè Ferretti (Francesco Pannofino) che, dopo aver fatto tanta brutta televisione, tenta la realizzazione di un film d’autore. Si tratta della trasposizione cinematografica del saggio di denuncia “La Casta”, una occasione ideale per provare il cinema colto, serio e di denuncia. Per questa nuova avventura Renè vorrebbe tagliare i ponti con il suo vecchio gruppo di lavoro: “Con voi ho condiviso 15 anni di progetti e di lavoro. Ma non condivideremo questo progetto” – dice Ferretti ai suoi ragazzi sgomenti.  Così la nuova avventura sembra l’occasione per descrivere finalmente con occhio critico i difetti del paese, la corruzione, gli sprechi, gli scandali ed i privilegi. Ma il mondo del cinema, soprattutto quello colto, sembra essere un microcosmo molto chiuso e pieno di pregiudizi e convenzioni contro le quali Renè inevitabilmente si scontra ed alla fine amaramente ammette: “Non si esce dalla televisione, è come la mafia, non se ne esce se non morti”. Ma è nella scena in cui Lopez (Antonio Catania) immagina il destino di René qualora lo abbandonasse per passare alla concorrenza e, dopo avergli fatto chiudere gli occhi, gli riappare davanti uguale identico a pochi secondi prima esclamando: “Eccola la concorrenza!”, che il film si rivela maggiormente. Nella terribile verità di quello “sketch” ci sono, infatti, sia un’indicazione di tono, cinico, dissacrante, spoetizzante, sia l’indicazione sulla natura dell’umorismo in gioco -Si ride per non piangere- sia la lucidità e la schiettezza di sguardo e parola rispetto all’argomento trattato, vale a dire lo stile, che fanno di Boris la prima vera serie televisiva italiana di qualità. Alla fine, ancora una volta, Renè dovrà realizzare la solita  “monnezza”, trasformando “La Casta” in una sorta di commedia comica- cinepanettonica di successo, esattamente l’opposto di quello per cui erano nati in origine il libro e la sceneggiatura. E per realizzare il progetto richiamerà tutto il suo gruppo Arianna (Caterina Guzzanti), Stanis La Rochelle (Pietro Sermonti), Alessandro (Alessandro Tiberi), Biascica (Paolo Calabresi), Itala (Roberta Fiorentini) , Duccio (Antonino Bruschetta),  e Lorenzo (Carlo Luca De Ruggieri). Naturalmente ancora una volta, visto il pubblico, il degrado culturale e morale del Paese, il film (“Una monnezza”) sarà un successo. ”Boris il film” è riuscito, ben congegnato, consigliabile a tutti. Per chi invece già conosceva almeno qualcuno degli episodi delle tre riuscitissime serie televisive, si tratta di un grande ritorno, nella speranza che non rappresenti la fine di un ciclo, ma l’inizio di una nuova serie.
 (Claudio Almanzi)

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